ROMA Comincia a via Merulana accompagnando ritmiche movenze alla voce squillante di Gloria Gaynor (I will survive) che esplode da un tir presidiato da giovani studenti. Finisce nel "tempio" di San Giovanni intonando le note di "Bella Ciao".
Mattinata limpida, neppure troppo rigida, e indimenticabile per Susanna Camusso al grande esordio dinanzi al popolo della Cgil: migliaia di presenze che si riversano come torrenti in piena nella piazza sacra al sindacato. Lavoratori attivi, pensionati, giovani.
E poi striscioni, palloncini rossi, bandiere. Bruciato un manichino in legno con le sembianze di Silvio Berlusconi. Lungo il tragitto da piazza Esedra a San Giovanni, Susanna incontra (e abbraccia) Guglielmo Epifani, Rosy Bindi, Pier Luigi Bersani, Antonio Di Pietro, Nichi Vendola. E' anche una festa. Susanna appare emozionata più che mai, fuma a ripetizione, sorride e stringe centinaia di mani.
Ma è estremamente lucida quando dal palco di San Giovanni attacca frontalmente il governo «che in due anni ha tanto parlato, però non ha fatto nulla per l'occupazione, il lavoro e il futuro.
Quello dei giovani soprattutto». «L'Italia - sottolinea con forza - merita un altro governo, non certe manifestazioni di machismo da parte dei potenti.
Questo è il Paese per cui siamo in piazza oggi e per cui ci saremo domani. E' il Paese per cui abbiamo scioperato e continueremo a scioperare. E' il Paese della pazienza e della tenacia dove i ragazzi e le ragazze non dovrebbero avere un futuro peggiore del nostro».
La Cgil lancia la sfida all'esecutivo: o dà risposte di contrasto alla crisi o sarà sciopero generale. Intanto Susanna Camusso dà una risposta di disponibilità alla sinistra politica e alla sinistra sindacale (la Fiom in particolare) che da settimane chiede al vertice della confederazione un atteggiamento più determinato e aggressivo rispetto al governo.
Il nuovo leader scandisce alcuni punti che segneranno il suo progetto: «Continueremo a dire no alle deroghe contrattuali perché il contratto nazionale è un diritto universale per i lavoratori».
Attacca il ministro Gelmini: «La smetta di fare appelli su Youtube, vada in Parlamento, dica che ritiri il ddl a apra un tavolo di confronto. Solo così si costruisce una vera riforma dell'università». Ironizza su Maroni: «Ieri, dopo aver ignorato per giorni la richiesta di regolarizzazione dei migranti, con una grande faccia tosta ha detto che c'è una legge secondo la quale se i lavoratori irregolari denunciano il proprio datore di lavoro possono ottenere il permesso di soggiorno. Questo non è possibile perché nel momento in cui lo fanno, diventano clandestini».
Insiste su una lotta vera all'evasione fiscale e un impegno più serrato sulla legalità: «Legalità è libertà».
Un solo appunto sulla Fiat in un momento di confronto particolarmente delicato: «Abbiamo la sensazione che progressivamente la testa dell'azienda stia andando negli Stati Uniti.
E' importante che a Mirafiori ci siano produzioni, ma ora vogliamo conoscere le produzioni in tutti gli stabilimenti». Stoccata finale al premier: «La smetta di fare la vittima».
«Il futuro è dei giovani e del lavoro». E' lo slogan della manifestazione, ma è anche il cuore del programma di Susanna Camusso. Ribadisce: «Non lasceremo solo nessuno. Vogliamo continuare su una strada che difende i diritti. Non possiamo sopportare e non vogliamo sopportare che sia negato un futuro ai nostri giovani in un Paese in declino». Infine i numeri.
La Camusso aveva promesso che non ce ne sarebbero stati. Le presenze sono più che mai affidate alla contabilità personale anche se qualcuno ha parlato di 150-200.000 persone. Comunque sono stati utilizzati 2.100 bus e 13 treni speciali. «I numeri ci dicevano che sarebbe stata una grande manifestazione. Eccola qua».