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Pescara, 20/06/2026
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Data: 17/11/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Crisi di Governo - Il 14 dicembre fiducia alla Camera e al Senato. E Consulta sullo "scudo"

Napolitano vede Fini e Schifani: prima la Finanziaria, poi il voto.

ROMA La «iniziativa istituzionale» di Napolitano ha avuto successo e non è poco, visti i tempi. Intanto l'approvazione della Finanziaria è garantita, ha la precedenza su tutto il resto, ed era questo il primo pensiero del presidente della Repubblica: il contraccolpo sui mercati sarebbe stato deleterio. Il secondo "miracolo" è aver aggirato l'incomunicabilità tra Schifani e Fini spingendoli a trovare un'intesa salomonica, intesa che per il Colle era prevedibile, «secondo una prassi consolidata di consultazione risultata sempre fruttuosa in delicati momenti della vita istituzionale». Fatto sta che le due mozioni, quella di sfiducia presentata dall'opposizione alla Camera e quella di fiducia del Pdl al Senato, verranno votate lo stesso giorno, il 14 dicembre. Che ora viene chiamato il D-Day o Giorno del Giudizio, visto che Berlusconi rischia il voto di sfiducia della Camera e anche la bocciatura del legittimo impedimento da parte della Corte Costituzionale, se non vi sarà un rinvio.
In mattinata, Napolitano inaugurava la Biblioteca del Quirinale e faceva un ironico esorcismo: «Spero di non essere costretto, da qui al 2013, a rifugiarmi in questa Biblioteca del Quirinale come in un'oasi rispetto a un mondo politico e istituzionale perennemente perturbato. Mi auguro di potere venir qui serenamente». Ma, nonostante l'intesa tra Camera e Senato, ora manca un lunghissimo mese prima dei voti di s-fiducia, durante il quale può succedere veramente di tutto. Una preoccupazione che è subito stata resa esplicita da molti esponenti dell'opposizione convinti che Berlusconi inizierà una campagna elettorale tambureggiante nel tentativo di evitare di essere sfiduciato e, nel caso opposto, di premere a più non possono per il voto anticipato, scongiurando l'ipotesi di un governo di transizione.
Il Colle intanto incassa il successo dell'iniziativa mediatoria e sottolinea l'importanza d'aver messo al riparo la legge di stabilità («L'incontro di oggi dice la nota ha permesso di registrare la concorde adesione delle forze parlamentari all'esigenza di dare la precedenza, nei lavori della Camera e del Senato, all'approvazione finale delle leggi di stabilità e di bilancio per il 2011»). Poi si vedrà quale sarà la conclusione della crisi iniziata con il ritiro degli uomini del Fli dal governo. I binari sono stati posati, nessuno può ancora prevedere dove e se il treno si fermerà.
Al Quirinale, dopo un'ora di confronto tra le tre alte cariche, Napolitano s'è fatto da parte, annunciando con un comunicato che «auspicava» il raggiungimento dell'intesa e lasciando a Fini e Schifani il compito di accordarsi sulle date delle mozioni: sembra un gesto puramente formale, ma la forma è sostanza, e il Colle ha lasciato ai presidenti dei due rami del Parlamento il compito, unicamente loro, di comunicare le date che avrebbero sancito la salomonica contemporaneità delle mozioni. Il Parlamento è sovrano e il capo dello Stato conferma con ogni suo gesto questo assioma.
S'è conclusa così una giornata che poteva essere decisiva ed ha invece rimandato al 14 dicembre lo show down. Con i finiani che non escludevano di presentare una propria mozione di sfiducia, visto che non hanno intenzione di votare quella del Partito democratico. E con il Pd che riuniva i capigruppo per decidere la strategia: voterà contro la legge di stabilità, cioé la Finanziaria, ma il Pd si impegna, come concordato con le opposizioni, ad approvarla entro il 30 novembre così da insistere per calendarizzare subito dopo alla Camera la mozione di sfiducia.
Il Pd sperava che i tempi di approvazione potessero essere più celeri. Bersani notava: «Mentre va avanti una crisi estenuante ed estenuata del governo, i problemi del Paese sono serissimi. Noi vogliamo illustrare alle forze sociali quello che abbiamo in testa per l'alternativa e che cosa potrebbe fare un governo di transizione». «Da parte del governo c'è un vergognoso traccheggiamento, una melina irresponsabile che sta lasciando il Paese ingovernato. Basta chiacchiere, il governo se ne vada». Ma poi, quando i presidenti delle Camere hanno fissato al 14 dicembre il voto sulle mozioni, la delusione è stata grande: due settimane in più per approvare la legge di stabilità sono ritenute troppe, di fatto un favore al premier che ha fin troppo tempo per preparare la controffensiva. Di Pietro lo chiama «il mercato delle vacche» ma non ha intenzione di mettersi di traverso in polemica con il Quirinale, come spesso è successo: «Napolitano ha chiesto responsabilità e io in questo momento sono un soldato».

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