MONTESILVANO. Cordoma e Sospiri, dopo le perquisizioni per i concorsi truccati, hanno provato a mandare a monte l'inchiesta della squadra mobile facendo pressioni sui candidati raccomandati. Lo sostiene la polizia in un'informativa, un atto che è alla base della richiesta di rinvio a giudizio decisa dal pm Giampiero Di Florio. Per la polizia, la condotta di Cordoma e Sospiri è stata «grave», «riprovevole» e «mirata all'inquinamento probabotorio».
Ad accusare Cordoma e Sospiri ci sono le telefonate.
I concorsi per 16 posti a tempo determinato al Comune di Montesilvano sono nati sotto una stella sfortunata: i raccomandati non sono riusciti a superare l'esame del 2007 neanche con la spinta dei politici. Troppo preparati per lo scritto, troppo impreparati all'orale.
Così si è scatenato uno scontro tra il sindaco Pasquale Cordoma e Lorenzo Sospiri, coordinatore provinciale del Pdl e consigliere a Pescara e alla Regione. Ma l'analisi dei tabulati telefonici dimostra che la politica si è interessata per spartirsi i posti in palio.
«Il concorso», dice la polizia, «può dirsi caratterizzato da azioni illecite finalizzate a far prevalere interessi di partito su quelli pubblici, in un contesto che ha visto come principale attore un inqualificabile sindaco Cordoma».
Per la polizia, «la sera del 10 dicembre 2007 il sindaco ha vergognosamente smistato le soluzioni a diversi amministratori». In base alla ricostruzione, il 10 dicembre di tre anni fa, a poche ore dallo scritto, c'è stato un vorticoso giro di telefonate tra Cordoma e Sospiri. Ma sui tabulati ci sono anche i nomi e i cognomi di altri politici. La consegna delle soluzioni dei quiz non è bastata a garantire l'assunzione ai raccomandati: l'orale è stato una mazzata. Un esempio? La protetta di Luigi Marchegiani, capogruppo Pdl: «Neanche a dirlo», annota la polizia, «la candidata ha ottenuto allo scritto 40/40. L'orale non ha confermato le buone attitudini evidenziate allo scritto: la candidata, ottenendo il minimo, 18, è stata dichiarata non idonea».
Ma se la raccomandazione non è bastata, gli amministratori non si sono persi d'animo: «Le soluzioni ci sono sempre. Finché c'è la salute grazie a Dio», si lascia andare Sospiri con una parente di una candidata. Però quando si è saputo dell'indagine sul malaffare dei concorsi, la politica ha tentato di proteggere se stessa: «È apparsa grave e riprovevole», annota la polizia, «la condotta di Cordoma e Sospiri che, subito dopo le perquisizioni, hanno prodotto una attività mirata all'inquinamento probatorio. Rilevante il condizionamento dei testi: alcuni hanno ammesso di aver riferito della convocazione della polizia al sindaco. «Sospiri», prosegue l'informativa, «non prima di aver fatto buttare le copie dei quiz rimaste nella sua abitazione dal fratello, ha invitato Cordoma, con voce pacata e decisa, a parlare con i suoi collaboratori». Questo è un passaggio della telefonata. Cordoma: «Io non so come chiamarti, vediamo un po'».
Sospiri: «Tu sei stato in Comune? Hai parlato con i tuoi collaboratori?».
Cordoma: «Sì, sì».
Per la polizia, il sindaco ha usato «una banale scusa» per raggiungere Carbani e parlargli di persona dribblando i cellulari. Ecco l'intercettazione. Cordoma: «Ciao, dove sei?».
Carbani: «In albergo».
Cordoma: «Rimani ancora un pochino».
Carbani: «Ti aspetto prendiamo un caffè».
Cordoma: «Ma il 27 e 28 lo hai libero l'albergo?».
Carbani: «Sì».
Cordoma: «Dopo parliamo un po' di questa cosa».
Carbani: «Ne parliamo, sì, sì».