ROMA. Da «Ballarò» al Tg3. La Rai è sempre più indigesta per Silvio Berlusconi. A ventiquattr'ore dall'ennesimo blitz telefonico durante il programma di Giovanni Floris, il Cavaliere torna ad accusare la televisione pubblica e in particolare il Tg3. «Avrei trovato spiritoso se ti fossi alzata in piedi dicendo nome, cognome e poi di essere una giornalista di Telekabul», dice il premier rivolto a Mariella Venditti che si presenta "solo" per nome cognome e testata. «Lei lo sa che non siamo Telekabul», replica la cronista. «Sì lo so, è anche molto peggio», controribatte il proprietario di Mediaset. «Sono molto lusingata dal riferimento al glorioso Tg3 di Sandro Curzi e compiaciuta dal fatto che Berlusconi continui a seguirci con tanta attenzione», è l'ironico commento del direttore del Tg3, Bianca Berlinguer.
Ma è «Ballarò» a scatenare le reazioni del mondo politico. In difesa di Floris si schiera Paolo Garimberti. Il presidente della Rai non ha apprezzato il nuovo monologo telefonico del capo del governo che ha accusato giornalista e programma di essere dei mistificatori per i servizi sulla spazzatura di Napoli che Berlusconi aveva promesso di far sparire in pochi giorni. «Floris è stato corretto nei toni e nei modi» e «la trasmissione rispetta i canoni del pluralismo», dice mettendo in guardia da una «campagna elettorale anticipata» giocata sulla pelle della Rai. Ma il ministro dello Sviluppo non ci sta. «Con trasmissioni orientate è difficile stare sereni per la nostra parte politica», dice Paolo Romani. Seguito a ruota dal portavoce del Pdl. «La puntata di "Ballarò" andrebbe studiata e fatta conoscere anche all'estero per mostrare il livello di manipolazione e aggressione in corso in Italia contro il diritto dei cittadini di essere informati», azzarda Daniele Capezzone. Sandro Bondi, ministro dei Beni culturali e coordinatore Pdl è preoccupato invece per la dignità della politica che esce annientata da simili programmi. «Tutte le forze politiche dovrebbero riflettere su funzioni e carattere delle trasmissiioni televisive dedicate all'approfindimento politico». L'altro coordinatore, Denis Verdini, è arrabbiato con il direttore generale della Rai: Masi dovrebbe dimettersi, visti i risultati.
Del tutto diversa l'interpretazione di opposizione e finiani. «A "Ballaro'" è stato toccato un nervo scoperto della maggioranza: quello del governo del fare», avverte Flavia Perina, direttore de "Il Secolo". «Il presidente del Consiglio è una persona che ha perso la testa e la ragione», rincara il leader di Italia dei valori, Antonio Di Pietro. La buttano sull'ironia Beppe Giulietti e Vincenzo Vita, dell'opposizione, secondo i quali le ripetute telefonate del premier a Ballarò sfiorano il reato di molestia televisiva. «Ci aspettiamo che la Rai predisponga di un suo regolamento interno per difendersi dai molestatori che, non invitati, interrompono i suoi programmi».