Chi l'aveva ideata, progettata e realizzata voleva dotare Pescara e Montesilvano di un collegamento pedonale diretto, senza soluzione di continuità, nella migliore intenzione di tutelare l'ambiente, di fornire alle due città, soffocate dal cemento, un solco di verde, favorire la socializzazione in un'area sana. Insomma una sorta di percorso umano, così come l'abbiamo potuto osservare in questi anni, dove si sono ritrovati bambini, anziani, gente di ogni età che voleva passeggiare, fare footing, andare in bicicletta, al riparo dalle insidie del traffico. Per questo era stata subito denominata «strada parco». Non è poco di questi tempi.
***
Lo stanziamento di circa 35 milioni di euro, pronto cassa, ha indirizzato tutto ciò su un'altra strada (sic!): la realizzazione di un percorso per filobus con tanto di pali ricurvi messi a breve distanza a sorreggere cavi di conduzione elettrica. Un modello datato di visione del trasporto pubblico, ancora in uso in altre città inserito però in ben altra storia e contesto. Da noi il risultato è tutto da verificare. Ma quei soldi bisognava pure spenderli e subito altrimenti sarebbero tornati al mittente. I comitati contro il filobus si stanno battendo da anni con ogni sorta di mezzo. Ora perfino con lo sciopero della fame. Tra obbiezioni e inceppi burocratici la realizzazione ormai è partita. In questa diversità di posizioni una cosa è certa, che sappiamo quello che lasciamo e assai di meno ciò che realmente la «vecchia» strada parco diventerà. Forse un arido tunnel di fili percorso da un filobus silenzioso sì ma pericoloso negli attraversamenti e per i pedoni superstiti. Speriamo di no. Un mezzo frequentato da anziani esentati dal pagare il biglietto e qualche extracomunitario con fagotti di cianfrusaglie che si sposta da Montesilvano e Pescara e viceversa. Speriamo di no. Se non riuscirà a snellire veramente il traffico, come nelle intenzioni, sarà di sicuro un fallimento. Il rischio c'è perché a Pescara e dintorni è ancora forte la cultura dell'auto. Mai nessuna campagna seria è stata fatta per dissuadere i cittadini dall'uso-abuso del mezzo privato, come accade in altre città del nord che hanno un territorio favorevole come il nostro. Qualcuno ha avuto buon gioco nel portare avanti l'idea del filobus perché avrà pensato che era sprecato destinare un tracciato del genere, pure ampio, al semplice uso pedonale e ciclistico. E' vero. Allora si poteva tendere per un salto di qualità con l'intenzione di far diventare l'arteria davvero un'opera qualificante per le due città confinanti che insieme fanno quasi 200mila abitanti. Ad esempio, dotare la strada di chioschi, edicole, librerie, mercatini di ogni genere, punti di incontro ludici e culturali.
***
Una sorta di Ramblas spagnole, per intenderci, o di Lungosenna parigino. Troppo? Le idee sarebbero venute strada facendo purchè si fosse dato l'impulso in questo senso. Niente è accaduto. Così il bisogno di spendere quei 35 milioni, ovvero di tramutare il tutto in un affare economico, ha prevalso, o per lo meno sembra prevalere. Ora ritardare l'opera già iniziata appellandosi a cavilli burocratici non porterà quasi certamente a nessun risultato. A questo punto c'è solo da sperare che il costoso filobus non finisca come la fontana di Toio Ito di Piazza Salotto: un ambizioso quanto indecifrabile monumento franato su se stesso.
(*) Scrittore