Il Pd abbandona la commissione: assemblea regionale esautorata
PESCARA - Carta straccia quell'ordine del giorno finito nel cestino dei retropensieri, da rottamare il consiglio regionale che parla parla e si accapiglia ma tanto non conta niente, e chi se ne infischia del partito che l'aveva messo con le spalle al muro e inchiodato a quell'impegno, tanto poi lui fa come vuole. Il commissario alla sanità Gianni Chiodi finisce nel tritacarne dell'orgoglio regionale, tutti infuriati i consiglieri che il 28 luglio scorso si fecero un sol uomo per votare l'ordine del giorno che imponeva a Chiodi di «istituire un tavolo di coordinamento con i sindaci e i presidenti di Provincia» sulla sanità. Perchè tutte le decisioni i tagli gli accorpamenti venissero concordati con i territori. Ma Chiodi fa orecchie da mercante, e già quel giorno d'estate avrà alzato le spalle, chiseneimporta del consiglio regionale e del coordinamento Pdl che pochi giorni prima lo aveva messo all'angolo: il nuovo piano con il taglio dei primari lo fa lui punto e basta. E così è stato: il piano è passato sopra le teste di tutti scatenando un putiferio. Sospiri sventola l'ordine del giorno, minaccia rappresaglie, intima a Chiodi di aprire il dossier "Pescara" che gli ha messo sul tavolo già da parecchio tempo. «Che ci stiamo a fare se non ci dice neppure come cambiano gli ospedali, io sono consigliere regionale ma anche presidente della più grande federazione Pdl della regione». Chiodi li ha presi tutti per il naso, quei 217 tagli alle unità operative sono stati concordati al massimo con la Baraldi, dei consiglieri o dei coordinatori Pdl, il commissario se ne è infischiato alla grande. «Eppure - spiega Sospiri - l'odg lo diceva chiaramente: "Il consiglio impegna il presidente nella sua veste di commissario alla Sanità a istituire formalmente tavoli di coordinamento sulla sanità"». Inadempiente Chiodi, ribadisce Sospiri, non Venturoni. Per questo il capogruppo Gianfranco Giuliante si affretta a convocare il gruppo per lunedì pomeriggio alle 15 mettendo al primo punto proprio la "sanità" e convocando Chiodi che non sia mai gli passasse per la testa di dare buca un'altra volta. Dopo si parlerà pure di rimpasto perchè a quell'ora dovrebbe essere arrivata anche la decisione del riesame su Lanfranco Venturoni.
Ma è un momentaccio questo qua per il Pdl. Ci sono le inchieste che gravitano sugli assessori, c'è la nube futurista su Roma e l'Abruzzo: il Pdl si chiude a riccio, non si sa mai. E Fabrizio Di Stefano vice coordinatore Pdl, il primo a esigere a luglio scorso la corazza per Chiodi, ora scarica su Venturoni: «L'impegno era stato assegnato all'assessore, l'arresto gli ha impedito di onorarlo. Quel piano e quei tagli sono da intendersi come una proposta, che può ancora essere corretta. Certo, il confronto avrebbe dovuto essere preventivo». Assolto Chiodi, almeno ufficialmente. Ma non dal Pd che ieri mattina abbandona la commissione Sanità per protestare contro i metodi di Chiodi. «Il documento - dicono Claudio Ruffini, Giovanni D'Amico e Marinella Sclocco - mai sottoposto all'attenzione del Consiglio, è un'ulteriore dimostrazione di come l'assemblea regionale sia stata esautorata». E mentre l'opposizione abbandona, Chiodi resta zitto. Al suo posto come da alcuni giorni, parla uno dei due assessori-difensori di fiducia («Bene sta facendo il presidente») che sarà un caso sono in corsa per la stessa poltrona, uno ce l'ha ma rischia l'altro la vorrebbe: cioè Castiglione e Febbo. Il più fedele il più ligio il più obbediente vincerà. Cosa? La vice presidenza, naturalmente.