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Pescara, 18/06/2026
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Data: 12/11/2010
Testata giornalistica: La Repubblica
Tagli ai trasporti - «Sarà un disastro». 2000 dipendenti dei trasporti rischiano

L'allarme di Minervini: "Tariffe più care" I presidenti delle Province: "Pronti a manifestare e a rimettere la delega alla Regione"

«E' PEGGIO di quello che temevamo» racconta l'assessore regionale ai Trasporti, Guglielmo Minervini. I tagli della Finanziaria «ci costringeranno a gestire un dramma». All'Agenzia della mobilità calcolano che dall'1 gennaio 2011, duemila dei novemila dipendenti targati Tpl- trasporto pubblico locale -rischiano di essere licenziati; quanto alle tariffe per imbarcarsia bordo di un treno o per prendere l'autobus, aumenteranno del 60 per cento. Tutto questo perché il ministro dell'Economia abbatterebbe le entrate pugliesi del 30 per cento: significa non avere in cassa qualcosa come 120 milioni di euro. Le conseguenze sarebbero devastanti: circa 170mila dei 260mila viaggiatori che ogni giorno usano i mezzi pubblici soprattutto per andare a lavorare, resterebbero a terra. Perché le corse di convogli ferroviari e bus verrebbero inevitabilmente quanto drasticamente ridotte. Come stanno le cose il guaio peggiore, scuote la testa Minervini, è che «navighiamo nel buio». Sì, perché fra meno di due mesi il 2010 va in cantina, ma dal ministero Berlusconi ancora non fanno conoscere quanti soldi finiranno nel forziere di Lungomare Nazario Sauro. L'ideale, si fa per dire, è che la scure falci al massimo il 15 per cento delle risorse. In un caso del genere, i novemila addetti manterrebbero tutti il posto di lavoro ancorché sarebbero destinati a guadagnare meno giacché, per esempio, sparirebbe la voce "straordinari", e il ritocco al prezzo dei biglietti non supererebbe il 10 per cento. Ma, sottolinea Minervini, che continua a scuotere la testa, «oltre il 15 per cento, il nostro sistema va in tilt». L'aria che tira è irrespirabile. Ieri l'assessore incontra Antonio Gabellone e Lillino Labianca, rappresentanti delle sei amministrazioni provinciali. Era stato il presidente dell'Upi, Francesco Schittulli, ad insistere per un faccia a faccia con il titolare dei Trasporti perché «gli oneri che annualmente derivano dalla rivalutazione dei servizi minimi non possono essere posti a carico dei bilanci delle Province». Tuttavia, per Minervini, pagare i debiti «è impossibile» visto che dallo Stato arrivano quattrini con il contagocce. Il primo effetto della cinghia stretta predicata dal ministro Giulio Tremonti? L'Upi garantirà «esclusivamente i servizi minimi». Per recuperare il denaro che non c'è, inoltre, ricorrerà alla magistratura. Così come, precisano Labianca e Gabellone, «siamo prontia manifestareea rimettere la delega nelle mani della Regione». Sta per scoppiare una guerra fra poveri. A meno che da Roma, alla fine, non allarghino i cordoni della borsa. Nessuno, però, si illude. Minervini se la cava con una battuta: «Ci attacchiamo al tram, questa è la verità». (l. p.)

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