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Pescara, 20/06/2026
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Data: 15/11/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Fini, oggi l'uscita dal governo «Finalmente liberi di fare politica» Bocchino: sciogliere solo una Camera? Escamotage preoccupante

ROMA - Gli scatoloni dei finiani di governo sono già pronti per il trasloco dai vari ministeri. E per lo più, vivono le dimissioni dall'esecutivo del Cavaliere come una liberazione. «Finalmente, abbiamo le mani libere per fare la nostra politica»: questo è lo stato d'animo prevalente fra i gianfranchisti che fino a stamane erano di lotta e di governo e da oggi saranno soltanto di lotta. Dura e senza paura. «Non vedevo l'ora», osserva per esempio il sottosegretario all'agricoltura, Bonfiglio. E anche il vice-ministro Urso: «Da oggi c'è soltanto il partito». Poi ci sono un altro sottosegretario, Menia, e il ministro alle politiche europee, Andrea Ronchi, e tutti insieme formano i Magnifici Quattro. Oggi consegneranno le lettere di dimissioni, e ognuno ne invierà due: quelle del ministro saranno dirette al presidente della Repubblica e al capo del governo; quelle del vice-ministro e dei sottosegretari andranno ai titolari dei loro dicasteri e al premier. «Si tratta di lettere formali, tecniche», spiega Urso: «Le motivazioni politiche delle nostre dimissioni sia noi sia Fini le abbiamo già ampiamente spiegate a tutti. Anche a Berlusconi».
L'ultimo giorno di Urso da membro del governo, ieri, è stato di lavoro. «Sono andato nella zona etnea, lì dove nel '73 cominciai a fare attività politica - narra - e come vice-ministro allo Sviluppo mi sono occupato del grande progetto di creazione in quella zona di un polo termale, di un centro congressi, di campi da golf. E del completamento del piano dei porti turistici da Taormina a Catania, e del rilancio dell'attività sciistica sull'Etna». Così si può si può passare l'ultimo giorno da uomo di governo. Oppure lo si vive con un filo di tristezza, perchè non si lascia una poltrona a cuor leggero. Oppure lo si passa ascoltando gli amici e i compagni di partito, che sono fieri del tuo coraggio e della tua coerenza. «In un Paese in cui nessuno si dimette mai», dice Carmelo Briguglio, uno dei super-big del partito finiano, «vedere quattro membri dell'esecutivo che vanno via tutti insieme non è una cosa da ogni giorno. E gli fa onore». Anche un altro super-finiano, Enzo Raisi, la pensa così: «Dopo le dimissioni, li porteremo a brindare. Un brindisi consolatorio. Anche se non ne hanno bisogno, vista la determinazione con cui hanno fatto questa scelta».
Il berlusconico Ignazio La Russa lancia intanto gli ultimi appelli al dietrofront: «Fermatevi prima del baratro». Mentre l'alter-ego di Fini, Italo Bocchino, torna ad attaccare il Cavaliere: «Il no berlusconiano allo scioglimento della Camera è davvero preoccupante». «Ridicolo», rincara la dose Briguglio. Mentre Fini ieri ha scritto il suo intervento per la trasmissione tivvù di stasera, quella di Fazio e di Saviano, in cui delinea una destra del tutto opposta a quella «populistica» e «autocratica» del premier. Il quale da oggi, appena leggerà le lettere dei quattro dimissionari, si metterà all'opera per il rimpasto. Visto che crede di cavarsela così.

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