L'Aquila contro la Rai, per un motivo o per l'altro. Il Tg1 ha usato le immagini del corteo di luglio a Roma per coprire un servizio sugli scontri di questi giorni tra studenti e forze dell'ordine, e in città e su Internet è scoppiata la rivolta. Dall'altra parte, il commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi, dopo averci rimuginato una settimana, si è accorto che l'immagine dell'Aquila passata dalla puntata di Annozero di Michele Santoro non va bene e ha protestato con il direttore generale, Mauro Masi. Il caso più fresco è quello del telegiornale della rete ammiraglia della Rai, che ha un rapporto non esattamente idilliaco con L'Aquila. Dalle contestazioni a Maria Luisa Busi al "no Tg1 day" sulla rete sociale di Facebook dopo l'oscuramento del corteo del 16 giugno, fino alla manifestazione sotto viale Mazzini. Buon ultimo, il secondo oscuramento del corteo del 7 luglio con 5 mila aquilani nella Capitale. E proprio le immagini che non erano andate in onda quest'estate sono andate in onda l'altro ieri. Peccato che non si parlasse di terremotati, ma di studenti universitari e degli scontri sotto al Senato. Mentre la giornalista parlava di riforma Gelmini, si sono viste le bandiere neroverdi e in sottofondo il coretto «L'Aquila! L'Aquila!». Apriti cielo. Il tam tam sul web è arrivato presto alle orecchie delle istituzioni. «Disinformazione e vergognosa manipolazione - ha tuonato Stefania Pezzopane del Partito democratico - Chiedere le dimissioni del direttore del Tg1 è pletorico. Il presidente della commissione di Vigilanza Rai, Sergio Zavoli, e il garante per le comunicazioni intervengano duramente». Posizione ribadita pure dai compagni di partito Fabrizio Morri e Vincenzo Vita, componenti della Vigilanza, mentre l'Italia dei valori, con Leoluca Orlando ed Elio Lanutti si è spinta a minacciare le vie legali. Anche il vescovo ausiliare, Giovanni D'Ercole, ha voluto dire la sua: «Perché manipolare così l'informazione? Perché manipolare così gratuitamente la verità? La verità sui fatti aquilani non sempre viene presentata in modo obiettivo». Alla fine sono arrivate le scuse della redazione del Tg1, che ha detto che si tratta di «errore tecnico e non certo di una scelta editoriale». E, nell'edizione delle 20 di ieri sera, le scuse e la precisazione di un errore tecnico, «nessuna strumentalizzazione», sono state ribadite in diretta. Basterà? In un clima così elettrico è capitata a fagiuolo la lagnanza del commissario Chiodi, che non ha gradito i due mezzi collegamenti di giovedì 18 da via Garibaldi fatti da Sandro Ruotolo, inviato di Santoro, con i cittadini che si lamentavano della situazione economica disastrosa e i comitati che lanciavano il corteo-ter del 20 novembre. Per Chiodi sono emerse «solo le criticità e gli aspetti negativi riferiti da singoli cittadini» e «non è stato consentito replicare, in quanto non solo non erano presenti rappresentanti che direttamente si stanno occupando della ricostruzione, ma neanche i rappresentanti del Governo ospitati hanno avuto la possibilità di dire qualcosa "di diverso"». Insomma, un disastro, che Chiodi chiede sia riparato coinvolgendo «le strutture e le persone che possono fornire dati che concorrono a formare una più vasta e corretta informazione». Un autoinvito su Rai 3.
E sempre per colpa di un video, stavolta su Youtube, quello del "collega" del governatore, Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, che a New York che ha stangato la ricostruzione, parlando di «filantropia televisiva», «missioni-bontà», «supereroi» e «prefabbricati immondi», Chiodi sta conducendo un'altra tenzone a colpi di comunicati. Ha replicato bollando l'analisi di Vendola «approssimativa» e fatta con «spirito polemico inopportuno», ma ora deve incassare una contro-risposta: «Si è fatta propaganda sulla pelle degli abruzzesi, si sono costruiti cicli di malaffare speculando sulla vita e la morte di una città».