Il Colle: bene la priorità ai conti, fu così anche nel '94
ROMA - Berlusconi fa la prima mossa. E indica i tempi della crisi. Dopo l'approvazione della legge di Stabilità, chiederà la fiducia politica in Parlamento, prima al Senato (dove la maggioranza resiste), poi alla Camera (dove il Pdl non ha più i numeri). Subito dopo una nota del Quirinale sottolinea con soddisfazione la sintonia bipartisan con il richiamo espresso dal presidente Napolitano per la precedenza alla legge Finanziaria. Il riferimento del Colle al «nefasto '94», che portò al governo Dini, nessuno, nell'entourage del premier, ha voluto commentarlo, (se non rimarcando, un po' sottovoce, che non è stata una notazione felice) ma per il resto si osserva che «il Quirinale approva», dando il placet alla mossa berlusconiana.
La decisione è stata presa dopo il volo di rientro da Seul. Dopo aver ascoltato alcuni fedelissimi (Cicchitto, Bonaiuti, Alfano) Berlusconi ha scritto una lettera ai presidenti di Camera e Senato, Fini e Schifani, annunciando di voler «rendere comunicazioni presso il Senato sulla situazione politica - anche alla luce del preannunciato ritiro della componente di Futuro e libertà dal governo da me presieduto». Ha spiegato anche che la richiesta è dettata da uno scrupolo: ovvero, le sue ultime comunicazioni per un voto di fiducia le fece prima alla Camera, poi al Senato. Adesso sarebbe giusto invertire. Una linea, dicono i fedelissimi, per non provocare «traumi istituzionali». Il premier vuole aspettare senza premere troppo sull'acceleratore della crisi «per il bene dell'Italia». Anche se, in questo caso, ha voluto giocare d'anticipo con l'opposizione (Pd-Idv) che ha presentato una mozione di sfiducia a Montecitorio (un'altra verrà presentata da Fli, Udc e Mpa).
Attenderà pazientemente l'approvazione della Finanziaria che richiede, almeno, tre settimane per i passaggi tra i due rami del Parlamento. Poi prenderà la parola in Aula, mantenendo ciò che ha sempre detto in questi giorni: che vuole continuare con questo esecutivo. Se le Camere certificheranno ciò che è già noto, ovvero che non ci sono numeri dopo l'uscita dei finiani, allora il governo deve essere sfiduciato immediatamente, tutto alla luce del sole. Evitando, crisi pilotate e altre soluzioni. E chi si assumerà questa responsabilità, dovrà renderne conto agli elettori (il premier conta di battere su questo tasto nella prossima campagna elettorale). Perché il premier non indietreggia e ammonisce di tornare al voto. «La fiducia - ha detto con i collaboratori - dovrà esserci in entrambe le Camere, altrimenti si va alle urne, niente pasticci con governi tecnici o similari, devono prendersi la responsabilità di sfiduciarmi». Se alla Camera il quadro è completo, in senso negativo per l'esecutivo, al Senato ci sarebbe un margine risicatissimo: la maggioranza si regge su 8 senatori, alcuni in bilico.
Berlusconi era tentato di assegnare, come prebenda ai senatori che potrebbero traghettare da altre formazioni, una poltrona in extremis di sottosegretario, visto che domani il Fli manterrà la parola, confermando il ritiro della delegazione al governo. Ma non lo farà, in serata ha cambiato idea. Perché, come sostiene una fonte, «se accontenta 5 o 6, ma può provocare un effetto boomerang nel Pdl». Micciché, dopo aver reso visita al premier, ha commentato: «Berlusconi è in piena forma, come nel '94».