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Data: 14/11/2010
Testata giornalistica: Il Centro
L'Aquila chiama Italia, ci sarà anche la Fondazione «6 aprile per la vita» Protesta del 20 novembre Arrivano nuove adesioni

L'AQUILA. Continuano ad arrivare adesioni alla manifestazione del 20 novembre «L'Aquila chiama Italia» organizzata per richiamare l'attenzione nazionale sui problemi della ricostruzione del capoluogo d'Abruzzo e a sostegno di una piattaforma messa a punto dall'assemblea cittadina per sollecitare interventi concreti per L'Aquila. L'ultima in ordine di tempo è l'adesione della «Fondazione 6 aprile per la vita» nata su iniziativa dei parenti delle vittime del terremoto.
«La Fondazione 6 aprile per la vita» scrive Pier Paolo Visione componente del direttivo «ha deciso di partecipare alla manifestazione del 20 novembre per urlare forte i propri valori e i propri obiettivi: istituzione della giornata del ricordo e della prevenzione il 6 aprile di ogni anno; un monumento alla memoria a ricordo perenne dell'accaduto come monito per le future generazioni a non abbassare la guardia e, per ultimo, ma non meno importante, la diffusione nelle varie forme della cultura della prevenzione e della buona amministrazione. Per noi, lo ripetiamo, prima ancora delle tasse e della denuncia di tante altre ingiustizie, è necessario porre come priorità la ricostruzione della città dell'Aquila secondo criteri antisismici. Vogliamo rompere l'indifferenza e l'incantesimo che sembra aver avvolto la nostra città in un abbraccio mortale. Vogliamo una nuova vita sociale della comunità ma una vita diversa da quella che ha distrutto le nostre vite per sempre. Non accetteremo compromessi e non lasceremo che nessuno faccia scivolare lentamente il velo del silenzio su ciò che è successo alla nostra città per seguitare a fare e a gestire la cosa pubblica come si è sempre fatto. L'Aquila deve rinascere dai 309 semi di vita dei nostri concittadini che ci guardano con speranza. Dopo quello che ci è successo» continua Visione «noi parenti delle vittime ci siamo incontrati, abbiamo parlato, abbiamo visto una città che non riusciva e non riesce a ricomporsi, dopo quasi due anni, intorno alle cose elementari quali quelle di una ricostruzione che non può che ripartire da alcuni concetti di base e prioritari: primo fra tutti - appunto - la ricostruzione dell'Aquila secondo i più moderni criteri antisismici. E quindi la prevenzione. Prevenzione perché non auguriamo a nessuno di passare quello che le nostre famiglie hanno passato e che stanno passando. Ci sembrava di avere tutto ma eravamo civilmente e politicamente distratti. Ora, la nostra condanna è a vita. Ma di tutto ciò non se n'è parlato prima del 6 aprile e non se ne parla adesso. Chi dovrebbe parlarne non ne parla o al massimo delega la questione ad altri. Si è deciso di abdicare sul futuro della città dell'Aquila per occuparsi delle polemicucce di basso livello fra destra e sinistra e per fare un passo avanti nella corsa alle poltrone. Si fanno celebrazioni su tutto, si sono fatte passerelle, si sono dati premi, ci sono state autocelebrazioni ma nessuno ha mai pensato a cosa fosse realmente accaduto e perché. Nessuna parola è stata spesa se non per compatire o per fare audience. Allora abbiamo deciso di dare un senso alla morte dei nostri angeli volati via. Abbiamo deciso che non potevamo e non possiamo seguitare ad indignarci verso le istituzioni senza fare qualcosa. Abbiamo deciso di metterci la faccia e di combattere questa battaglia per la vita».

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