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Pescara, 14/04/2026
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23/11/2010
La Repubblica
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Bus e treni, la stangata del governo. Mancano 38 milioni, da recuperare in parte con i tagli ai servizi e in parte con la manovra tariffaria. |
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I rincari non potranno essere inferiori al 20%. I liguri pagheranno per muoversi oltre 18 milioni di aumenti nel 2011 Un ritocco del 10% al prezzo dei biglietti porterebbe a un incasso di circa 9 milioni di euro: troppo poco per quadrare i conti
L'AUMENTO delle tariffe di treni e autobus in Liguria non potrà essere inferiore al 20 per cento. E il rischio è che il conto da pagare alla manovra del governo per i trasporti, in Liguria sia anche più salato. Nessuno azzarda previsioni ma i numeri parlano più di qualunque ragionamento: mancano 38 milioni, da recuperare in parte con la manovra tariffaria e in parte con il taglio dei bus e dei treni in circolazione. Un aumento del 10 per cento delle tariffe porterebbe ad un incasso di circa 9 milioni di euro. Impensabile che i 29 milioni che restano possano essere racimolati solo con i tagli ad un servizio che come tutti sanno è già ampiamente carente. «Io non so ancora cosa dire, il confronto con Trenitalia, le aziende, i Comuni e i consumatori comincia adesso ma alle richieste già avanzate dai pendolari dei treni posso dire che riuscire a garantire aumenti entro il 10 per cento sarà davvero difficile», dice Enrico Vesco, l'assessore regionale ai trasporti che stamane inizia il tour de force delle consultazioni, che venerdì mattina dovrà portare a decidere almeno la vicenda dei treni. «Venerdì è l'ultimo giorno utile per dire a Trenitalia quali treni deve tagliare - spiega l'assessore - perché l'orario con l'assetto del nuovo contratto di servizio entra in vigore il 13 dicembre. PER gli autobus c'è un po' più di tempo, perché l'entrata in vigore dei nuovi orari è il primo gennaio prossimo». Ma eccoi numeri. Il 10 per cento di aumento di abbonamenti e biglietti ordinari (sottolineando che «gli eventuali aumenti non saranno omogenei su tutti i cosiddetti "titoli di viaggio" ma modulati in modo da tutelare gli utilizzatori quotidiani», precisa l'assessore) corrisponde ad un incasso di poco più di nove milioni di euro. Sarebbero 4 milioni sui treni e poco più di 5 milioni per gli autobus. Il "buco" da colmare, vale a dire i fondi in meno che il governo ha assegnato alla Liguria è di 38 milioni dal momento che la Regione venerdì scorso ha provveduto a rimpinguare gli altri 25 milioni mancanti con fondi propri. Se la giunta non avesse raschiato il barile e racimolato questi 25 milioni, la situazione poteva essere disastrosa e portare alla paralisi del trasporto pubblico. Tuttavia resta difficile. «Ad oggi quei 38 milioni di meno - spiega l'assessore - devono venire fuori dall'aumento delle tariffe e dalla riduzione del servizio». E dunque, se un più 10 per cento vuol dire 9 milioni di incassi, il 20 per cento di aumenti significherà il doppio, vale a dire 18 milioni di incassi. Restano 20 milioni da recuperare tagliando le corse dei bus e dei treni. Basterà? Vesco non si pronuncia. Certo che riesce difficile immaginare un "taglio" alle linee degli autobus e ai treni in circolazione che equivalga a venti milioni di euro. Più facile forse immaginare un rincaro del 30 per cento, che avvicini il margine di recupero verso i 38 milioni. Chissà. Le grandi manovre scattano stamane: alle 9 l'assessore Vesco in regione incontra i vertici di Trenitalia; martedì toccherà al Comune e alla Provincia di Genova e alle aziende di trasporto locale come l'Amt; mercoledì sindacati; giovedì pendolari e consumatori. Venerdì la decisione sui treni da tagliare e sull'entità degli aumenti. Il problema che preoccupa gli amministratori regionali è l'impatto sociale di questa manovra per far fronte ai tagli del governo: «è per questo - dice Vesco - che recuperare qui 38 milioni che ci sono stati assegnati in meno, non sarà facile. Dal punto di vista economico noi come Regione oltre ai 25 milioni che abbiamo già deciso di stanziare, grazie anche alla collaborazione dei miei colleghi di giunta, non abbiamo più neppure un euro». Intanto, restando in tema di trasporto pubblico, oggi si svolge quello che dovrebbe essere l'incontro decisivo per la situazione dell'Amt, rimasta aperta sulla sorte dei lavoratori di Ami e sulle mansioni. Uno sciopero è già proclamato per domanie per ora è confermato: dunque attenzione perché domani sarà difficile muoversi in bus, lo sciopero è per tutte le 24 ore, eccezione fatta ovviamente per le cosiddette fasce protette del mattino e del tardo pomeriggio. La riunione sull'Amt è quella che la settimana scorsa si era protratta fino a notte fonda. «Quella notte - ricorda l'assessore Vesco - erano rimasti aperti due punti: l'Amiu e i mansionamenti». Il primo punto riguarda la conclusione della liquidazione di Ami, l'azienda della mobilità, e il relativo trasferimento, o rientro che dir si voglia, dei lavoratori in Amt. I sindacati chiedono che avvenga entro fine dicembre, l'azienda e il Comune sostengono che non è possibile perché le procedure di vendita dell'officina Guglielmetti si concluderanno a ridosso di fine anno. Il secondo punto riguarda le mansioni dei dipendenti che svolgono funzioni a livelli superiori di quelli per cui vengono pagati e il sindacato chiede che siano riconosciuti i livelli superiori di inquadramento. Nel bailamme generale esce una nuova proposta dal sindacato che chiede alla Regione di fare un'azienda unica dei trasporti a livello regionale. «Ci lavoriamo da due anni ed è il nostro obiettivo - dice l'assessore Vesco - ma non è facile: in questo momento ci sono dei problemi di natura giuridica insormontabili». I numeri della crisi 38 MILIONI E' la cifra da recuperare per far funzionare il autobus e treni in Liguria nel 2011. Il governo ne aveva tagliati 62, ma la Regione ha trovato 25 milioni di risorse proprie 9 MILIONI Sono gli incassi che deriverebbero da un aumento del 10 per cento, tra biglietti e abbonamenti, sia dei bus che dei treni. Poco più di 5 sarebbero pagati dai passeggeri dei bus I PENDOLARI IN AUTO Dal 2007 ad oggi 228 pendolari della Genova-Milano non hanno rinnovato l'abbonamento: intervistati, quasi la metà ha risposto che ormai va in auto, 75 si sono trasferiti a Milano 5% DOMANI SENZA BUS Oggi si svolge anche l'incontro per la vertenza dell'Amt: resta proclamato lo sciopero di 24 ore di domani che ovviamente fa salve le fasce protette del mattino e del tardo pomeriggio Perchè i pendolari fuggono Trasferito a Milano 33% Altro Pendolare ma in auto Trovato lavoro in altra città (non Milano) 6% 13% 14% 29% Trovato lavoro a Genova Pendolare ma in carpooling
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