PESCARA. Quanto è lontana la medaglia che le autorità russe avevano dato questa estate ai piloti dei Canadair per aver spento gli incendi che assediavano Mosca. Mentre loro i piloti protestano sotto la sede della Protezione civile a Roma, si apprende che la loro società, la Sorem, che gestisce gli idrovolanti gialli e rossi che scaricano 6mila litri d'acqua sulle fiamme, sarà fatta fallire. Tempo due giorni e i libri, come si dice in gergo tecnico, saranno portati in tribunale. Perché, signori, con il contratto sciolto dalla stessa Protezione civile il 4 novembre, non c'è più un euro, ci sono solo debiti, compresi gli stipendi che piloti ed dipendenti avanzano da tre mesi. E gli aerei sono fermi.
E' la fine di un ciclo, il tramonto di una missione alla quale i piloti hanno dato tutto (talvolta anche la vita, come nell'Aquilano qualche anno fa). Travolti dalla bufera giudiziaria - a causa degli arresti a Pescara del patron Giuseppe Spadaccini - e politica a causa degli screzi che ci sarebbero stati tra Sorem e la Protezione civile di Bertolaso sui pagamenti. Crolla la società da 50 milioni di euro l'anno, «una gallina dalle uova d'oro», la definiscono gli stessi dipendenti, attorno alla quale Spadaccini aveva creato il suo castello fatto di compagnie aeree, scuole di formazione e addestramento, società per la manutenzione, che adesso si trovano più che mai in bilico.
La protesta che lega i piloti Sorem ed i tecnici dalla San srl (300 in tutto) prende le mosse dal fallimento di due iniziative per il salvataggio: da una parte un piano proposto dall'amministratore giudiziario Igor Catania nominato dalla Procura della Repubblica di Pescara; dall'altra un progetto della Protezione civile che prevedeva l'approvazione di un decreto legge che, però, non è riuscito a superare il filtro legislativo perché violava alcune leggi.
«Abbiamo incontrato il prefetto e nuovo responsabile della Protezione civile Franco Grabrielli, spiegano i rappresentanti sindacali mentre distribuiscono volantini, «che ci ha garantito l'impegno dello Stato per la soluzione della vertenza». L'impegno sta nella ripresentazione entro breve tempo di un altro, corretto, decreto legislativo. In questo caso può aprirsi la strada di una gestione diretta «ad interim», fino cioè all'indizione di una nuova gara d'appalto europea in collaborazione con qualche altra società che fosse interessata alla gestione dei Canadair e che dovrebbe farsi carico anche del personale.
Nel frattempo gli aerei - 19 CL415 - sono fermi sul piazzale di Ciampino. Il dipartimento della Protezione civile ripete «che il territorio nazionale è comunque coperto da adeguate risorse aeree dello Stato specifiche per la lotta agli incendi boschivi» facendo riferimento ai velivoli dislocati nelle regioni (non i Canadair). «Il governo ha lasciato 300 famiglie senza stipendio, ha abbandonato un patrimonio pubblico di 400 milioni di euro e ha esposto l'Italia al rischio di incendi incontrollabili: Berlusconi vuole passare alla storia come un novello Nerone», gli fa da contraltare Giuliana Carlino capogruppo Idv in commissione Lavoro al Senato. «Noi siamo pronti a riprendere il volo, ma prima deve essere risolto il problema dell'aeronavigabilità dei Canadair», concludono i piloti nel mesto ritorno a casa.
Sorem - Contratto da 50 milioni all'anno
LA Sorem ha sede operativa a Roma Ciampino ed è la società creata da Giuseppe Spadaccini per gestire la flotta antincendio dei Canadair della Protezione civile. Il contratto, che scade alla fine del 2014 e vale 50 milioni di euro l'anno, è stato interrotto dopo gli arresti dell'imprenditore abruzzese. La Sorem fa parte del gruppo Aeroservices messo su sempre da Spadaccini e che comprende altre tre società aeree: la San (società di manutenzione), l'Air Columbia (scuola di volo e formazione dei tecnici) e Itali airlines (voli di linea, executive e charter). Il gruppo ha sede legale a Pescara, occupa 500 dipendenti e nel 2005 ha fatturato circa 90 milioni di euro. L'attività di Aeroservices è semi-paralizzata dall'inchiesta sull'evasione fiscale da 90 milioni che ha portato agli arresti Spadaccini ed altri 12 indagati. Lo stesso presidente di Air Columbia, Enrico Paolini, si è dimesso.
E Spadaccini presenta il secondo ricorso per la scarcerazione
PESCARA. L'ingegnere Giuseppe Spadaccini non può più ripetere il reato contestato sia perché è fuori da ogni carica sia perché la società è amministrata dal custode giudiziario nominato dalla Procura: s'incentra su questa valutazione la seconda istanza che l'avvocato Sabatino Ciprietti presenta al giudice delle indagini preliminari Guido Campli per ottenere la scarcerazione del suo cliente. Spadaccini, «il re degli aerei», accusato di aver evaso circa 90 milioni di euro, è in carcere dal 21 ottobre da quando è cioè scattata l'inchiesta con 13 indagati fra commercialisti, manager e segretarie di società, alcune delle quali con sede nell'isola portoghese di Madeira (porto franco). L'istanza segue la prima presentata dal Gip, e bocciata in riferimento proprio al rischio della reiterazione del reato, e il successivo ricorso (anch'esso respinto) al Riesame. Ciprietti punta sul fatto che da allora Spadaccini è stato interrogato altre due volte e che avrebbe quindi chiarito la sua posizione. L'avvocato si appresta anche ad avviare la causa contro la Protezione civile per aver sciolto il contratto con la Sorem. Quest'ultima avanzerebbe dal Dipartimento 47 milioni.