Pronta una norma che chiarisce l'emendamento approvato martedì scorso in Consiglio
L'AQUILA. Sarà un atto amministrativo della Giunta regionale o una modifica alla legge da sottoporre all'approvazione del Consiglio regionale a sgombrare il campo da ogni dubbio sulla partecipazione del personale di nomina politica della regione, i portaborse, alle selezioni per i posti a tempo determinato, della durata massima di tre anni, nella Giunta regionale.
E' l'assessore regionale al Personale Federica Carpineta ad annunciare l'intervento per chiarire un aspetto che ha provocato roventi polemiche e l'insurrezione delle opposizioni dopo il licenziamento della norma sotto forma di emendamento alla variazione di bilancio, nel corso del consiglio regionale di martedì scorso.
Con questa legge la maggioranza di centrodestra intende affrontare l'emergenza precari della Giunta regionale, ma è difficile che potrà risolverla, visto che il governo in queste materie è sempre pronto ad impugnare, come ha fatto per altre leggi sul personale.
Le polemiche in consiglio sono scoppiate per il fatto che nell'emendamento del centrodestra, rispetto a quello delle opposizioni, che hanno inizialmente collaborato con l'assessore, è stata cancellata la frase "esclusi gli incarichi di nomina politica" nel passaggio nel quale si sottolinea che sono ammessi alla selezione, saltando la preselezione, coloro che nel quinquennio precedente al 28 settembre del 2007 avevano maturato tre anni di servizio nella Pubblica amministrazione. Le opposizioni hanno parlato subito di sveltina.
«Nessuna sveltina per il personale di nomina politica, spazzeremo via ogni dubbio con un atto amministrativo della Giunta oppure con un emendamento in Consiglio regionale», spiega l'assessore Carpineta, la quale sottolinea un altro aspetto fondamentale che è parte integrante dell'infuocato dibattito in atto in questi giorni, soprattutto tra i 160 co.co.co. della Giunta, i contratti di molti dei quali scadranno nel mese in corso.
L'azione della Regione non risolverà il precariato, almeno non risolverà i problemi di tutti i precari oggi in servizio.
«Il nostro obiettivo», dice l'assessore «è fare concorsi mettendo in essere tutto quello che la normativa prevede per il riconoscimento dell'esperienza maturata dai co.co.co. Ma non possono fare concorsi per quanti sono i precari: il numero di posti, nel rispetto delle norme e dei limiti della capacità finanziaria, sarà quello che serve all'ente. Passeranno i più bravi tra i precari della Giunta e degli enti strumentali», conclude la Carpineta, da tempo al centro di duri attacchi dei precari.
Secondo stime del settore, tra i 160 co.co.co. solo una quarantina ha i requisiti per giocarsi le carte per il tempo determinato; per gli altri circa 120 il futuro è rappresentato dalla proroga dei contratti legata però ai progetti in essere e alla volontà dei direttori regionali, non tutti d'accordo.
Negli enti strumentali, soprattutto Arta ed Arit, dovrebbero essere un centinaio i precari con i requisiti. In totale fa 140 persone in corsa per un numero di posti a tempo determinato per un massimo di tre anni, nella considerazione che in altre regioni precari con gli stessi requisititi sono stabilizzati da tempo.
Anche per questi c'è l'incognita del tempo necessario per bandire i concorsi, altrimenti c'è il rischio di rimanere fuori per scadenza dei contratti.