ROMA - «Conferma che il Governo vuole uniformare la restituzione delle tasse non versate a quanto accaduto in Umbria e Marche?». «Confermo». Il premier è laconico ma fermo, e dall'affollata sala di palazzo Chigi, da dove va in scena una sorta di maxi monologo "operazione verità" sul terremoto, ribadisce che si sta tentando di decurtare i tributi da pagare e possibilmente rimandare l'avvio dei versamenti, previsto per gennaio. Non è dato sapere cifre e modalità precise, la trattativa è in corso. Il presidente Chiodi, che siede accanto a Berlusconi, Letta e Gabrielli, lascia intendere che sì, ci sarà un taglio, ma probabilmente non del 60% e che si lavora a un'ipotesi di rinvio di un anno, almeno per ora. L'ultima parola, come sempre, spetterà al ministro Tremonti che, insieme al premier e al collega Fitto, nella fredda giornata romana presenta prima il piano per il sud e poi si alza proprio nel momento in cui si comincia a parlare del terremoto. Incombe una conferenza telefonica sulla crisi dell'euro. Berlusconi prende la parola prima che si siedano Chiodi, Letta e Gabrielli: «Sono già stati avviati dodicimila cantieri sugli edifici che avevano subito danni. Per il centro storico il problema è delle autorità locali: il Governo ha messo a disposizione i fondi, ma gli enti devono fare studi approfonditi edificio per edificio». Il premier torna a parlare anche delle macerie: «C'è stata una vasta opera mistificatoria di giornali e televisioni. Ricordate il popolo delle carriole?». L'ultimo ad arrivare è Letta, di cui Berlusconi esalta le doti da grande lavoratore: «Non a caso viene da una terra dura e forte come l'Abruzzo». È la volta di Gianni Chiodi, che con tanto di presentazione video snocciola dati e cifre «per dipanare una serie di questioni». E cioè che i fondi ci sono, la ricostruzione è cominciata, le macerie verranno rimosse per tutta la durata dei lavori. «Esiste già una legge sul terremoto - attacca Chiodi -, tutti coloro che ne invocano un'altra dovrebbero prenderne atto». E i fondi? «Sono stati stanziati 14,767 miliardi di euro. Le disponibilità contanti ammontano a 1,088 miliardi di euro: 245 milioni per l'emergenza, 803 per la ricostruzione. In più c'è un'altra dotazione attraverso i mutui senza obbligo di restituzione di due miliardi. Dunque in totale abbiamo subito disponibili 3,088 miliardi. Ai soggetti attuatori sono stati trasferiti 267 milioni di euro». Scorrono velocemente i grafici sulle persone che sono rientrate in casa, sulla diminuzione della popolazione alloggiata in hotel e su quella che usufruisce dell'autonoma sistemazione. Sul centro storico: «Vedo spesso i media girare con le videocamere al seguito per sottolineare le criticità. Queste non sono imputabili al Governo. Il decreto Abruzzo dice che i sindaci dei Comuni predispongono i piani di ricostruzione. Beh, siamo in fervida attesa». «Come Governo - chiude Chiodi - rigettiamo la propaganda infondata che dice che la ricostruzione non è iniziata e i fondi non ci sono». Anche Gabrielli è sulla stessa linea: «Mi prende lo sconforto. Sono stato 13 mesi in Abruzzo e all'improvviso sembra che non si è fatto nulla. La cosa di cui vado più fiero è che in cinque mesi abbiamo rimesso a scuola 17.500 studenti. C'è stato, inoltre, uno sforzo corale per il rispetto della legalità: la stragrande maggioranza delle opere è stata fatta con procedure ad evidenza pubblica. Questa rappresentazione della cricca e del magna magna non è una buona comunicazione e non fa bene al Paese». Berlusconi ha rincarato la dose: «L'operazione Abruzzo è stata straordinaria. È una cosa indegna, abietta, criminale e anti-italiana criticare infondatamente ciò che hanno fatto gli uomini dello Stato». Rispondendo alle domande dei cronisti, Chiodi ha ribadito che il prezziario per le abitazioni del centro storico prescinde dai piani di ricostruzione e che le variazioni allo studio riguardano solo i casi di demolizione e ricostruzione. E le polemiche con Cialente degli ultimi giorni? «Ho semplicemente ricordato al sindaco, che si era lamentato, che abbiamo trasferito una cifra pari al 77% delle richieste. Con Cialente andiamo perfettamente d'accordo. Ma il Comune, così come facciamo noi, pubblichi sul proprio sito come ha utilizzato i soldi». Intanto sulle modalità attuative della zona franca ieri c'è stato un rinvio.