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Pescara, 18/06/2026
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11/11/2010
Il Centro
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«Investimenti, solo parole» Legnini: mobilitazione su Fas, masterplan, siti industriali |
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Legnini attacca la politica regionale: si muovano i deputati di centrodestra PESCARA. «I dati sulla crisi abruzzese sono drammatici. Ciascuno si assuma le proprie responsabilità: noi lo faremo. Lo faccia anche Chiodi smettendola di celebrare successi inesistenti. Se non ci sarà una mobilitazione generale delle categorie e di tutte le forze politiche, temo che le promesse del presidente della Regione rimarranno solo parole». A parlare è il senatore abruzzese del Pd Giovanni Legnini a ridosso dei dati pubblicati da Confindustria. «Gli industriali hanno invocato l'intervento del governo nazionale», dice Legnini, «prima ancora tutte le associazioni imprenditoriali e sindacali nel documento di alcuni giorni fa avevano proposto l'apertura di una "vertenza Abruzzo" a Roma per ottenere risposte concrete sui troppi dossier aperti e mai chiusi per ragioni non sempre comprensibili: è un preciso dovere di tutta la classe politica regionale, di maggioranza e di opposizione, mobilitarsi a tutti i livelli per raccogliere le grida di dolore e le proposte dei lavoratori e delle imprese». La situazione è dunque allarmante, rileva il senatore del Pd, e non bastano più le parole. «L'accordo di programma quadro sulle infrastrutture firmato da Chiodi con il governo agli inizi del 2009 è rimasto sulla carta. Neppure un euro stanziato, nessun riscontro di priorità, neanche sulla pedemontana Abruzzo-Marche, è contenuto nell'allegato infrastrutture approvato in parlamento poche settimane fa. Se si vogliono ottenere risorse per le infrastrutture, occorre modificare nettamente gli orientamenti sulle priorità del governo Berlusconi e agire in parlamento con il sostegno di tutti i parlamentari. Noi» dice Legnini «siamo disponibili, purché i parlamentari di centrodestra non si comportino come avvenne quando il governo tolse all'Abruzzo circa 500 milioni già stanziati dal governo Prodi». Quanto ai fondi Fas, «dopo essere stati stanziati dal 2007 sempre dal governo di centrosinistra, sono ancora bloccati: si cambi il programma di utilizzo, come noi abbiamo proposto da mesi, concentrando la spesa su pochi obiettivi strategici (automotive, made in Italy, edilizia sostenibile, poche infrastrutture e riduzione Irap per le nuove imprese)». «Il masterplan», agfgiunge il senatore «propagandato come la nuova frontiera dello sviluppo abruzzese, giace nei cassetti del ministero dello sviluppo economico. Se non si cambia la legge sul terremoto, i fondi con essa stanziati molto difficilmente potranno essere destinati allo sviluppo». Altro problema aperto è la zona franca urbana dell'Aquila, «che abbiamo conquistato con un emendamento da noi proposto e sostenuto da tutti, partirà solo se il moribondo governo Berlusconi la farà partire. Lo stesso vale per la Zfu di Pescara». Così come dipende dal governo, conclude Legnini, «la bonifica delle aree industriali dismesse sulle quali insediare nuove imprese, in primis Bussi e l'ex Burgo di Chieti».
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