Se non fosse un momento così grave si potrebbe dire che è stata la settimana della spina. Il Pd la vuole staccare al governo; il mondo dell'economia abruzzese chiede di inserirla a Chiodi, nella speranza che dia un segno di vitalità. Non dimostra certo di averla attaccata Berlusconi quando dice che all'Aquila e a Padova, - tra terremotati e alluvionati - non ha sentito i fischi.
Il feeling tra Berlusconi e gli italiani si è rotto. Non è più l'uomo che cammina sulle acque, ricostruisce città, crea milioni di posti di lavoro, trasforma mezzetacche e attricette in ministri. Elezioni sempre più vicine. Potrebbero essere un'opportunità. A patto che i partiti cambino la legge elettorale. Servono facce nuove e ritorno alla preferenza.
Mai come negli ultimi anni il peso dell'Abruzzo a Roma è stato nullo. Dai primi interventi all'Aquila, la ricostruzione (vedi Cicchetti), le leggi sull'ambiente, l'economia, e a tutte le altre cose, gli abruzzesi sono stati sempre costretti a chinare la testa.
Ecco perché l'Abruzzo dovrebbe dare una sterzata ai suoi parlamentari. Scegliere più esperti e personalità della società civile, candidati giovani, che esprimono professionalità, idee, voglia di futuro. Un mediocre consigliere regionale o un sindaco incapace perché dovrebbero sedere alla Camera se hanno già dimostrato di non essere all'altezza? Senza arrivare a Renzi e agli eccessi della rottamazione, un qualche incentivo al rinnovamento dovrebbe pur esserci.
Le elezioni potrebbero riaprire anche nuovi scenari alla Regione. Chi sa se il vento delle urne riesca a scuotere Chiodi, a fargli affrettare i tempi per sostituire subito i due assessori Stati e Venturoni, a mettersi attorno al tavolo con imprenditori e abruzzesi di buona volontà. Ogni giorno personaggi influenti esortano il presidente della Regione a lasciare in mani fidate l'impegno su terremoto e sanità. L'Abruzzo che lavora e produce ha fretta, la crisi è drammatica. Le inquietudini di Confindustria vanno prese sul serio. Invece tutto è fermo. «Pensare al Paese, e ai suoi problemi, non è più (e solo) un imperativo morale. È diventata una condizione di sopravvivenza civile», ha scritto Ostellino. Vale per l'Italia, vale per l'Abruzzo. Prima che la spina resti per sempre staccata.