L'AQUILA. Dipendenti regionali sul piede di guerra. Duecento le firme raccolte contro la procedura concorsuale scelta dalla Regione per l'avanzamento di carriera. La petizione è stata consegnata ieri al presidente, Gianni Chiodi. I firmatari, tutti assunti a tempo indeterminato, contestano la stabilizzazione dei precari «avvenuta senza alcun corso-concorso».
«Tra il personale della giunta», si legge nella lettera, «vige un clima di sfiducia e malcontento. Riteniamo, infatti, che le attuali procedure di verticalizzazione non offrano una reale possibilità di crescita. Ci sentiamo "figli minori" rispetto ad altri colleghi».
Il riferimento è ai 464 posti che il Dgr 1175 del 4 dicembre 2008 aveva riservato alla verticalizzazione del personale. «Riteniamo», scrivono i dipendenti, «che l'aver scelto come metodo di selezione il concorso e non il corso-concorso non raggiunge l'obiettivo di riqualificare il personale. Ha senso utilizzare la forma concorsuale all'atto del reclutamento del personale dall'esterno, rispettando e applicando, all'ingresso del lavoratore nella pubblica amministrazione il principio di meritocrazia. Nel caso dei dipendenti regionali sarebbe stato più opportuno ipotizzare corsi di riqualificazione con prove selettive a quiz e risposta multipla. Non si può certo considerare corso di riqualificazione», proseguono i firmatari della petizione, «la due giorni organizzata a ridosso dei concorsi, senza suddividere i dipendenti secondo i profili professionali».
«Riteniamo», spiegano i dipendenti, «che la prova selettiva con quesiti a risposta multipla e la prova orale conclusiva delle procedure si sarebbero dovute sostenere solo sulle materie oggetto del corso. In altre occasioni, la Regione ha trovato soluzioni favorevoli per i dipendenti. Basti pensare alla stabilizzazione dei precari, avvenuta senza concorso, né corso-concorso interno: c'è chi non ha mai superato prove concorsuali neanche all'atto dell'accesso al pubblico impiego a tempo determinato poiché la selezione è avvenuta per soli titoli. In seguito a questo la Regione può vantare lavoratori che ricoprono incarichi dirigenziali senza mai aver superato la selezione per pubblico concorso. Al contrario, a noi dipendenti viene chiesto, di nuovo, di partecipare a un concorso pubblico a tutti gli effetti, in barba al principio di uguaglianza e imparzialità. Quello attuato dalla Regione è uno strano percorso di verticalizzazione, che riserva a pochi eletti la possibilità di crescita».