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Pescara, 14/04/2026
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Data: 27/11/2010
Testata giornalistica: Il Tempo - Edizione Abruzzo
Berlusconi scagiona il governo sui ritardi nella ricostruzione a L'Aquila. Tutte le colpe ai Comuni.

L'AQUILA Chiodi e Berlusconi fanno il punto sulla ricostruzione e puntano il dito contro le istituzioni locali. Il ritardo nella ricostruzione deve avere un imputato e ieri molti sassolini sono stati tolri. «Il Governo ha messo a disposizione 14 miliardi per la ricostruzione in Abruzzo, è stato fatto un lavoro straordinario - ha esordito il governatore d'Abruzzo - spesso i media si aggirano per il centro storico dell'Aquila, vedono delle criticità e attribuiscono i ritardi al Governo. Ma il decreto dice che i sindaci dei Comuni predispongono i piani per la ricostruzione degli edifici. Siamo in fervida attesa di questi piani: molti sono in fase avanzata, altri no. È un adempimento devoluto ai sindaci, su questo non ci sono responsabilità del Governo. Abbiamo trasferito al sindaco dell'Aquila una cifra pari al 77% delle somme richieste. Ogni somma trasferita, nel nome della trasparenza, viene pubblicata sul sito del commissario, vorremmo che anche i Comuni rendessero noto come hanno usato i fondi trasferiti. Sappiamo che in alcuni casi non sono stati assegnati ai beneficiari finali»». Chiodi, che è anche commissario delegato per la ricostruzione richiama i sindaci avelocizzare la burocrazia che rallenta questa fase post terremoto. «Non è vero che la ricostruzione non è iniziata e che i soldi non ci sono», ha concluso. «Il governo non è inadempiente nell'opera di ricostruzione in Abruzzo, il problema ora riguarda gli enti locali abruzzesi». Silvio Berlusconi afferma che «ci risultano aperti quasi 12.000 cantieri che riguardano le abitazioni e gli impianti industriali che avevano subito danni ma possono essere ristrutturati e rimessi a nuovo. L'impegno del governo è stato totale per chi ha perso totalmente la casa, per il resto abbiamo avviato i cantieri. Il problema riguarda le autorità locali, i fondi ci sono ma le autorità locali devono fare verifiche edificio per edificio per capire se si può o meno ristrutturare. È un'operazione questa di cui non si può attribuire il compito al governo locale". Il presidente del Consiglio ha lamentato che «c'è stata un'azione mistificatrice dei media, ricordate il popolo delle carriole. Le autorità locali avevano chiesto di attribuire a imprese locali questo compito per riavviare l'economia e invece ci siamo visti proiettati su tv e giornali come se non stessimo lavorando. Non c'è nessuna inadempienza del governo, sono le autorità locali che devono fare questo lavoro di ricostruzione». È intervenuto anche il capo della Protezione civile, Franco Gabrielli, prefetto all'Aquila nelle ore successive al sisma. «Su una cosa non intendo mai recedere: il rispetto della legalità. La rappresentazione della cricca, del magna magna non è buona comunicazione e non fa bene al paese perché la legalità all'Aquila è stata rispettata». E proprio sulla trasparenza dell'utilizzo delle somme da parte dei sindaci non si avverte alcuna replica. Il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente, dopo aver appreso i contenuti della conferenza stampa di Palazzo Chigi «Sono molto preoccupato. Lo scaricabarile andato in scena disorienta gli italiani e non dà nè risposte nè certezze ai cittadini aquilani. Il problema che ho sollevato è molto grave e riguarda la governance della ricostruzione e la chiarezza sulle norme e sui finanziamenti. I piani di ricostruzione sono un finto problema, dal momento che ancora non parte la riparazione degli edifici più danneggiati, quelli in categoria E, a causa delle lacune nel prezziario, che sta bloccando progettisti e cittadini. Quanto alla richiesta di "trasparenza", il commissario dovrebbe sapere che sul nostro sito, da oltre un anno, vengono inseriti e aggiornati i dati relativi ai pagamenti di opere provvisionali, contributi per la ricostruzione cosiddetta leggera e per l'autonoma sistemazione, indennizzi e così via». E oggi. ospite di Tv talk su Rai Educational, affronterà il problema della restituzione delle tasse. «L'idea che da gennaio dell'annoprossimo o del 2012 o del 2013, gli aquilani ricomincino a pagare le tasse, questo il governo se lo deve scordare, perchè sennò succede una rivoluzione e io sarò tra quelli in testa alla rivoluzione!».

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