Ho combattuto la corruzione Oggi qualcuno pensa di occupare il posto che fu di Angelini
TERAMO. «Lascio la Sanità, non ho bisogno di poltrone per campare».
Gli bastano poche ore per smaltire la mazzata del no del tribunale del riesame dell'Aquila che gli impedisce di tornare in giunta e in consiglio regionale. Lanfranco Venturoni supera il colpo e passa al contrattacco: «Sabato terrò una conferenza stampa con Filippo Piccone e Gianni Chiodi. Lì la mia decisione diventerà ufficiale. Ho anche scritto un memoriale in cui spiego perché mi attaccano in questo modo. Ripercorro, nel mio memoriale, punto per punto le accuse della procura e le intercettazioni che mi riguardano e le smonto. Renderò tutto pubblico sabato. Ho già parlato con il coordinatore regionale del Pdl e con il presidente della giunta. Ormai le mie dimissioni sono un fatto politico. Voglio lasciare l'assessorato e posso farlo domani stesso se Piccone e Chiodi me lo chiedono». Lo hanno già fatto? «Non ancora, ma per quello che mi riguarda ho deciso di lasciare perché per vivere non ho bisogno di fare l'assessore», risponde Venturoni che ha appena letto le tre pagine dell'ordinanza con cui il tribunale del riesame rigetta il ricorso contro le revoca dell'obbligo di dimora a Teramo. C'è un passaggio pesantissimo: i giudici definiscono Venturoni «il grimaldello» di cui la politica si è servita per superare «i controlli posti a tutela dell'interesse pubblico».
Venturoni sa anche che la procura di Pescara sta per chiudere l'inchiesta sui rifiuti e sulle presunte mazzette pagate dall'imprenditore Rodolfo Di Zio per realizzare a Teramo un bioessiccatore, anzi un termovalorizzatore. Come risponde l'assessore che è a un passo dall'addio?
«Dire che sono amareggiato è poco. Sono molto preoccupato. Non solo non ho fatto nulla, ma posso garantire di aver fatto del bene», ribatte. «Ho fatto del bene perché per una vita ho combattutto la corruzione nella sanità. Ho le carte per dimostrarlo. Per anni, il vero assessore alla Sanità è stato Enzo Angelini (l'ex re delle cliniche private travolto dal crac, ndr). Lo dissi a Del Turco e a Mazzocca. L'ho denunciato al procuratore di Pescara e lo ripeto ora. Oggi non c'è più Angelini, ma c'è qualcuno che pensa di occupare lo stesso posto».
Lo scenario che si apre è quello di una Sanità senza assessore. In cui Chiodi e il commissario Baraldi bastano e avanzano. Lo fanno intendere anche i difensori di Venturoni, gli avvocati Lino Nisii e Guglielmo Marconi, in una nota, pesata parola per parola, sferzante e sobria al tempo stesso, che dà un giudizio pesante sull'ordinanza del riesame, sulla procura di Pescara - che solo all'ultimo momento ha inviato una memoria accusatoria - e sul diritto alla difesa, precipitato in un "cono d'ombra": «I difensori, che si sono tenuti fuori da ogni polemica giornalistica e che hanno potuto seguire l'evolversi delle indagini attraverso la lettura dei quotidiani, che riportavano anche il contenuto delle deposizioni rese dalle persone informate dei fatti, non condividono la portata e la motivazione del provvedimento. Ma osservano che l'indagato Venturoni ha tentato di offrire ogni utile spiegazione in ordine ai fatti che gli sono stati attribuiti, senza ottenere grande attenzione se non quella di modificare in itinere il significato e la portata delle imputazioni provvisorie di fronte a fatti incontrovertibili che avevano denunciato evidenti errori delle indagini specie di Polizia Giudiziaria».
«In questa fase processuale», continuano i legali, «l'indagato si trova in un cono d'ombra dove l'esercizio dei diritti di difesa appare assolutamente limitato, mentre l' ufficio del Pubblico Ministero seguita a dispiegare tutti i poteri e i mezzi di indagine di cui è capace. Venturoni, tuttavia, ritiene di poter dimostrare la sua estraneità ai fatti contestati, esprimendo la certezza che, nel corso del processo, si avrà comunque modo di confrontarsi con Giudici che, anche alla luce delle prospettazioni difensive, sapranno affrontare i temi del giudizio nel pieno rispetto del principio di terzietà. Venturoni sta attentamente valutando la sua posizione di assessore all'interno della compagine regionale avendo di mira esclusivamente l'interesse dell'azione di governo e dei cittadini abruzzesi».