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Pescara, 14/04/2026
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27/11/2010
Il Centro
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«Tasse come per Umbria e Marche». Berlusconi-show: macerie tolte, tocca al sindaco rifare il centro. Monologo a palazzo Chigi «Chi critica è abbietto» Chiodi: non c'è bisogno di una legge, esiste già |
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ROMA. Macerie e immondizia? Risolto. Ricostruzione dell'Aquila? Partita. Ritardi? Se ci sono non è per colpa nostra ma del Comune. Infine, il colpo di teatro. Tremonti s'è appena alzato, quindi non può sentirlo. Allora Berlusconi dice che «sulle tasse gli abruzzesi avranno lo stesso trattamento di Umbria e Marche. Confermo, sì, che ci stiamo lavorando». Guai, poi, a chi critica governo e Protezione civile. Come minimo fa qualcosa di «indegno, abbietto, criminale, anti-italiano». Berlusconi-show a palazzo Chigi, dove va in scena il monologo governativo sulla ricostruzione. «TUTTO A POSTO». Insomma, è colpa «della stampa e della tv dell'opposizione» se dei mirabili esempi dell'Aquila e di Napoli viene data una diversa versione, con la stampa nazionale che «si aggira» in centro storico facendo vedere le macerie. Il premier puntella il commissario-presidente Gianni Chiodi una settimana dopo il corteo dei ventimila. Il presidente-commissario, allora, può declamare la sua «Relazione sullo stato della ricostruzione febbraio-novembre 2010» con cui il governo risponde «alle mistificazioni». IMPRESA ECCEZIONALE. A Roma il sole, all'Aquila la neve. La realtà del tempo meteorologico diventa la metafora di quale sia la percezione della devastazione aquilana nei palazzi del potere. Nella sala stampa di palazzo Chigi il premier, che dice di sentirsi «36 anni», entra coi ministri Tremonti e Fitto per parlare del Piano per il Sud. E il piano per L'Aquila? Il premier congeda i ministri: «Andate, grazie, avete il mio permesso. Io devo restare perché dobbiamo parlare dell'Abruzzo. Ecco che arriva Gianni Letta, uno che lavora il triplo di una persona normale, non ha fatto un giorno di vacanza». «Anzi, è talmente incorporato qui che noi diciamo Palazzo Letta». E giù risate. «Noi non leggiamo i giornali. Noi lavoriamo, gli altri criticano». In prima fila, col portavoce Bonaiuti, anche il generale dei carabinieri a riposo Riccardo Trinchieri, 88 anni, che ha casa a Montereale. Berlusconi attacca. «La risposta del governo è stata eccezionale. Un'operazione straordinaria, efficace, tempestiva. E tutto è avvenuto in modo regolare». NESSUNA COLPA. «Nessuna inadempienza del governo: i fondi per la ricostruzione sono disponibili, sono le autorità locali che devono impegnarsi». Ecco la prima bordata al grande assente, Massimo Cialente, che pure un incontro a Roma l'ha chiesto da tempo. Già vicecommissario del governo ma ora finito nel cono d'ombra, dopo le sue dimissioni, il sindaco ne riceverà altre, durante l'ora di adorazione del «fare» governativo. «I fondi sono stati messi a disposizione dal governo, ma sono le autorità locali che devono fare delle indagini approfondite perché bisogna stabilire se si può ricostruire e riparare un edificio oppure se occorre abbatterlo». Conclusione: «I ritardi sono un'operazione di cui non si può attribuire la responsabilità al governo centrale. Anche qui c'è stata una vasta opera mistificatoria dei media. Vi ricordate il popolo delle carriole? Ci risultano aperti quasi 12mila cantieri di abitazioni e impianti industriali che hanno subìto danni ma che possono essere ristrutturati e rimessi a nuovo. L'impegno è stato totale per chi ha perso completamente la casa. Più di 20mila persone sono nei nuovi alloggi antisismici». Più tardi si dirà «case per 30mila persone». L'ultimo report dà numeri diversi. MACERIE-MATERIE. «Per lo spostamento di queste materie, macerie», prosegue Berlusconi in un crescendo oratorio, «ci siamo messi a disposizione immediatamente con i vigili del fuoco e con l'esercito, ma le autorità locali hanno fatto una delibera per far lavorare le aziende locali. Nessuna inadempienza nostra». Se le macerie hanno ingombrato e ingombrano ancora il centro storico la colpa è, pure questa, del Comune. «Il centro storico richiederà diversi anni». QUESTI FANTASMI. Ha la strada spianata, Gianni Chiodi, quando prende la parola per dire che «siamo qui per informare coi dati ufficiali». La relazione di 15 pagine era pronta già dal 9 novembre. Ma allora il premier andò via dall'Aquila troppo in fretta e Chiodi fu costretto a riporla nel cassetto. «Non fa niente, lo dico oggi», annuncia mentre arriva a palazzo insieme al nuovo vicecommissario Antonio Cicchetti. «Il governo ha messo 14 miliardi. Vedo le troupe aggirarsi per il centro storico. Notano delle criticità e attribuiscono i ritardi al governo. Ma il decreto dice che i sindaci fanno i piani per la ricostruzione. Siamo in fervida attesa: molti piani sono in fase avanzata, altri no. È un adempimento devoluto ai sindaci, l'hanno voluto loro. Su questo non ci sono responsabilità del governo. Non è vero che la ricostruzione non è iniziata e che i soldi non ci sono». «SIAMO PRONTI». «Noi siamo pronti», assicura Chiodi, «a finanziare questi piani». E il prezzario inadeguato che fa dannare gli ingegneri? «Verrà modificato, ma solo per le ipotesi di sostituzione edilizia, abbattimento e ricostruzione. Vi posso dire che il decreto è alla firma. Nel terremoto di Umbria e Marche il prezzario ha subìto diverse modifiche e finora, per le case E, sono arrivate 400 richieste di finanziamento, alle quali evidentemente l'attuale prezzario è assolutamente rispondente alla realtà di mercato». «SPOPOLAMENTO ZERO». Un'altra cosa che fa felice Chiodi è che «il temuto spopolamento non c'è stato. Infatti dal 6 aprile 2009 la popolazione dell'Aquila si è ridotta di sole 1500 unità, un decremento al di sotto delle più ottimistiche e rosee previsioni fatte subito dopo il sisma». TASSE, LA PROMESSA. Chiodi, poi, superando la promessa di Berlusconi, aggiunge che «ci sono margini anche per un rinvio della restituzione» da gennaio. Anche se l'Agenzia delle Entrate ha già dettato le condizioni per la ripresa, facendo infuriare Luca Ricciuti (Pdl). «È partito il confronto col ministero per vedere se è possibile una riduzione. Sessanta? Quaranta per cento? Per ora non si può dire niente. Ci stiamo lavorando. Le macerie? Noi le abbiamo tolte 2 volte. Il problema sono stati i puntellamenti, che le hanno ricreate. Ci saranno fino a quando ci sarà ricostruzione. Macerie su vie pubbliche non ce ne sono più». LA LEGGE NON SERVE. E sempre in tema di bordate, un siluro parte dritto dritto pure verso la proposta di legge popolare che sta raccogliendo consensi a destra e a sinistra per arrivare, il prima possibile, al traguardo delle 50mila firme. «La legge esiste», rincara la dose il commissario. «Oggi si dice che c'è bisogno di una legge, ma la legge esiste, è il decreto 39, una legge organica che altre catastrofi come il terremoto di Umbria e Marche non hanno avuto». I SOLDI. Mentre scorrono immagini e dati sul video, Chiodi fa i conti. «Ci sono 14,767 miliardi di euro. La cosiddetta disponibilità di cassa, invece, a oggi, risulta essere complessivamente di 3,088 miliardi di euro. Circa 800 milioni sono disponibili nella contabilità speciale dedicata alla ricostruzione, circa 245 nella contabilità speciale dedicata all'emergenza e 2 miliardi di euro nella cassa depositi e prestiti». Annunciati anche i 118 milioni per gli edifici pubblici del centro storico e i sottoservizi. Insomma, soldi a palate. LEGALITÀ. «Niente cricca. All'Aquila c'è stato uno sforzo corale per il rispetto della legalità». Senza maglietta blu, ma in giacca e cravatta per la Protezione civile nuovo corso, il prefetto Franco Gabrielli afferma che «tutte le gare sono state a evidenza pubblica e le procedure sono state rispettate con puntiglio. E questo lo si deve a tutte le persone oneste che hanno lavorato in quella fase. Su una cosa non intendo mai recedere: il rispetto della legalità. Questa rappresentazione della cricca, del magna magna, del vogliamose bene non è una buona comunicazione e non fa bene al Paese». STOP DOMANDE. Impossibile sapere di più sulle tasse. Così come conoscere l'opinione del governo sulle migliaia di aquilani di destra e di sinistra che scendono in strada per chiedere legge, diritti, certezze. Il microfono viene spento. Il premier vola a Napoli. A Roma sole. All'Aquila neve.
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