MONTESILVANO. Sarebbe potuto restare nell'ombra il malaffare dei concorsi truccati per dare un lavoro in Comune ai protetti dei politici. Se lo stato maggiore del centrodestra - compresi Cicchitto, Gasparri e Pastore - avesse rispettato il patto con Brocchi, la denuncia non sarebbe scattata: invece, la vendetta di Brocchi ha fatto scoprire «la divisione della torta tra gli amici della maggioranza di governo».
Leo Brocchi, ex direttore generale del Comune, candidato sindaco nel 2007 e oggi all'opposizione con il gruppo Proposta liberale europea, rivela i retroscena di incontri pescaresi e romani.
Dopo le elezioni del 2007 con la vittoria di Pasquale Cordoma al secondo turno, Brocchi viene scaricato dal centrodestra. Nel primo consiglio comunale avverte: «Cordoma dichiara che l'accordo con Brocchi non esiste e non è mai esistito, ma faccia l'uomo», recita l'intervento del 5 luglio 2007, «dica che ci ha ripensato e inventi una giustificazione, per quanto poco plausibile, ma non dica che non esiste e non esponga l'onorevole Maurizio Gasparri che si è dichiarato garante nazionale dell'accordo al rischio di passare per ciarlatano. Il precipizio della lealtà», attacca Brocchi, «sta davanti ai piedi di chi si comporta così. Cosa c'è da aspettarsi? È semplice: io sono una persona seria, chi mente con me, chi non rispetta i patti, ha chiuso per quanto non gli possa interessare. Se questo è l'esordio, temo che Montesilvano sia caduta dalla padella alla brace». Il 15 dicembre, a cinque mesi dall'avvertimento registrato dai microfoni dell'aula consiliare, Brocchi si siede in questura e svela il meccanismo dei concorsi truccati con le soluzioni consegnate ai raccomandati la notte prima degli esami: «Io ho fatto il mio dovere», sottolinea oggi Brocchi, «sono venuto a conoscenza di presunti reati e li ho denunciati. Se non l'avessi fatto, avrei commesso io il reato di omissione di atti d'ufficio». Cordoma, Lorenzo Sospiri e altri politici rischiano un processo.
Ma cosa succede prima delle elezioni? Dopo le anticipazioni nel primo consiglio del 2007, Brocchi torna a parlare dell'accordo gettato nell'immondizia il 30 settembre 2010, ancora una volta in un consiglio registrato e nessuno lo smentisce. «Dopo le elezioni», dice Brocchi, «Cordoma mi ha chiesto un incontro e ci siamo visti non a Montesilvano ma nel mio studio legale in corso Umberto 18 a Pescara. Si è parlato di assessorati e incarichi per professionisti esterni: Cordoma, però, mi ha detto che ne avrebbe dovuto discutere con Sospiri. Quindi, anche prima delle elezioni si è dimostrato un Sospiri-dipendente. Il giorno dopo, alle 22,30, sono stato invitato nello studio notarile di Andrea Pastore e lì ho trovato il quartetto Cetra: Pastore con Cordoma, Sospiri e Giuliano Grossi. Ho chiesto», dice Brocchi, «di mettere per iscritto i contenuti dell'accordo, mi hanno risposto con pacche sulle spalle perché in politica basta la parola».
Dopo l'incontro con i quattro, Brocchi va a Roma per parlare con Fabrizio Cicchitto, Mario Valducci e Sabatino Aracu: «Quando nella sala è entrato Pastore, ci è rimasto di stucco», riferisce. Un altro incontro, a Roma, si svolge 24 ore dopo: «Per il tramite di Sergio De Gregorio di Italiani nel mondo mi sono visto con Gasparri che, davanti a me, ha preso il telefono e ha chiamato Sospiri. Nonostante tutti questi incontri sono stato trattato come un clandestino nel periodo tra il primo turno delle elezioni e il ballottaggio».
Quando Cordoma rinnega l'accordo con Brocchi, lo strappo è inevitabile: «Con qualcuno dei miei, l'amministrazione avrebbe evitato cretinate», commenta oggi Brocchi che si riferisce a un'intercettazione telefonica di Enrico Rotolo, funzionario della società che ha gestito i concorsi: «Al di là dell'essere disonesto», dice Rotolo, «sono proprio cretini perché pensare che una cosa così non si venga a scoprire con 1.400 partecipanti, sono proprio idioti. Vabbè, sono anche disonesti ma la disonestà nasce dal fatto di essere idioti».