Dalle carte dell'inchiesta sui concorsi truccati al Comune di Montesilvano, che rischia di far finire sotto processo il sindaco Pasquale Cordoma, Lorenzo Sospiri, il consigliere comunale Luigi Marchegiani e l'ex assessore Corrado Carbani (oltre ai candidati favoriti), esce uno spaccato inqualificabile dell'amministrazione Cordoma. Quest'ultimo, che secondo la procura avrebbe divulgato il risultato dei quiz ai suoi colleghi di partito e di coalizione la sera prima delle prove per favorire i raccomandati, chiama al telefono Sospiri con il quale aveva avuto qualche diverbio e gli dice: «Se riuscite a non rompermi i c... io ti sistemo Graziano...non devi pensare che io ti voglia...io ti ho parlato chiaro ieri e l'altro ieri e oggi: ho sistemato Graziano, ho trovato il modo di sistemarlo, va bene, diglielo». Le pressioni di Sospiri erano state tante. Una volta ricevute da Cordoma le soluzioni dei quiz, Sospiri non aveva perso tempo ed aveva convocato nella sede del suo partito i raccomandati alle 11 di sera. Lo dichiara proprio uno dei candidati: «Non ebbi più alcun segnale sino alla sera prima degli esami scritti, quando ricevetti una telefonata da Graziano il quale mi invitava a passare dalla federazione di An per ritirare le tessere del partito. Sospiri, che non mi dette nessuna tessera, mi consegnò invece un foglio di carta riportante dei numeri dattiloscritti da uno a quaranta, a fianco di ognuno dei quali vi erano delle lettere dalla A alla D. Lo stesso Sospiri mi disse che quelle erano le risposte alle domande che avrei trovato nella prova scritta del giorno successivo ed io gli risposi che mi sarebbe stato comunque difficile imparare a memoria le risposte la notte prima dell'esame. Sospiri mi rispose che sarebbe stato comunque sufficiente superare l'esame con il punteggio minimo che era 21/40». E quando all'indomani dei concorsi non tutto era andato secondo i piani, e cioè non tutti i raccomandati erano riusciti ad aggiudicarsi la posizione idonea di graduatoria, Sospiri si sfoga con l'amico escluso e se la prende con Cordoma: «Secondo me c'è uno scarica barile su questa vicenda, io sono mortificato. Non mi pare possibile che un esaminatore dica un cazzo per fischio...vuol dire che abbiamo sbagliato la nostra scelta, commesso un incredibile errore politico, ovviamente la prima mortificazione e di chi ce l'ha messo a fare il sindaco». E in una successiva telefonata Cordoma si lamenta della gestione troppo invadente del segretario generale del Comune: «La c'è stato, non per scaricare le responsabilità, ma ci sono state delle situazioni gestite dal segretario comunale che mi hanno dato molto fastidio...con il quale segretario ho litigato e oggi continuerò su questa riga perché la politica la deve fare il sindaco, la giunta, il consiglio comunale, il segretario deve limitarsi solo a fare il tecnico». Il meccanismo, insomma, si era inceppato ed aveva fatto saltare gli accordi presi per la spartizione dei posti. Per questo Cordoma e gli altri rischiano il processo: le accuse sono rivelazione di segreto d'ufficio, falso e tentata truffa. Per un sindaco non è certo poco.