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Pescara, 20/06/2026
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Data: 17/11/2010
Testata giornalistica: Prima da Noi
Venturoni, confermato obbligo di dimora:«pronto a dimettermi»

PESCARA. Il Tribunale del riesame conferma le misure interdittive per Lanfranco Venturoni, attuale assessore alla sanità.

La decisione di fatto conferma quanto aveva già deciso il giudice Guido Campli che aveva affievolito l'originale misura degli arresti domiciliari ed aveva rigettato la richiesta dei difensori di Venturoni di scarcerarlo.

Il pool di pm (Trifuoggi, Mantini, Varone) avevano dato parere negativo alla scarcerazione spiegando ai giudici de L'Aquila per quale ragione Venturoni non poteva tornare in libertà completa e dunque spostarsi per la regione. Secondo la procura ci sarebbero fondati motivi di reiterazione del reato che potrebbe essere compiuto se le funzioni di assessore e di consigliere regionale tornassero ad essere effettive. Al momento invece "confinato" a Teramo Venturoni non può partecipare né alle giunte né ai consigli regionali.

L'inchiesta è ovviamente quella sui Rifiuti denominata Re Mida e che ha portato in carcere anche Rodolfo Valentino Di Zio il monopolista dei rifiuti in Abruzzo con diverse accuse a suo carico tra cui quella di corruzione. Finora due giudici hanno ritenuto sufficienti e gravi gli indizi portati dalla procura di Pescara e a questi giudizi sulle misure cautelari personali si aggiunge anche quello che ha autorizzato i sequestri dei terreni della Team poi ceduti alla Team Tec di cui faceva parte anche Di Zio il tutto -secondo la procura- in violazioni di diverse disposizioni di legge e per favorire l'imprenditore dei rifiuti.

Gli inquirenti sospettano addirittura che Venturoni fosse «socio occulto» di Di Zio il quale avrebbe potuto corrispondere persino una percentuale sugli eventuali guadagni dall'inceneritore da costruire Teramo.

Quello che emerge -sempre secondo gli inquirenti- è un vero e proprio sodalizio compatto, combattivo, forte e sicuro di poter contare su molti affiliati, quasi un vero clan, il "clan dei teramani" che si sarebbe fatto strada negli ultimi anni e che detiene fette ingenti di potere sebbene frazionato. Il grande potere del presunto clan sarebbe manifestato per esempio -secondo gli inquirneti- proprio con la sfida lanciata alla magistratura con le mancate dimissioni di Venturoni che sembra aver ingaggiato un braccio di ferro nel quale per ora non l'ha ancora spuntata.

Perché, ci si domanda, Venturoni preferisce andare incontro ad un pronunciamento negativo che lo limita ancora nella sua libertà e non decide di dimettersi?

Intanto la sua decisione del tutto personale sta incidendo anche sulla amministrazione pubblica: la Regione da mesi è senza due assessori coinvolti in indagini e Chiodi temporeggia. Aspettava proprio la decisione del Riesame ma ora sarà lui a dover fare un riesame degli equilibri politici e nominare al più presto i due nuovi componenti dell'esecutivo.

16/11/2010 10.05

«GRIMALDELLO CONTRO I CONTROLLI»

La sentenza del riesame è stata abbastanza chiara e segna un punto chiaro a favore della procura proprio perché i giudici confermano in toto il ruolo primario di Venturoni.

Venturoni, si legge nella sentenza, «é stato il grimaldello ideale ed indispensabile per superare ogni ostacolo rappresentato dal sistema di controlli posti a tutela dell'interesse pubblico».

«Questo - proseguono i giudici del riesame - dicono le indagini svolte dagli investigatori, che trovano necessario supporto nelle intercettazioni telefoniche, nelle dichiarazioni rese da due importanti soggetti, che conoscono i fatti riferiti per percezione diretta e dalle risultanze delle perquisizioni effettuate. Insomma - prosegue il riesame - la riconosciuta e non contestata sussistenza di significativi indizi in ordine alle descritte condotte illecite del Venturoni, porta con sé a mò di incontrovertibile corollario, l'avvenuto asservimento delle sue prerogative di natura pubblica ad interessi esclusivamente privatistici ed il conseguente sviamento dell'azione della pubblica amministrazione dal perseguimento del bene comune».

«E' assolutamente legittimo, necessario e corretto», concludono i giudici de L'Aquila, «confermare la misura cautelare adottata per scongiurare il pericolo che l'azione delittuosa sinora posta in essere possa essere portata a compimento costituisce interesse primario ed irrinunciabile della collettività abruzzese». «La volontà dell'indagato di riprendere l'esercizio delle sue funzioni pubbliche deve necessariamente fermarsi e attendere il successivo sviluppo processuale», rimarca la sentenza.

Infine i giudici notano che la misura dell'obbligo di dimora è la meno afflittiva rispetto ai domiciliari e dunque non limita troppo le libertà individuali dell'indagato ma tutelano bene l'interesse collettivo e dunque impediscono all'assessore di ritornare ad operare.

LA QUESTIONE DELLE DIMISSIONI

Lanfranco Venturoni sarebbe pronto a rimettere il mandato nelle mani del presidente Gianni Chiodi, ma le sue dimissioni da assessore alla sanità d'Abruzzo non dipendono dalla sua sola volontà. Lo ha detto lo stesso assessore interpellato dall'Ansa: «Sono amareggiato dalla decisione del Riesame, ed è ovvio che ora si presenta un problema di ordine politico», cioé se restare o meno in carica. «Per questo qualunque decisione verrà presa dopo un incontro con Chiodi e i coordinatori regionali del Pdl», spiega Venturoni. «Qualora si dovesse decidere che è meglio che mi dimetta, lo farò, anche domattina... - ammette il medico teramano - non sono certo attaccato alla poltrona». Venturoni ha poi rivelato che è prevista una conferenza stampa il prossimo sabato per comunicare quanto deciso.

16/11/2010 18.46

I DIFENSORI DI VENTURONI «ASPETTIAMO GIUDICI DAVVERO TERZI»

Gli avvocati Gugliemo Marconi e Lino Nisii, difensori di Venturoni dicono di aver preso atto del provvedimento ma di non condividerlo.

«Non condividiamo la portata e la motivazione del provvedimento per ragioni che qui non è possibile tecnicamente spiegare», hanno detto i difensori.

«L'indagato ha tentato di offrire ogni utile spiegazione in ordine ai fatti che gli sono stati attribuiti», dicono Marconi e Lisi, «senza ottenere grande attenzione se non quella di modificare in itinere il significato e la portata delle imputazioni provvisorie di fronte a fatti incontrovertibili che avevano denunciato evidenti errori delle indagini specie di Polizia Giudiziaria. In questa fase processuale l'indagato si trova in un cono d'ombra dove l'esercizio dei diritti di difesa appare assolutamente limitato, mentre l'ufficio del Pubblico Ministero seguita a dispiegare tutti i poteri e i mezzi di indagine di cui è capace».

Secondo gli avvocati Venturoni è in grado di dimostrare la sua estraneità quando potranno «confrontarsi con Giudici che, anche alla luce delle prospettazioni difensive, sapranno affrontare i temi del giudizio nel pieno rispetto del principio di terzietà».

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