«A Marchionne dico che questo è un paese libero». Ed è scontro sullo Statuto
ROMA. Sulla Newco di Pomigliano - dove alla Fiom verrebbe negata di fatto l'attività sindacale - e sullo Statuto dei lavori del ministro Sacconi - che cancellerà quello dei lavoratori e, tra l'altro, l'articolo che impedisce il licenziamento senza giusta causa - si apre un nuovo scontro. La nuova società Fiat che dovrà prendere in gestione lo stabilimento di Pomigliano, sulla base dell'accordo separato firmato da Cisl-Uil con Marchionne, potrebbe essere dunque off-limits per la Fiom.
Nel progetto di Marchionne, rivelato da Repubblica, la newco non sarà associata a Confindustria e, dunque, ai lavoratori si potrà impedire di votare nelle elezioni per le Rsu i candidati della Fiom. Che pur presente in fabbrica non potrà presentarsi al voto perché non riconosce e si è opposta all'accordo. «Si scelgono i sindacati che piacciono all'azienda» commentano nella sede della Fiom di Corso Trieste. Ma Maurizio Landini segretario delle tute blu della Cgil non accetta una virgola del progetto e sferra un duro attacco alla Fiat accusata di «voler cancellare la presenza della Fiom dagli stabilimenti» dove risulta «in base ai voti ricevuti nelle elezioni delle Rsu il sindacato maggioritario». Secondo Landini «se ciò corrisponde al vero siamo di fronte ad un attacco senza precedenti al sistema democratico, di relazioni sindacali e costituzionali del nostro Paese». Si tratta, aggiunge, «di un sogno illusorio» se si pensa di uscire dalla crisi «cancellando i diritti di chi lavora, il contratto nazionale e la democrazia». La Fiom si augura che Cisl e Uil non si rendano «complici di un tale disegno della Fiat». E Susanna Camuso, segretaria generale della Cgil, osserva che «questo è un Paese libero» e che è impercorribile l'idea «di fabbriche snza la Cgil». E gli obiettivi di ripresa non si raggiungono «senza la Fiom».
Ma anche sullo Statuto dei lavori presentato dal ministro Sacconi che prevede la derogabilità dei contratti e degli accordi come regola, si apre uno scontro tra Cgil e governo e tra gli stessi sindacati. Sacconi ha presentato una bozza di delega sollecitando un «avviso comune» delle parti attorno alla sua idea di Statuto che manderà in soffitta quello dei lavoratori. Compreso l'articolo 18 che impedisce il licenziamento senza giusta causa. Il testo unico sul quale il governo chiede ampia delega, determinerebbe una «rimodulazione» dei diritti, territorio per territorio e azienda per azienda. Anche su questo tema la Camusso attacca: «Sacconi vuole cancellare l'articolo 18, è un'ingiustizia, un'idea di società insopportabile» perché «mette in discussione il principio dei diritti dei lavoratori». Ma gli altri sindacati confederali si schierano col governo: l'articolo 18 non c'entra, replica Giorgio Santini segretario confederale della Cisl, e la risposta «non può essere il fuoco di sbarramento».