La difesa dell'imprenditore «Regali giustificati dal rapporto d'amicizia tra i due»
PESCARA. «Le vacanze, gli aerei messi a disposizione da Toto a D'Alfonso non sono corruzione, non sono collegati alla gara d'appalto per l'area di risulta. Tra i due c'è un rapporto d'amicizia, si conoscono da tempo, si potrebbero trovare mille giustificazioni a quelle prestazioni».
Sono passate da poco le 18 quando il professor Franco Coppi, storico difensore di Giulio Andreotti, esce dall'aula 6 del tribunale di Pescara: ha appena terminato l'arringa in difesa di Carlo e Alfonso Toto, gli imprenditori teatini accusati di corruzione nel processo che conta 26 imputati tra cui l'ex sindaco di Pescara, Luciano D'Alfonso. Per il pm Gennaro Varone l'imprenditore avrebbe messo a disposizione dell'ex leader della Margherita aerei della propria compagnia, pagato vacanze a Malta e a Venezia, cene, pranzi di lavoro e, in cambio, il patron di Air One avrebbe ottenuto l'affidamento in concessione dei parcheggi dell'area di risulta e del centro di Pescara per trent'anni. Ma per i legali di Toto - Coppi e il pescarese Augusto La Morgia - la gara d'appalto per l'area di risulta è stata regolare e quei regali non sono tangenti. «La procedura amministrativa che ha portato all'aggiudicazione, successivamente risolta, della gara d'appalto per l'area di risulta è assolutamente corretta», dice Coppi al gup Guido Campli, nella nuova udienza preliminare sul presunto legame tangenti-appalti al Comune di Pescara. E a corredo della bontà di quella gara, l'avvocato ha depositato una relazione sulla regolarità della gara dell'amministrativista Franco Gaetano Scoca. «Nessuna alterazione della gara, tutti sono stati posti nelle stesse condizioni per poter partecipare. Nessun motivo di sospetto, nessun favoritismo da parte della pubblica amministrazione in favore dei Toto. Quindi, quelle prestazioni, come gli aerei e le vacanze, non hanno alcuna finalità di indurre la pubblica amministrazione a compiere atti di favore verso Toto».
Attenzioni di un amico, come ricordò lo stesso ex sindaco raccontando la lunga amicizia che lo legava a Toto, a cui è legato anche nell'inchiesta sulla strada fantasma, la Mare-Monti. Un'impostazione dell'accusa che, per i legali degli imprenditori, «è fragile e inconsistente». La Procura parla invece di 7 mila euro versati a D'Alfonso nel 2006 come contributo non dichiarato in prossimità delle elezioni del 2006, di uno stipendio mensile di 1.500 euro all'autista e factotum dell'ex sindaco, di aerei messi a disposizione gratuitamente e in più occasioni, di cene elettorali per circa 10 mila euro e altrettanti soldi per il ritorno d'immagine, e dell'acquisto di un mezzo di soccorso da donare al Comune di Lettomanoppello, dov'è nato il politico. Non luogo a procedere: è stata questa, dopo un'ora di arringa, la richiesta di Coppi avanzata al giudice, la stessa chiesta dai legali di altri due imputati, Alberto La Rocca ed Enzo Perilli. La prossima udienza è stata fissata al 30 novembre alle 15 e, a prendere la parola, saranno altri difensori.