LANCIANO - Certo, non sarà molto grande piazza San Lorenzo, nel cuore del centro storico di Lanciano, ma ieri sera, durante il comizio di Pierluigi Bersani, a buttarvi un chicco di sale non sarebbe caduto a terra. Davvero un bagno di folla e tanto entusiasmo per il segretario nazionale del Partito democratico.
Prima della piazza, Bersani ha incontrato la stampa nella Sala Giunta del Comune. Per nulla innervosito per essere rimasto per cinque minuti bloccato in ascensore, il segretario del Pd ha toccato i più scottanti temi di attualità a livello nazionale, con alcune riflessioni riservate all'Abruzzo.
«Questa -sottolinea Bersani- era una regione che cresceva, che produceva Pil, attirava risorse e dava occupazione, tanto da staccarsi nettamente dal Sud. Adesso, invece, è in affanno, fa passi indietro. Certo, c'è la crisi, ma vedo che qui si paga più che altrove. Evidentemente la politica del centrodestra, regionale e nazionale, non ha saputo muovere le leve giuste. E d'altra parte, quando si ignorano proprio quelle medie e piccole imprese che sono sempre state la forza dell'Abruzzo, non si possono ottenere risultati confortanti».
E sulla gestione del post-terremoto dell'Aquila, Bersani dice: «Berlusconi, lo sapete, ha impostato tutto su una specie di miracolo mediatico, sui riflettori delle televisioni, e così quando c'è stato da gestire la ricostruzione sono venuti fuori dei limiti clamorosi. Perché non si è andati avanti con la politica dei passi consequenziali e concreti, non sono state studiate le prospettive, non sono state supportate le aziende che dovevano guidare la rinascita, con le conseguenze che oggi sono sotto gli occhi di tutti. Non sono io, ma sono i cittadini dell'Aquila, che ora contestano e dicono queste cose».
Sul piano nazionale, manco a dirlo, si parte da Berlusconi. «Siccome -dice Bersani- non è entrata in vigore la Costituzione di Arcore, ma c'è ancora quella italiana, Berlusconi dovrà andare al Colle a dimettersi, poi sarà il Capo della Stato a decidere cosa fare. Un Berlusconi bis? A parte il fatto che sarebbe un Berlusconi quater, si tratta di una ipotesi che non sta in piedi: Berlusconi per ora deve andare a casa e basta, poi si vedrà». Si dice che il Pd abbia paura di andare al voto. «Neanche per sogno. Noi responsabilmente, chiediamo un governo di transizione per fare alcune cose urgenti, ma se c'è da andare subito al voto, siamo pronti. Le cose urgenti da fare? Innanzitutto la riforma elettorale, poi l'occupazione giovanile e la riforma fiscale, ma come la vediamo noi, non secondo Bossi». Ma chi dovrebbe guidare questo Governo di transizione? «Questa è una scelta che spetta al capo dello Stato; certo abbiamo qualche idea a riguardo, ma siamo rispettosi delle prerogative del presidente Napolitano».