SULMONA. Periferia di Sulmona, statale 17. Dal cancello uno si entra alla Magneti Marelli, in quella che è diventata la fabbrica dell'incertezza e della preoccupazione il giorno dopo le voci rimbalzate da Torino sulla possibile vendita del ramo d'azienda. Questa del Gruppo Fiat è la più grande industria della Valle Peligna coi suoi 740 dipendenti. Da mesi si vive sotto la nube grigia della cassa integrazione e ora si teme il diluvio che per la vallata significherebbe morte. il Centro incontra gli operai e i cittadini.
LA RIVELAZIONE L'ha fatta la Morgan Stanley. Incontrando alcuni analisti venerdì scorso a Torino, Marchionne ha illustrato le strategie a breve termine del gruppo. Fiat e Chrysler diventeranno un'unica società e il Lingotto potrebbe cedere una quota della Ferrari e vendere la Magneti Marelli. La Volkswagen vorrebbe acquistare l'Alfa Romeo.
Questo stando al report della banca americana. Che da subito ha avuto un duplice effetto: far schizzare in alto il titolo Fiat in borsa e mettere in subbuglio gli stabilimenti della Magneti Marelli sparsi in Italia e nel mondo. Tensione arrivata anche nella fabbrica di Sulmona, la più grande del Centro Abruzzo, quella che tiene in vita buona parte dell'economia di un comprensorio che negli ultimi anni ha assistito alla sparizione di migliaia di posti di lavoro.
INCONTRO E CHIARIMENTO L'incontro c'è stato all'inizio del turno mattutino di ieri fra i rappresentanti sindacali e i dirigenti dello stabilimento peligno. I vertici della Marelli hanno riferito di non sapere niente di questa storia, liquidando così i sindacalisti che chiedevano chiarimenti.
Ma la voce rimbalzata dal Piemonte si è trasformata in un boato fra le pareti dello stabilimento. Nel pomeriggio una precisazione, su richiesta della Consob, è arrivata dal Lingotto di Torino: «Quelle su Magneti Marelli, Ferrari e Alfa Romeo sono alcune fra le opzioni strategiche che l'operazione di scissione metterà a disposizione del gruppo Fiat postscissione e che i competenti organi societari potranno valutare nella loro piena discrezionalità».
FUORI DAI CANCELLI Ad aspettare l'uscita degli operai al cambio turno delle 14 c'è il Centro. «A chi ci vendono, ai tedeschi?». «Questa è un'altra sparata di Marchionne». «Speriamo non siano voci vere». «Sarebbe la fine della Valle Peligna». «E qui che ci mettiamo, le pecore?».
I commenti si accavallano, insieme alle preoccupazioni. Solo nomi di battesimo, però. Meglio non avere altre preoccupazioni.
«I politici locali stanno dormendo e lasciano morire questa vallata», commenta Luca, «a Sulmona stanno aprendo soltanto strutture commerciali. Vorrei sapere chi spenderà i soldi in Valle Peligna quando non ci sarà più lavoro. Qui non è rimasto niente e per questo le nostre preoccupazioni sono forti». Per Giuseppe «Fiat ha messo in giro questa voce per far volare il suo titolo in borsa. Ma così facendo ha generato il panico fra migliaia di famiglie». Meno polemico Sandro: «Ho saputo di questa notizia in officina. È dal 1972 che devono venderci. Ogni anno la stessa storia». Anche Francesco spera in un ripensamento «perché il Gruppo Fiat è solido e pensare di finire in altre mani sta creando tanti timori». Eppure le tute bianche della Magneti Marelli di Sulmona vivono nell'incertezza da mesi. Hanno bruciato a tempo di record 52 settimane di cassa integrazione ordinaria. Prima di affrontare altri dodici mesi di cassa straordinaria. E adesso si profilano altri otto mesi in deroga, a rotazione. Colpa soprattutto della crisi del settore auto. La Magneti Marelli di Sulmona lavora quasi essenzialmente per la Sevel della Val di Sangro. Quasi il 75% della produzione è per il furgone Ducato Fiat (sospensioni e assali). La restante fetta del lavoro è per la componentistica auto destinata alla nuova Giulietta dell'Alfa Romeo, la Lancia Delta e la Y10 sempre della Lancia. Lo stipendio medio per un operaio è di 1.100-1.200 euro mensili. Che cresce con le maggiorazioni notturne, fissate al 63%. «Se questa voce della vendita fosse vera», commentano Roberto Pizzacalla (Rsu Uilm) e Carmelo Cosenza (Rsu Fim), «sarebbe un duro colpo. Però i segnali che arrivano dall'interno sono diversi: un accordo con Sevel fino al 2017, una ristrutturazione, un nuovo sistema per lo sviluppo della sicurezza, il previsto arrivo di lavorazioni per la nuova Panda di Pomigliano». Domenico Amiconi, segretario regionale dell'Ugl metalmeccanici e dipenente Marelli, promette «massima vigilanza per capire che cosa sta accadendo» perché, ricorda, che quando fu ceduta la Magneti Marelli di San Salvo, nel Chietino, ci fu «una diminuzione di posti di lavoro».
ALLERTA IN CITTA' Per le strade di Sulmona i commenti si rincorrono attorno a questo caso-Marelli. Il Centro incontra i commercianti, gli ambulanti di piazza Garibaldi, i residenti del centro storico. «A Corfinio chiuderà la Coca Cola e così spariraranno altri ottanta posti di lavoro», commenta Lucio Panicci, «non voglio neanche immaginare che cosa accadrebbe se ci fossero problemi anche per la Magneti Marelli. Questa diventerebbe una valle di lacrime. Chi verrebbe a fare acquisti nei nostri negozi già alle prese con una crisi senza precedenti?».
Sulla stessa lunghezza d'onda Roberto De Melis, operatore pubblicitario: «Ancora una volta verrebbe penalizzato un comprensorio che già deve fare i conti con un livello di disoccupazione tra i più alti d'Italia. Colpa sicuramente della politica che in questi anni non ha cercato di difendere questo territorio. Un territorio destinato a morire. L'auspicio è che le intenzioni della Fiat restino tali e che la Marelli continui a far parte del Gruppo, in modo da salvaguardare i livelli occupazionali. Altrimenti sarebbe la fine».
Per Gianluca De Paolis, imprenditore che promuove prodotti locali, sembra di assistere a un film già visto: «Una manovra che assomiglia molto a quella messa in atto dalla Ericsson, che per disimpegnarsi ha ceduto lo stabilimento alla Finmek per due soldi. Sappiamo tutti com'è andata a finire. Non vorremmo che per la Marelli si prospetti lo stesso tragico scenario».
«NELLE MANI DI DIO» In serata è intervenuto anche il presidente della Confcommercio di Sulmona.
«In città ci sono tensioni e preoccupazioni», evidenzia Claudio Mariotti, «non abbiamo referenti. Una classe politica debole. È vero che c'è una crisi nazionale e mondiale ma ciò che sta accadendo in Valle Peligna è assurdo. Si va avanti con la sopravvivenza. Con le 700 euro mensili dei cassintegrati. I negozianti sono disperati, ormai non ci chiedono neanche più finanziamenti. Siamo nelle mani di Dio».