La maggioranza nega, centrosinistra e precari attaccano: una sveltina
L'AQUILA. Ha provocato uno scontro politico a tutto campo e tanta confusione l'approvazione nel consiglio regionale di martedì, dell'emendamento alla variazione di bilancio con il quale si attivano le selezioni per l'assunzione con contratto a tempo determinato di precari che al 28 settembre 2007 avevano tre anni di militanza negli enti pubblici.
Per le opposizioni di centrosinistra e i sindacati Cgil ed Uil (che minacciano ricorsi), la legge coinvolge anche i portaborse, cioè il personale a tempo determinato dei gruppi politici; la maggioranza di centrodestra, con il capogruppo Gianfranco Giuliante e l'assessore al personale Federica Carpineta, nega questa interpretazione.
Rabbia e disapprovazione per una folta rappresentanza dei circa 160 co.co.co. della Giunta regionale, da tempo in mobilitazione, per i quali il provvedimento è una beffa perché non stabilizza ma propone posti a tempo determinato per un massimo di tre anni.
Dal quadro che si è delineato, emerge un pastrocchio che non risolve in nessun modo il problema del precariato sul tappeto da almeno due consigliature: infatti, le persone in possesso dei requisiti e quindi stabilizzabili negli anni scorsi in riferimento ai co.co.co. della Giunta regionale una sessantina su 160 hanno la prospettiva al massimo di tre anni di contratto e poi un concorso tutto da vedere. E per chi non ha i requisiti non ci sono prospettive se non la proroga del co.co.co. Inoltre, il percorso già si presta a impugnative visto che la legge vieta la stabilizzazione del personale politico e non c'è copertura finanziaria. Ma il nodo centrale rimane l'allargamento della base degli aventi diritto, anche ai portaborse. L'emendamento del centrodestra parla di procedure selettive «per coloro che abbiano maturato presso gli uffici dell'amministrazione regionale o di un ente ad essa strumentale un triennio, anche non continuativo, di impiego con contratto co.co.co. o a tempo determinato nei cinque anni anteriori alla data del 28 settembre 2007». Su questo punto ecco l'emendamento del Pd: «La Giunta Regionale è autorizzata ad attivare una procedura selettiva per l'assunzione di lavoratori a tempo determinato, riservando una quota non inferiore al 60 per cento del totale dei posti programmati ai soggetti con i quali la Regione o un ente ad essa strumentale ha stipulato uno o più contratti di collaborazione coordinata e continuativa, esclusi gli incarichi di nomina politica, per la durata complessiva di almeno tre anni raggiunta alla data del 28 settembre 2007». Il Pd che con il capogruppo, Camillo D'Alessandro, ha attaccato l'assessore, si chiede perché la maggioranza abbia cancellato proprio la parte relativa al personale politico. «Cambiano i registi, ma il copione è sempre lo stesso», tuonano i precari della Giunta, «barattare il posto di lavoro di professionisti-precari con una manciata di portaborse ai quali è stato promesso un impiego durante la campagna elettorale».
Secondo il capogruppo Pd Giuliante, «è fuori luogo e privo di fondamento il richiamo all'ipotesi, inopinatamente e maldestramente avanzata dall'opposizione, della stabilizzazione degli staff politici». Per il segretario regionale della Uil Funzione Pubblica, Fabio Frullo, nel percorso concordato non si è mai parlato di portaborse, per quello della Cgil, Carmine Ranieri, «il provvedimento di fatto consente al personale delle segreterie politiche, assunte per intuitu personae, di beneficiare dei vantaggi della norma che crea evidenti problemi di legittimità e opportunità».
«Nessun atto sul personale dei gruppi»
L'assessore Carpineta: blitz della maggioranza? No, norma prevista
Se dovesse esser necessario verrà presentato ed approvato subito un provvedimento di legge chiarificatore
L'AQUILA. «La deliberazione del consiglio regionale in materia di precari non fa altro che confermare la linea dell'assessorato e del governo regionale». Lo afferma l'assessore al Personale, Federica Carpineta, all'indomani della votazione in consiglio regionale, non senza attimi di tensione e polemiche, della legge di variazione di bilancio che disciplina la situazione del personale precario della Regione (circa 160 impiegati).
Un vero e proprio blitz della maggioranza, l'ha definito il centrosinistra. «La legge», ribatte l'assessore, «non fa altro che indicare quello che la giunta sta cercando di fare: predisporre atti amministrativi per arrivare a bandire concorsi pubblici, a tempo determinato ed indeterminato, che prevedano la tutela del lavoro flessibile attraverso la valorizzazione delle esperienze maturate in regione nei limiti e nelle modalità previste dalla legge».
La Carpineta chiarisce poi un aspetto importante della norma votata martedì che, secondo le interpretazioni delle opposizioni, è valida anche per i co.co.co. della giunta regionale, i cosiddetti portaborse. «Va precisato», sottolinea l'assessore, «che non è stata prevista alcuna stabilizzazione del personale impiegato nei gruppi consiliari e nelle segreterie politiche. Non è prevista, anzi è espressamente esclusa da una consolidata legislazione. Nella Regione non ci sarà. Se dovesse esser necessario, verrà presentato ed approvato subito un provvedimento di legge chiarificatore. Ma di questo, ovviamente si occuperà il consiglio».
Dopo questo passaggio, aggiunge l'assessore, «attendo gli atti amministrativi che verranno predisposti ed approvati dalla giunta regionale per dare soluzione ad un problema che, giova ripeterlo, deve tener conto di tre aspetti: la vicenda personale dei lavoratori flessibili, le attese dei giovani in cerca di occupazione, l'interesse della nostra comunità regionale di avere una macchina amministrativa preparata ed efficiente».
Affrontato l'aspetto tecnico-legislativo, l'assessore chiarisce anche la posizione politica. «Il testo presentato in consiglio», sottolinea, «non è stato affatto copiato da quello elaborato dal Pd. Il testo è stato completamente rielaborato, seguendo le indicazioni legislative vigenti, tenendo a base quello che era stato elaborato nel corso dell'incontro con i sindacati, al quale fattivamente hanno partecipato i rappresentanti dei gruppi consiliari di Pdl e Pd. Questo testimonia che è stato fatto un percorso costruttivo per arrivare a soluzioni chiare e non soggette ad impugnazioni, in quanto nessun dirigente, tra l'altro, avrebbe mai messo mano a propri provvedimenti sapendo che sarebbero stati basati su una legge, quale quella pensata dal Pd, impugnabile. Senza quel percorso avremmo forse avuto un testo di legge da spendere per propaganda, ma nessun atto concreto e duraturo: quindi una beffa. Ecco perché», conclude Federica Carpineta, «ritengo sia inaccettabile la polemica sollevata da chi, come il capogruppo del pd Camillo D'Alessandro, a quel percorso, positivo e costruttivo, ha partecipato».