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Data: 27/11/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Venturoni, per la procura è corruzione. Inchiesta chiusa: confermate le accuse anche per Di Zio, escono di scena Stati e Brucchi

PESCARA. Il quadro accusatorio resta immutato: per la procura l'ex assessore regionale alla Sanità Lanfranco Venturoni deve rispondere di corruzione, peculato e abuso d'ufficio. Ieri mattina, l'inchiesta sullo scandalo dei rifiuti, l'intreccio tra politica e affari esploso il 22 settembre con l'arresto dell'allora assessore Venturoni e con i domiciliari per l'imprenditore dei rifiuti di Spoltore Rodolfo Valentino Di Zio, si è chiusa confermando i sospetti per gli indagati, per i senatori del Pld Fabrizio Di Stefano e Paolo Tancredi, ma facendo uscire di scena due nomi di spicco: l'ex assessore regionale all'Ambiente Daniela Stati e il sindaco di Teramo Maurizio Brucchi che vanno verso l'archiviazione. Il procuratore Nicola Trifuoggi e i pm Anna Rita Mantini e Gennaro Varone hanno firmato l'avviso di conclusione delle indagini e, dalla notifica, gli indagati avranno 20 giorni per presentare memorie, produrre documenti e chiedere di essere interrogati.
LA CURRUZIONE. Il reato più grave, la corruzione, è rimasto in piedi. E' per questo che Venturoni, oggi all'obbligo di dimora, è finito in carcere quella mattina di fine settembre, nel giorno in cui a palazzo di giustizia l'inchiesta prendeva le sembianze di un «sistema di potere in cui contavano solo i soldi e non l'interesse pubblico» e veniva definita come peggiore della Sanitopoli che decapitò la giunta Del Turco. Al centro del sistema c'è un impianto di bioessiccazione di rifiuti nel Teramano che il gruppo Di Zio avrebbe voluto realizzare aggirando, per l'accusa, due norme fondamentali: la legge regionale che, appunto, doveva essere modificata e la gara d'appalto europea che invece doveva essere ignorata. Tra gli indagati ci sono due Di Zio, Rodolfo Valentino, ex amministratore Deco, oggi ai domiciliari (con un permesso di lavoro dalle 9 alle 12), e il fratello Ettore Ferdinando Di Zio, ex presidente del cda Deco, per cui le cui accuse sono state confermate. I Di Zio, com'era scritto nell'ordinanza di custodia cautelare, «mettono a disposizione il loro patrimonio ogni volta che sia necessario finanziare campagne elettorali e assicurare assunzioni». Tra il gennaio 2007 e il dicembre 2008, Venturoni effettua versamenti di denaro contante per 33.222 euro: «date suggestive» per il gip Guido Campli, coincidenti con il periodo in «cui veniva presentato il progetto per il bioessiccatore». L'ex assessore, in veste di presidente del cda della Team, la società mista che gestiva i servizi ambientali del Comune di Teramo, avrebbe cercato una corsia preferenziale per i Di Zio e, da quell'affare, per l'accusa, avrebbe ricevuto una fetta di guadagno.
I SENATORI. L'inchiesta si chiude lasciando inalterate anche le due posizioni dei nomi più importanti: i senatori del Pdl Fabrizio Di Stefano e Paolo Tancredi, indagati sempre per corruzione, e che avrebbero speso la loro influenza per pilotare l'aggiudicazione dell'appalto al gruppo Di Zio. Per i pm, Tancredi avrebbe chiesto a Di Zio un contributo elettorale di 20 mila euro per la candidatura a sindaco di Brucchi. Di Stefano, invece, avrebbe chiesto soldi per la sua corrente politica ed esercitato pressioni per far cambiare la legge sui rifiuti. Ma tra i presunti versamenti sollecitati, quello in favore del candidato al Parlamento europeo Crescenzio Rivellini, 20 mila euro, 5 mila dei quali tornati da Napoli al senatore sotto forma di assegno.
ESCONO STATI E BRUCCHI. La procura ha raccolto, a novembre, le testimonianze dell'ex assessore Stati, finita nei guai per favoreggiamento, e del sindaco Brucchi, sospettato di corruzione. Ma per il pool, i due amministratori hanno chiarito le loro posizioni e andranno verso l'archiviazione.

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