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Pescara, 18/06/2026
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Data: 12/11/2010
Testata giornalistica: La Gazzetta del Mezzogiorno
Tagli di Stato ai trasporti, la Puglia aumenterà le tariffe. Rincari del 56% con una possibile riduzione dei trasferimenti del 30%. E gli utenti perderebbero 21 milioni di chilometri di prestazioni

BARI - I trasporti locali rischiano il collasso a causa dei minori o mancati trasferimenti dello Stato per il 2011 e 2012. La Regione si prepara ed elabora simulazioni per approntare possibili soluzioni. «Benché - ammette l'assessore Guglielmo Minervini in conferenza stampa - si navighi al buio». I dati provvisori, tuttavia, sono allarmanti. La «migliore delle ipotesi» comporta una decurtazione del 30% dei trasferimenti statali, con ricadute pesanti su tariffe, servizi e livelli occupazionali delle aziende di trasporto. La peggiore - ed è impressionante - è che venga a mancare l'intero trasferimento fin qui assicurato: circa 308 milioni all'anno (che assieme agli incassi da tariffe porta lo stanziamento regionale a 395). Qui niente simulazioni: sarebbe il collasso. «È il caso di dire che ci attaccheremmo al tram», dice scorato l'assessore con una battuta. La manovra del governo, spiega Minervini, taglia di 4,5 miliardi i trasferimenti destinati alle Regioni per le materie relative al federalismo amministrativo. Tra queste figura il trasporto pubblico locale, cui viene sottratta la cifra complessiva di 1.477 milioni. La Conferenza delle Regioni sta cercando di «strappare un miliardo al governo». Insomma sta provando ad alleggerire il taglio. Se così fosse (ed è la prospettiva migliore) la decurtazione per le Regioni sarebbe pari a circa il 30%. «Il nostro rimedio - spiega Minervini - consiste nell'azionare tre possibili leve: l'aumento delle tariffe, la riduzione dei servizi per i cittadini, la diminuzione degli occupati nel settore». Per compensare le perdite (si veda lo schema della simulazione nella grafica, ipotesi C) si dovrebbe tagliare 21 milioni di chilometri di prestazioni. Si lascerebbero a terra 168mila pendolari. Oppure, in alternativa, aumentare le tariffe del 56%. Ovvero licenziare quasi duemila dipendenti delle aziende di trasporto. Naturalmente, ad adoperare contemporaneamente tutte e tre le leve, l'effetto sarebbe minore per ciascuno dei tre rimedi considerati. Ma ciò non cambierebbe la gravità del problema. La Regione ha approntato anche la simulazione relativa a un possibile taglio del 10 o del 20% (si veda grafica). Ma è un esercizio soltanto aritmetico, visto che sarà impossibile scendere al di sotto del 30 per cento. Più importante, invece, è un'altra circostanza segnalata da Minervini: fino a un taglio del 15% (la «soglia di tollerabilità»), la Regione sarebbe in grado di prevedere rimedi non gravosi: riorganizzare le corse, prevedere diverse soppressioni, stabilire la rinuncia al turn-over e agli straordinari per i lavoratori. In questo caso, forse, si potrebbe perfino rinunciare ad aumentare le tariffe. Minervini, intanto, si prepara. E per la prossima settimana chiede di incontrare i sindacati delle società di trasporto. Intanto, non rinuncia a tenere sotto controllo Trenitalia. Ieri ha viaggiato, con due ispettori regionali, sul Brindisi-Bari delle 7,35. Ha rilevato alcune inadempienze: problemi igienici in qualche bagno, porte difettose e il servizio di annuncio sonoro non funzionante in tutte le 5 carrozze del treno (che rispetto a una precedente contestazione sono state ripristinate). Per Trenitalia nuove sanzioni in arrivo.

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