L'AQUILA. Passeggiano tra gli stand un po' spaesati. Negli zaini un panino per il pranzo, sogni e speranze per il futuro. Arrivano da tutto Abruzzo per chiedere informazioni sulla facoltà che intendono intraprendere o per lasciare un curriculum a quell'azienda che potrebbe averne bisogno.
E' l'esercito di ragazzi che, tra ieri e mercoledì, ha popolato la seconda edizione del Salone dello Studente, all'interno della Guardia di finanza di Coppito. Per molti è la prima visita al capoluogo dopo il terremoto. Hanno visto le macerie in tv e poi mentre arrivavano in città dai bus. Dicono di non avere paura del sisma, ma sanno che «vivere all'Aquila è difficile».
E' per questo che molti di loro non hanno dubbi: frequenteranno l'università in un'altra città.
«Per alcuni ragazzi il Salone equivale ad una gita scolastica» spiega il docente della facoltà di Fisica, Adriano Filipponi, che per tutta la mattinata è rimasto dietro lo stand dell'ateneo aquilano a dare informazioni, «altri sono davvero interessati. Questo è un primo contatto: i ragazzi prendono depliant, gadget e fanno qualche domanda, poi tornano a casa».
I ragazzi che girano tra gli stand, in molti casi, non hanno ancora le idee chiare. «Mi sono informato, insieme ad alcuni amici, per le facoltà di Lettere, Lingue, Matematica e Ingegneria» dice Gabriele Tedeschini, del liceo scientifico di Guardiagrele, «tuttavia non resterò in Abruzzo. Vorrei fare un'esperienza di vita diversa. Ritengo che uscire dal proprio ambiente, di tanto in tanto, possa solo far bene».
Della stessa scuola Francesca Di Federico che vorrebbe diventare avvocato e per questo ha deciso di frequentare Giurisprudenza. «Andrò a Teramo» sottolinea, «è la più vicina a casa». La sua amica, Francesca Ferrari, invece farà il test per Medicina. «In ogni caso» spiega, «non all'Aquila: quella di Chieti si dice sia più semplice. Gli iscritti all'ateneo aquilano in media si laureano con più tempo e anche gli esami sono più difficili».
Anche Alex Di Nizio, di Pescara, vorrebbe diventare medico. «Penso che non studierò nel capoluogo» ammette, «la situazione qui è difficile, soprattutto per gli alloggi. Sappiamo di amici che non riescono a trovare appartamenti in affitto o che sono costretti a pagare cifre esorbitanti per posti letto in periferia. Il costo è aumentato notevolmente dopo il terremoto».
Insomma, lo stand dell'ateneo aquilano è il più affollato, ma molti hanno già scartato l'ipotesi di frequentare l'università del capoluogo, nonostante tutti apprezzino la sua offerta formativa.
Gli studenti delle superiori chiedono informazioni ai senior, ragazzi più grandi agli ultimi anni di università. Tra loro ci sono tanti aquilani, ma anche giovani che avevano scelto L'Aquila come città per studiare prima del sei aprile 2009 e poi hanno deciso di non tradirla.
«Qualche mio amico è andato via» dice Ramona Biordi, rappresentante della facoltà di Scienze motorie e originaria di Frosinone. «Io sono voluta restare perché negli anni mi sono affezionata alla città e ai suoi abitanti. Prima del sisma vivevo in pieno centro. Quella notte, per fortuna, ero tornata a casa dei miei genitori. L'appartamento che avevo in affitto è distrutto. Certo le condizioni oggi all'Aquila sono difficili, però l'ateneo è ancora valido ed è in grado di fornire tutti gli strumenti necessari per un'ottima formazione. I problemi che bisogna risolvere prima di tutto sono inerenti ai trasporti e agli alloggi».
Veronica Vivio, invece, è di Paganica e sta per finire Economia. Lei a trasferirsi proprio non ci pensa. «E' la mia città» sorride, «terremotata o no. Anzi, per la nostra facoltà la situazione logistica è quasi migliorata. La nuova sede, all'interno della Reiss Romoli è molto grande e funzionale. E dopo il terremoto i professori si sono dimostrati più disponibili. E' aumentato il numero delle lauree e degli esami sostenuti».
Si sente un'animale protetto, invece, Simone Virgili, rappresentante per la facoltà di Lettere e Filosofia. «Siamo sempre meno» dice, tra lo scherzo e la preoccupazione, «la facoltà è passata da 2500 iscritti a 1400, con una perdita quest'anno di circa 110 immatricolazioni». I numeri della sua facoltà li ricorda bene. «A livello nazionale Lettere è scesa di circa il 20 per cento, ma noi siamo quasi al 50» dice. «La colpa penso sia da imputare anche alle scelte dell'ateneo. A Bazzano siamo una cattedrale nel deserto: non ci sono bar, né mense e i trasporti sono limitati». Non finisce di parlare, però, che una ragazza gli si avvicina: «Potresti darmi qualche informazione su Lettere?».