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Pescara, 11/06/2026
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Data: 20/11/2010
Testata giornalistica: Clickmobility
Asstra denuncia "manovra economica killer per bus, tram e metro". nessun aumento delle tariffe potrebbe mai compensare un taglio del 25% delle risorse - Le tariffe nelle aziende di tpl (guarda la tabella)

"E' morte certa per bus, tram e metro coi tagli alle risorse decisi dalla manovra economica. Una morte che la politica sembra considerare un problema minore, come dimostrano il maxi-emendamento del governo e lo stop in Commissione all'uso dei fondi FAS. Eppure già fioccano nei bilanci regionali sforbiciate pazzesche alle risorse anche del 30% e cominciano a sparire milioni di km, quantità di linee seguiti da esuberi e licenziamenti. Il 2011 sarà l'anno zero per il trasporto pubblico locale del paese, e non credo che questo sia un male minore per i 15 milioni di cittadini che ogni giorno si muovono coi mezzi pubblici!".

Marcello Panettoni, presidente di ASSTRA, l'associazione che riunisce le aziende del trasporto pubblico locale in Italia ha espresso il più forte dissenso ieri nell'avviare la presentazione della ricerca sulle tariffe e la struttura tariffaria del trasporto pubblico locale.

La ricerca fotografa lo stato attuale delle tariffe di bus, tram, metro e treni regionali esclusa Trenitalia, lo confronta con l'estero e lo mette in relazione alla situazione economica delle famiglie e del paese.

La denuncia di Panettoni si riferisce ad una simulazione effettuata nello studio che dimostra come nessun aumento delle tariffe potrebbe mai compensare un taglio del 25% delle risorse (ammontare desunto dalle stime delle Regioni). Infatti per effetto dell'elasticità della domanda, oltre una determinata soglia di aumento tariffario, più cresce il prezzo del biglietto meno persone prendono i mezzi pubblici.

Ma vediamo su quali altri dettagli lo studio si sofferma.
Le tariffe dei mezzi pubblici in Italia sono le più basse in Europa e quelle che pesano meno sul reddito delle famiglie, come rilevato dalla ricerca, da cui risulta che il costo medio del biglietto europeo è di 1,88 euro, in Italia il costo medio è di 1,06 euro. 1 euro costa il biglietto a Roma, Milano, Torino, e a Napoli 1,10 euro, contro i picchi di Stoccolma (3,73 euro per prendere un mezzo pubblico), Copenaghen (2,82 euro), Londra (2,75 Euro) e Oslo (2,67 euro). Il confronto tra rapporto abbonamento mensile ordinario e reddito vede Milano a quota 1,02%, Roma 1,22%, Torino 1,50%, Napoli 1,75%, rispetto a Berlino con 3,47%, Londra al 2,96%, Madrid 1,93% e Parigi 1,82%.
Un' anomalia che stride ancora di più se il confronto lo si restringe in casa nostra a dimostrazione di quanto la tariffa del trasporto pubblico locale sia un valore ingessato, fissato dalle amministrazioni, fuori dalla portata dell'azienda che non può usare il prezzo del servizio che produce come leva per una qualsiasi politica industriale.
Se si guardano i prezzi dei biglietti e degli abbonamenti nelle diverse regioni e città salta all'occhio che i prezzi sono molto simili tra di loro. Una similitudine inspiegabile visti i contesti economico-sociali e produttivi profondamente diversi. Dall'analisi sviluppata le Regioni che presentano un prezzo del biglietto a tempo più alto risultano essere l'Umbria (1,25?); la Sicilia (1,21?) e il Friuli Venezia Giulia (1,19?), mentre la tariffa media regionale più bassa si presenta in Calabria (0,84?), Puglia (0,91?) e Trentino Altro Adige (0,98?). Anche per gli abbonamenti mensili, l'Umbria (44,18?) e la Sicilia (42,46?) presentano il prezzo medio più alto, mentre il Friuli Venezia Giulia cede il posto alla Liguria (34,47?) offrendo invece uno degli abbonamenti più economici (27,88?), insieme a Trentino Alto-Adige (27,00?) e Calabria (25,46?).
Una stranezza ancora maggiore se si dà uno sguardo a quanto pesa la spesa per i trasporti pubblici locali sul reddito delle famiglie nelle stesse regioni e città e non si ritrova assolutamente la stessa omogeneità. Quindi non si capisce che fine abbiano fatto equità sociale e redistributiva. Il rapporto abbonamento mensile/reddito mensile (dati 2010) varia infatti dall'1,38% del Trentino Alto Adige, al 2,52% dell'Umbria, seguita dalla Sicilia con il 2,49%, in Lombardia il rapporto è pari a 1,43%, e nel Lazio 1,40%.

Questo dimostra in modo lampante che i prezzi per bus, tram e metro stabiliti dalle amministrazioni sono dettati piuttosto dall'abitudine "storica" che dalla attualità del proprio territorio sotto il profilo economico e sociale. Ma sono tante le anomalie del sistema che emergono nella indagine, che puntano il dito sullo scollamento esistente tra il settore dei trasporti pubblici ed il resto del paese. Un dato che dimostra chiaramente questo scollamento è l'andamento della crescita delle tariffe del settore rispetto alla crescita dei costi per la produzione del servizio (lavoro, carburante, assicurazione, manutenzione). Il confronto tra ricavi da traffico per utente (indicatore che tiene conto della struttura tariffaria nel suo complesso) e tasso di inflazione di settore mostra che dal 2004 fino al 2008 (ultimo anno di disponibilità del dato) la forbice negli andamenti si è allargata a netto favore dell'inflazione. Questo ha determinato addirittura un peggioramento del rapporto ricavi da traffico costi operativi che è passato dal 31,3% del 2002 al 30,5% del 2008.

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