PESCARA. «E' la più grande operazione anticasta»: Carlo Costantini, nell'atrio al quarto piano della fondazione PescarAbruzzo in corso Umberto, saluta i politici e i cittadini arrivati per ascoltare la nascita della nuova città e parla della fusione di Pescara, Montesilvano e Spoltore come un enorme taglio alla politica.
E' la voce «politica» a fare la parte del leone nello studio di fattibilità che valuta la nascita di una grande area metropolitana. La nuova città avrebbe un solo comune, un solo sindaco e darebbe un taglio netto ad assessori e consiglieri: 10 assessori in meno rispetto ai 22 di adesso delle tre città e 58 consiglieri in meno rispetto ai 90 di adesso. Se la città, che conterebbe meno di 250 mila abitanti, nascesse ora non ci sarebbero più Luigi Albore Mascia, sindaco di Pescara, Pasquale Cordoma, sindaco di Montesilvano, e Franco Rangelli, sindaco di Spoltore, ma un'unica guida. I dati riassunti nel progetto dicono che la spesa per gli amministratori si ridurrebbe di 1 milione e 300 mila euro, un risparmio cospicuo che consentirebbe di pianificare interventi strategici per il territorio. Ma lo studio analizza i costi nel dettaglio, entra negli stipendi di sindaci e assessori e in quelli dello staff, dirigenti e funzionari. A Pescara la spesa annua per i consiglieri, secondo il ministero dell'Interno, è di 173 mila euro mentre per gli assessori si spendono 416 mila euro. Il sindaco, invece, sfiora 70 mila euro. A Montesilvano, la cifra annua per i consiglieri è di 130 mila euro, per gli assessori 178 mila euro e per il sindaco quasi 50 mila euro. Infine, nel Comune più piccolo, Spoltore, si spendono 53 mila euro per i consiglieri, 133 mila per gli assessori e 37 mila euro per il sindaco. Così, per gli organici politici, come vengono chiamati, i tre Comuni arrivano a spendere complessivamente 1.241.939 mila euro.
Ma a fare da contraltare a questa cifra è il risparmio che offrirebbe la nuova città: 617 mila euro in meno. Ma nello studio vengono analizzate le spese anche per lo staff di politici, come dirigenti e funzionari che, come gli amministratori, verrebbero sfoltiti. Per Pescara, Montesilvano e Spoltore si spendono in totale quasi 2 milioni e 500 mila euro per i dirigenti, mentre dopo il progetto di fusione si risparmierebbero 1 milione e 200 mila euro.
Ma a guadagnarne sarebbe anche l'aspetto organizzativo e, infatti, come è stato detto durante la presentazione del progetto, «si può immaginare un organico di dimensioni tali da consentire in maniera efficiente ed efficace le nuove sfide che l'attuale scenario economico-sociale pone». La politica ridimensionata, nuovi finanziamenti, spese aggiuntive per oltre 15 milioni di euro: sotto questo cappello, nascerebbe la nuova città presentata dal leader dell'Idv che, nell'illustrarla, ha fatto riferimento a un agglomerato che ha tratteggiato come «bello, più grande, più ambizioso, più accogliente, più funzionale alle aspettative di chi lo vivrà».
Per sostenere la città è nato un comitato promotore di cui Costantini è presidente ma, come aggiunge, «un progetto così ambizioso non può non vedere la partecipazione di tutti i cittadini. Ma credo che la fusione diventerebbe un modello da esportare e da prendere ad esempio anche in altre parti della regione». L'iter per arrivare alla fusione di Pescara, Montesilvano e Spoltore è lungo e, come spiega il suo presidente, «le resistenze dei consigli comunali potrebbero essere superate con l'istituto della partecipazione popolare e quindi con una raccolta di firme. I cittadini di Pescara, Montesilvano e Spoltore, in questo momento, sono arbitri del loro destino».
A sposare il progetto, anche Roberto Mascarucci, docente alla facoltà di Architettura a Pescara e Nicola Mattoscio, docente alla D'Annunzio e presidente della fondazione PescarAbruzzo.
«Un'iniziativa meritevole», ha detto il padrone di casa, «che dovrà lasciare in disparte il localismo». «Una visione unitaria», ha aggiunto Mascarucci, «che la facoltà di Architettura studia da quindici anni: adesso, però, bisogna dare le gambe a questa grande idea».