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Pescara, 14/04/2026
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Data: 27/11/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Chiusa l'inchiesta: archiviazione per Brucchi e la Stati. I loro chiarimenti sono stati ritenuti soddisfacenti dalla Procura di Pescara. Gli indagati ora sono undici

PESCARA - Si potrebbe dire che ha impiegato meno tempo la Procura di Pescara a chiudere l'inchiesta sui rifiuti che l'ormai ex assessore regionale alla Sanità, Lanfranco Venturoni, a presentare le dimissioni. L'avviso di conclusione è stato infatti firmato un paio di giorni fa e, a differenza della prima imputazione, che il 22 settembre scorso fece finire in manette Venturoni e l'imprenditore Rodolfo Di Zio (il primo è attualmente all'obbligo di dimora e il secondo ai domiciliari), c'è una sostanziale variazione: l'esclusione dell'ex assessore regionale Daniela Stati (che aveva soltanto il reato di favoreggiamento) e quella del sindaco di Teramo, Maurizio Brucchi (che invece era accusato di corruzione). I loro chiarimenti hanno consentito al pool (Trifuoggi, Mantini e Varone) di stralciare le loro posizioni per archiviarle.
Il resto dell'impianto accusatorio resta praticamente invariato con l'ingresso di Luca Franceschini, consulente della Proger srl, accusato di turbativa d'asta per quella simulata ricerca di mercato che doveva favorire la Deco; e l'altra novità è l'inserimento, fra gli indagati, di quest'ultima società come persona giuridica. In totale, dunque, le persone indagate sono undici: oltre a Venturoni (accusato di peculato, corruzione, abuso d'ufficio, turbativa d'asta), Rodolfo Di Zio e Franceschini, ci sono Ferdinando Ettore Di Zio, i senatori del Pdl Paolo Tancredi e Fabrizio Di Stefano, Vittorio Cardarella, Giovanni Faggiano, Sergio Saccomandi, Ottavio Panzone e Paolo Bellamio.
Insomma a nulla sono servite le memorie presentate dai due senatori (accusati di corruzione) che comunque hanno preferito non rispondere alle domande del Gip Campli (Tancredi) o non presentarsi (Di Stefano). Resta il fatto che in meno di due mesi la Procura ha chiuso questo troncone di inchiesta (quello su Montesilvano dove sono coinvolti il sindaco Pasquale Cordoma e l'attuale consigliere regionale Pdl Lorenzo Sospiri, seguirà a ruota), impedendo strumentalizzazioni da parte della politica che in questo periodo ha fatto quadrato attorno a Venturoni, facendolo dimettere soltanto qualche giorno fa, dopo aver lanciato strali contro la magistratura. E invece l'impianto accusatorio ha retto, visto che nessuno dei ricorsi presentati da Venturoni e Di Zio ha trovato accoglienza da parte dei giudici del Riesame.
Al centro dell'inchiesta, come ormai tutti sanno, c'è il business della realizzazione del termovalorizzatore di Teramo, un affare da 250 milioni di euro che il duo Venturoni-Di Zio, ritenuti dalla procura soci di fatto, avrebbe voluto portare a casa. Di Zio sarebbe stato favorito in ogni modo, riuscendo ad entrare in società con la Team Ambiente, società pubblico-privata, senza nessuna gara, ma con stratagemmi societari: tutte questioni documentate che non vanno certo interpretate. Di Zio, inoltre, avrebbe elargito contributi elettorali, sollecitato dai senatori, secondo quanto sostiene l'accusa, e in particolare da Di Stefano (a suo carico anche un episodio di corruzione che sarebbe documentato). Grandi manovre anche per consentire alla Team Tec di Di Zio di chiudere il cerchio dell'affare: e ci riferiamo al brevetto che la Ecodeco di Milano avrebbe quasi dovuto "regalare" alla Deco in cambio del suo ingresso (senza appalto) per la realizzazione del termovalorizzatore (fatti testimoniati dallo stesso amministratore delegato della Ecodeco, Michele Sparacino).
Adesso, dopo le notifiche, ogni indagato avrà venti giorni di tempo per chiedere interrogatori o approfondimenti di indagini, prima che il tutto si formalizzi nella richiesta di processo.

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