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Data: 20/10/2006
Testata giornalistica: L'Unit
Autostrade-Abertis, ricorso al Tar contro il no alla fusione

Adesso si pronunci il Tar. La società Autostrade, la controllata Autostrade per l´Italia e la spagnola Abertis hanno annunciato il ricorso al Tar del Lazio contro lo stop dell´ Anas, la società che gestisce la rete autostradale, che il 5 agosto scorso bloccò la fusione fra le due aziende. Il ricorso al Tar arriva all´indomani della notizia degli accertamenti da parte della Comunità europea sul comportamento del governo di Roma e dell´Anas, che secondo Bruxelles, potrebbero aver violato alcune norme comunitarie.

Si tratterebbe in particolare dell´articolo 21 del regolamento, quello cioè relativo alle fusioni comunitarie, materia di esclusiva competenza della Comunità europea. L´Anas e il governo italiano non solo potrebbero non aver rispettato le competenze Ue, ma avrebbero addotto motivazioni ingiustificate contro l´operazione, già autorizzata dalla stessa Ue. Una nota di Autostrade e una fonte madrilena hanno annunciato che questa azione al tribunale amministrativo rappresenta il primo passo legale contro l'opposizione del governo italiano. Abertis informa che continuerà a negoziare con Roma per arrivare ad una soluzione condivisa.

Autostrade chiede inoltre «l'annullamento del provvedimento col quale Anas ha negato l'autorizzazione alla fusione» e chiarisce di voler chiedere anche l'annullamento «dei relativi atti presupposti, connessi e conseguenti». Sembra evidente che lo scopo del ricorso sia quello di azzerare tutti gli atti formali del governo contrari alla fusione, invocando la legge che impediva ad Autostrade di avere soci costruttori (per oltre il 5%), nel capitale della concessionaria. Per questo si chiede l'annullamento anche degli atti che hanno determinato il no dell'Anas, ovvero la nota del 4 agosto dei ministeri di Infrastrutture ed Economia all'Anas, in cui si dava un giudizio negativo sull´operazione.

Ma sono da annullare, secondo Autostrade, anche le conseguenze di quel provvedimento, come la lettera ricevuta qualche giorno fa da Autostrade in cui Anas informava che quel vincolo sui costruttori era decaduto e quindi poteva essere inoltrata una nuova domanda. La linea di Autostrade è chiaramente quella di voler considerare ancora valida la domanda di autorizzazione alla fusione, fatta a fine luglio, per non dover inoltrare una nuova richiesta che rischia di far accettare alla società le nuove regole sulle concessionarie che invece considera fortemente penalizzanti.

Il governo, che dopo la sentenza preliminare dell´Ue, ha deciso di correre ai ripari, ha fatto sparire il tetto del 5%, per i soci costruttori nel capitale delle stesse società concessionarie (che tuttavia non era nel mirino degli accertamenti Ue) ma ha inserito nuovi vincoli sugli appalti e sulle concessioni.

Il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, ha annunciato che «tutte le opere devono essere effettuate per gara pubblica e i bandi vistati dall´Anas». Decisione questa, che non è piaciuta a Fabrizio Palenzona, ormai ex presidente dell´Aiscat, l´associazione delle concessionarie autostradali, che si è dimesso in polemica col ministro Di Pietro. «È in corso una nazionalizzazione strisciante delle autostrade» ha denunciato Palenzona che lamenta anche una mancanza di dialogo con l´esecutivo.

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