ROMA - Ecco la trasmissione del risarcimento. Quella in cui la Guerra dei Due Roberti (Saviano e Maroni) si trasforma in un contraddittorio, sia pure a scoppio ritardato. L'altra volta l'autore di «Gomorra» aveva attaccato la Lega descrivendola, in certi casi, come collusa con la 'ndrangheta nel Nord d'Italia, Maroni da leghista e da ministro dell'Interno s'era arrabbiato, aveva invocato il diritto di replica e adesso eccolo qua: anche lui in scena, con il suo elenco, visto che l'elencologia sembra diventato il nuovo format per raggiungere il 30 per cento di share. «E' stata così infamante e inaccettabile l'accusa rivolta da Saviano, che ho reagito», aveva detto il titolare del Viminale dopo la trasmissione di lunedì scorso. La sua reazione sta nell'elencare - sì, l'elenco - i successi ottenuti nella lotta alle mafie, che sono «senza precedenti, nonostante le ristrettezze economiche», e nell'escludere qualsiasi legame «fra politici padani e 'ndrangheta». Ma ecco la lista, la legge il Roberto del Carroccio, anche se il capostruttura di RaiTre, Loris Mazzetti, storico collaboratore di Enzo Biagi, aveva ritenuta inidonea la sua presenza in video, ma s'è dovuto arrendere a questa sorta di legge della par condicio fra chi attacca (il Roberto casertano) e chi deve difendersi (il Roberto varesotto).
Premessa di Fabio Fazio: «Maroni ha chiesto di partecipare al nostro programma». Sì, e appare sullo schermo in completo blu, sul quale spunta dal taschino il solito fazzoletto verde. Il suo «Elenco delle iniziative per contrastare le mafie» comicia così: «Si combattono dando la caccia ai super-latitanti. Le forze dell'ordine hanno arrestato Setola, hanno preso Jovine appena una settimana fa.... Questi sono soltanto alcuni dei 28 boss arrestati. Ne mancano solo due, ma già sono alle stretten e li prenderemo fra poco». E ancora: «Stiamo confiscando patrimoni immensi e li ridiamo alla comunità civile». Di più: «Il Piano straordinario contro le mafie è appena stato approvato e questa è una buona notizia». Fabio Fazio è lì affianco al ministro. Tace. Ogni tanto - anzi sempre - approva. E Maroni, che pur di stare in video ha accettato il format faziesco cui anche Bersani e Fini si sono sottostati la scorsa settimana, dando più l'impressione di essere utilizzati dalla tivvù piuttosto che di piegare il mezzo ai propri scopi, come i politici hanno tradizionalmente sempre fatto, conducendo i propri pistolotti senza dover rispettare gli schemi e perfino i tempi che invece adesso vengono imposti dagli autori televisivi.
E comunque, riecco l'elenco di Bobo Maroni: «Le mafie si combattono rendendo le istituzioni locali impermeabili». Quindi, dritto nella polemica con Saviano: «Dire che la 'ndrangheta al Nord ha rapporti con la Lega è affermazione ingiusta e offensiva per chi, come me, contrasta le illegalità. Ed è anche smentita dalle operazioni recenti di polizia, condotte in Lombardia contro questa organizzazione criminale. Hanno portato all'arresto di esponenti politici di altri partiti, ma non del partito della Lega Nord. Nessuno di questi appartiene al Carroccio».
Ma il vero messaggio politico, piuttosto inedito, in verità, e tutto da verificare sul campo, arriva verso la fine dell'elenco maroniano o maronita. «Le mafie - spiega il ministro col fazzoletto verde - si combattono riducendo le differenze fra Nord e Sud». Come? «Cambiando le regole e andando verso il federalismo». Eccoci. «Come disse Gaetano Salvemini, un grande meridionalista, il federalismo - osserva Maroni - è l'unica via per la risoluzioone della questione meridionale. Date all'Italia del Sud una Costituzione federale: chiedeva Salvemini. E aveva ragione. Per battere le mafie, oggi, in Italia, bisogna passare attraverso il federalismo». Davvero? Il leghista neo-salveminiano non ha dubbi, ma i suoi tre minuti di show sonio terminati. Riprende la parola Fazio - Saviano ha già fatto la sua orazione, attaccando Berlusconi per le sue vane promesse sui rifiuti a Napoli - e dice: «Ministro, il suo è stato un bell'elenco». Maroni: «Sì, e voglio aggiungere che i successi contro le mafie sono di tutti, forze dell'ordine ma anche magistrati». Fazio: «Lei è qui da noi. Io posso venire al suo dicastero e fare il ministro per tre giorni?». Maroni: «Ma certo, venga, così io per tre giorni me ne vado al mare». Matteo Messina Denaro, il più pericoloso ricercato d'Italia, in quei tre giorni se la dovrà vedere con Fabio. E si divertirà.