ROMA La frenata era prevista è c'è stata un po' ovunque, ma in Italia i dati sull'andamento del Pil relativi al terzo trimestre dicono soprattutto che nel nostro Paese la crescita - in questa fase di timida risalita - è più lenta in confronto al resto del mondo. Da luglio a settembre il prodotto interno lordo è cresciuto dello 0,2 per cento rispetto al trimestre precedente e dell'1 per cento sullo stesso periodo del 2009. Si tratta dunque di un rallentamento rispetto alle percentuali del primo e del secondo trimestre, rispettivamente pari allo 0,4 e allo 0,5. In ogni caso, spiega l'Istat, la crescita acquisita è pari all'1 per cento: vuol dire che questo sarebbe il risultato finale dell'anno in caso di andamento piatto nel quarto trimestre.
Anche nell'area dell'euro il ritmo di crescita risulta praticamente dimezzato: +0,4 per cento dal +1 del secondo trimestre: sono comunque valori doppi rispetto a quelli del nostro Paese. E lo stessa proporzione è confermata nel confronto annuale: l'incremento nell'area euro è stato dell'1,9. Il dato medio però riflette andamenti differenziati: la Germania, pur se in forte frenata, può vantare un +0,7 per cento rispetto al secondo trimestre e un +3,9 per cento rispetto allo scorso anno. La Francia è sostanzialmente allineata sulla media di Eurolandia, mentre la Spagna è ferma, con la crescita trimestrale inchiodata a zero e la Grecia è ancora in territorio negativo.
Al di fuori dei confini dell'euro la Gran Bretagna fa segnare un +0,8 congiunturale e un +2,8 tendenziale, gli Stati Uniti rispettivamente 0,5 e 3,1 per cento.
I dati diffusi dall'Istat sono quelli preliminari, che non possono quindi essere analizzati nel dettaglio al di là della distinzione tra l'andamento positivo di industria e servizi e quello negativo dell'agricoltura. È però ragionevole ritenere che il prodotto interno lordo risenta negativamente del ristagno dei consumi delle famiglie, a fronte della discreta ripresa delle esportazioni.
Il passo non brillante della nostra economia si riflette anche, almeno in parte, nelle entrate tributarie. Ieri il ministero dell'Economia e la Banca d'Italia, che usano criteri contabili leggermente diversi, hanno diffuso i dati che arrivano al mese di settembre: si conferma la tendenza per cui al calo del gettito rispetto al 2009 corrisponde una ancora più marcata riduzione delle compensazioni di imposta operate dai contribuenti, a seguito delle norme molto più rigide introdotte dal governo.
In particolare, seguendo i numeri del ministero, risulta che le entrate tributarie del Bilancio dello Stato sono calate dell'1,7 per cento, principalmente a causa del venir meno di tributi una tantum in vigore lo scorso anno; sono positive l'Iva e l'Irpef, negativa l'Ires versata dalle società. Le compensazioni però sono diminuite addirittura del 27 per cento, in cifra assoluta di quasi 8 miliardi: così il saldo netto migliora dell'1,2 per cento, valore più o meno in linea con le previsioni.
E intanto continua a crescere il debito pubblico. Sempre a fine settembre ha toccato quota 1844,8 miliardi, con un lieve incremento rispetto ai 1.842,9 di agosto. In pratica è già stato superato il livello assoluto previsto per la fine dell'anno (1842,3 miliardi secondo le ultime stime del governo, che corrisponde al 118,5 per cento del Pil). Nei mesi di novembre e dicembre tuttavia il debito normalmente cala per effetto dei versamenti fiscali di fine anno.