Dal Quirinale era venuto nei giorni scorsi un richiamo alle forze politiche sulla delicatezza di questa fase. «Ringrazio il presidente della Repubblica che con il suo monito ha responsabilizzato di più il Parlamento verso questa materia» ha detto Vegas aggiungendo che il provvedimento è stato approvato «apportando le necessarie modifiche e mantenendo la solidità dei conti pubblici». Il viceministro si è poi augurato che il nuovo testo, che mette in campo risorse per 5,5 miliardi nel 2011, possa «contribuire al miglioramento dell'andamento economico».
Sul delicato tema dell'ecobonus, ossia la detrazione Irpef del 55 per cento per le ristrutturazioni orientate al risparmio energetico, Vegas ha voluto lasciare aperto uno spiraglio: «Il governo - ha spiegato - si riserva di definire una norma in materia, faremo una riflessione da qui all'aula per presentare un emendamento». Dal punto di vista del governo c'è molta cautela, vista anche la necessità di dare copertura alla misura in presenza di scarsissimi margini di bilancio. Il viceministro ha spiegato quindi di riservarsi di «fornire una documentazione sugli effettivi costi della misura e sugli effetti della norma».
Secondo una quantificazione dello stesso ministero, nell'ambito di uno studio preparatorio alla riforma fiscale, il mancato gettito atteso per il 2011 per effetto di questa agevolazione sarebbe di poco superiore al miliardo di euro. Lo "sconto" pari al 55 per cento della spesa sostenuta viene oggi diluito in cinque anni, con un regime meno vantaggioso di quello in vigore fino al 2008, che permetteva la fruizione in tre anni. Una eventuale proroga potrebbe prevedere condizioni ancora meno favorevoli, ad esempio l'allungamento dei tempi a dieci anni (come accade per la detrazione del 36 per cento riservata alle ristrutturazioni di tipo generale) oppure tetti alla spesa agevolabile.
Nei giorni scorsi, di fronte alle forti proteste del mondo ambientalista e soprattutto delle imprese del settore, che prospettano anche conseguenze in termini di occupazione, il governo aveva parlato di un possibile intervento nell'ambito del decreto cosiddetto "milleproroghe" da approvare a fine anno. L'inserimento nella legge di stabilità sarebbe un elemento di maggior certezza per consumatori e imprese.
Un altro nodo aperto, sul quale però ci sono davvero poche possibilità di cambiamenti, è quello relativo agli enti locali. I Comuni hanno ottenuto qualcosa ma sono insoddisfatti: ieri il tema è stato al centro dell'ultima giornata dell'assemblea dell'Anci a Padova. Il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha chiesto lo sblocco di 360 milioni, che sarebbe reso possibile dalla correzione di una svista contenuto nel testo della legge: nei conteggi del Patto stabilità interno sarebbero stati erroneamente inseriti anche i Comuni commissariati. Ma nonostante l'impegno del ministro Brunetta a farsi portatore di questa richiesta, è improbabile che sia accolta.
Spiragli quasi nulli anche per le Regioni, che nelle loro rivendicazioni collegano il tema dei tagli operati con la manovra estiva a quello del federalismo fiscale. Molti governatori, con in testa quello della Lombardia, sostengono che non sarà possibile attuare il nuovo assetto, visto che i trasferimenti da trasformare in entrate regionali sono di fatto già stati soppressi.