Zona franca occupazione incentivi a famiglie e imprese, ecco la lista della spesa al governo
L'AQUILA. «Io pago e qua invece di essere contenti c'è sempre chi non gli sta bene niente». «Già, siamo tornati al centralismo della prima emergenza». Palazzo Silone, piano secondo. A parlare, nell'ordine, Chiodi e Cialente, ieri commissario e vice, oggi commissario e sindaco. Li divide un metro di corridoio ma sono talmente distanti che si beccano prima e durante l'incontro convocato dal comitato delle attività produttive per parlare di tasse, zona franca e lavoro che non c'è. Poi, sarà per l'effetto della sala Celestino, l'abbraccio fraterno in attesa del viaggio della speranza. Da Tremonti.
IL BLITZ. Stavolta Cialente si presenta lo stesso. Invitato o non invitato, per fax o per telefono, il sindaco fa un blitz nella sede della Regione dove entra accompagnato da Umberto Trasatti della Cgil e Pietro Paolelli della Uil. Davanti alla porta della sala Celestino s'imbatte in Giorgio Rainaldi, presidente della Camera di commercio e del comitato attività produttive con dentro Confindustria, Ance, Apindustria-Confapi, Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato, Cna, Coldiretti, Cia, Cidec, Confcooperative, legacoop, Abi, Cgil, Cisl, Uil e Ugl. «Gio'», lo fulmina Cialente, «pure voi vi state a prestare a un gioco che non mi piace. E non ci porta da nessuna parte». «Ma come, l'invito non t'è arrivato?», con tante scuse e tentativi di rabbonire un sindaco stanco, oberato di lavoro ma, soprattutto, sempre più solo. E con una montagna di problemi. Un sindaco Pd «costretto» a pregare la salute (politicamente parlando) del governo di centrodestra «ché se cade rischiamo di perdere pure gli interlocutori. Eppoi si blocca tutto...», confida. Poi Cialente si fa da parte e lancia le prime bordate. «Sulla ricostruzione c'è un problema di metodo. I soldi impiegano sei passaggi per tornare al Comune. Ritardi ridicoli. Io posso porgere l'altra guancia come Cialente, ma non come sindaco. Stiamo tornando al centralismo dei primi giorni dell'emergenza. Non ci sono i soldi per i puntellamenti, non so perché non arrivano quelli dell'autonoma sistemazione. Non ci sono prezzi e norme certe. Chiodi ha dei pessimi consigliatori, pessimi. E Fontana non sa che fare. La confusione regna sovrana anche a Roma».
CHIODI. Alle 11,30 fa il suo ingresso Chiodi. Prima di entrare in sala, ecco partire la contraerea. «Io ho finanziato i soldi per il centro storico e mi aspettavo che tutti fossero contenti, invece no. C'è sempre qualcuno che si lamenta e che si preoccupa di chi-fa-cosa ma non si mostra contento del fatto che le cose si facciano. Sono lieto che si cominci a capire che i piani di ricostruzione spettino ai Comuni. È già qualcosa».
SEPARATI IN CASA. Poi i due protagonisti prendono posto. Cialente si siede per ultimo. In mezzo mettono Rainaldi, che ha voce da celebrante. «Domani (oggi per chi legge, ndr), avrò un incontro al ministero dell'Economia per parlare di benefìci fiscali, tassazione e zona franca. Per quest'ultima misura, è stata registrata alla Corte dei conti la delibera Cipe da 90 milioni. Inoltre, la zona franca dell'Aquila è l'unica rimasta insieme a quella di Massa Carrara. «Chiederò risorse», argomenta Chiodi, «in base alla legge 77, perché una legge sull'Abruzzo esiste, per poter trovare fondi per lo sviluppo economico nelle more di quelli già stanziati, ma non utilizzati, per la ricostruzione. Abbiamo recepito le volontà delle attività produttive. Il Comitato ha lavorato bene e mi sono già occupato di trasmettere il documento al ministero». Già fatto, come spesso accade tra marito e moglie. Nel senso che pure Cialente aveva alzato il telefono e chiamato Gianni Letta «per un parere». Una spalla su cui il sindaco continua ad appoggiarsi anche dopo le polemiche dimissioni da vicecommissario.
CIALENTE. «Alcuni aspetti», dice Cialente, «riguardano il patto di stabilità. La manovra è l'ultima possibilità per modificare la restituzione delle tasse, che se restasse com'è sarebbe non un'eutanasia, ma un omicidio per L'Aquila. Anche nel Milleproroghe si potrebbero inserire moltissimi di questi punti e altri provvedimenti d'emergenza. Tuttavia, su tutto incombe la crisi di governo, per cui rischiamo di trovarci in serie difficoltà. Bisogna alzare il livello dell'attenzione e della vigilanza. La manifestazione sarà importante, ma tra gli aquilani si sta diffondendo lo scoramento». E qui comincia il botta e risposta. «Ho finanziato», dice Chiodi, «l'avvio della ricostruzione in centro. Il decreto sarà firmato a breve, cerchiamo di affrontare il futuro con ottimismo e non con scoramento. Sono in fervida attesa dei piani di ricostruzione, che non toccano a me. Mi aspetto che anche la ricostruzione privata decolli: sono pronto a finanziarla. Facciamo tutti la nostra parte. Ognuno ha il suo ruolo». I ruoli? E allora per il sito Thales Alenia? Colpa mia, colpa tua. Altri rimpalli.
LISTA DELLA SPESA. Sostegno al sistema produttivo; salvaguardia del potere d'acquisto di famiglie e imprese; misure per l'occupazione; monitoraggio e pianificazione degli interventi: questi i 4 capitoli principali del documento di cui Chiodi, accompagnato da Giorgio De Matteis, vicepresidente vicario del consiglio regionale, parlerà a Tremonti. Sospensione delle tasse per tutti (via il limite di 200mila euro di volume d'affari), restituzione come Marche e Umbria. C'è anche un piano da 40 milioni per la proroga degli ammortizzatori sociali in deroga. Intanto, dice De Matteis, «ci sono anche segnali positivi, come il fatto che lo spopolamento tanto temuto non si è registrato. Al 31 marzo 2009 c'erano 73mila residenti e oggi 1500 in meno». In chiusura, chi scrive chiede se l'invito all'ottimismo valga o meno una stretta di mano. Invito raccolto all'istante. Chiodi si alza e abbraccia Cialente che ricambia: «Beh, anche nei giornali si litiga...». Chissà se Tremonti si farà abbracciare.