PESCARA. Il problema è reale. Il dibattito aperto. La soluzione è un punto interrogativo. Parliamo del superlavoro cui si sottopone il governatore Gianni Chiodi. Tra incarichi e deleghe, il presidente della Regione mette insieme 25 voci, una per ogni giorno del mese, domeniche escluse. Non c'è biglietto da visita che possa contenerle tutte.
I compagni di partito del Pdl vorrebbero spacchettare gli incarichi e ridistribuirli per arrivare a ripristinare una giunta a dieci posti anche in assenza di un assessorato alla sanità.
I tagli dovrebbero riguardare anche altri assessorati che spesso accumulano deleghe e responsabilità non coerenti tra loro.
Sabato, nel vertice del partito a Dragonara, si discuterà anche di questo.
Gli incarichi che impegnano Chiodi non sono da poco. E l'uomo non è tipo da sottovalutarli. Prende sul serio persino l'ultima carica che gli è piovuta addosso, la vicepresidenza dell'Aer, l'Assemblea delle regioni d'Europa, guadagnata nella lontana Istanbul qualche giorno fa. Una scatola vuota si direbbe, che Chiodi ha subito riempito di buoni propositi.
Innanzitutto affittando all'associazione l'esosa e inutile ambasciata abruzzese di Avenue Eloise a Bruxelles. Ovviando poi alla mancata nomina del dirigente della Regione Abruzzo nella capitale belga («che avrebbe avuto un compenso troppo oneroso per la casse regionali», ha rimarcato Chiodi), con il progetto di «costruzione di una larga rete di alleanze e di sinergie con le altre regioni e organizzazioni interregionali». Ambiziosa anche la dichiarazione programmatica di Chiodi: «Lavorerò per rafforzare la partecipazione dell'Are in Italia e all'estero, ma soprattutto per creare le migliori condizioni per le attività economiche delle regioni italiane con l'impegno a politiche di sviluppo sostenibile». A dispetto delle dichiarazioni, la vicepresidenza dell'Are resta la più leggera delle incombenze.
Ad assorbire le energie di Chiodi sono soprattutto le due cariche commissariali: quella alla Ricostruzione, gravida di impegni e di incognite; e quella al Piano di rientro della Sanità, la cui gestione giornaliera è affidata però a un tecnico abile e operoso, la sub-commissaria Giovanna Baraldi, e alla augurabile efficienza dei direttori generali delle quattro Asl.
Dal giorno delle dimissioni di Daniela Stati, Chiodi ha sulle spalle anche l'assessorato alla Protezione civile e all'Ambiente, che vuol dire anche rifiuti. E dalle dimissioni di Lanfranco Venturoni da assessore alla Sanità, il governatore è orientato ad assorbire quella delega nella funzione commissariale.
Ci sono poi le deleghe che affiancano quella alla presidenza della giunta regionale. In larga parte sono una eredità legata alla carica di governatore (a occhio quelle di Del Turco erano persino più numerose). Ma alcune sono tutt'altro che trascurabili. Per esempio la delega all'energia, che è strategica per una regione come l'Abruzzo. Ci sono poi deleghe che si sovrappongono a quelle di altri assessorati: Programmazione e sviluppo (che avrebbe più senso nelle attività produttive, così come la delega alla Promozione all'estero) oppure Tutela valorizzazione del paesaggio, che è materia piena dell'assessorato dell'Ambiente.
Tutte queste deleghe naturalmente si riverberano sulle funzioni del capo della sua segreteria, Antonio Sorgi, che il coordinatore e vicecoordinatore del Pdl Filippo Piccone e Fabrizio Di Stefano vorrebbero alleggerire.
Si riproduce insomma a livello regionale la concorrenza di competenze che la Regione affronta ogni giorno con lo Stato e che spesso porta all'impugnativa delle sue leggi. Il rimpasto di giunta potrebbe forse portare un po' di chiarezza.