CHIETI - Il summit Pdl di Dragonara scivola via fin dopo l'ora di pranzo, ufficialmente senza decidere nulla, in realtà fissando alcuni punti importanti per il futuro della Giunta regionale e, più in generale, per i rapporti interni al centrodestra che governa l'Abruzzo.
Primo punto. Gianni Chiodi vorrebbe avere la forza per decidere lui come e con chi ritoccare la sua Giunta ma al momento non ce l'ha, i suoi molteplici impegni ne disperdono le energie e allora deve rassegnarsi a lasciare al partito la decisione. Mercoledì sera ci sarà un vertice a tre con Chiodi, il coordinatore regionale Filippo Piccone e il vice coordinatore Fabrizio Di Stefano, molto probabilmente a Roma, e lì sarà firmato e controfirmato il nuovo assetto dell'esecutivo regionale.
Secondo punto. Il numero degli assessorati è fissato in dieci, ma potrebbe all'ultimo momento fermarsi a nove. Il perchè è presto detto: la delega alla Sanità che fu di Lanfranco Venturoni resta comunque nelle mani del commissario Chiodi, e allora se si deciderà che così basta e avanza gli assessorati saranno nove, se invece si preferirà assegnare formalmente a qualcuno la Sanità, magari rinforzando la delega con uno dei tanti incarichi di Chiodi (tipo i Rapporti internazionali) spacchettati dall'affollata dotazione della Presidenza, allora gli assessorati torneranno dieci.
Terzo punto. Per riequilibrare un po' la geografia territoriale interna alla Giunta un assessorato, quello sicuro, insomma la Protezione civile lasciata da Daniela Stati, andrà ad un aquilano, e nella corsa è in testa Gianfranco Giuliante su Luca Ricciuti. In caso si aggiungesse il decimo assessorato, quello alla Sanità più qualcosa d'altro in aggiunta, il prescelto per occuparlo sarà un chietino, più Nicola Argirò che Luigi De Fanis.
Quarto punto. I rapporti con gli alleati. L'incontro di ieri è stato tutto interno al Pdl, ma il partito di maggioranza relativa intende sondare le opinioni di quelli che considera alleati, frizioni o meno. E allora Chiodi parlerà, martedì, sia con il Mpa che con Fli, per capire come intendono sostenere la sua Giunta. In caso di richieste di assessorati, li si inviterà ad aspettare il 14 dicembre.
Quinto punto. Il 14 dicembre è la data-spartiacque. Ed è la ragione per cui questo rimpastino di Giunta viene definito "d'emergenza", rinviando di qualche mese quella che era stata definita in altri tempi "verifica di metà legislatura", in pratica il rimpasto vero e proprio. In quell'occasione potrebbero essere valutati ingressi in Giunta di esponenti di altri partiti, finiani in testa. Ma tutto dipende dal 14 dicembre, insomma dal voto in Parlamento sulla fiducia al Governo Berlusconi. Se il premier si salverà e il Governo andrà avanti, allora la Giunta Chiodi andrà incontro ad un rimpasto ragionato, con Mauro Febbo vice presidente al posto di Alfredo Castiglione, con i finiani in Giunta e con la ridefinizione delle deleghe. In caso Berlusconi cadesse e si dovesse tornare alle urne per le elezioni politiche, le cose cambierebbero: alcuni componenti della Giunta potrebbero essere candidati al Parlamento (ieri si faceva il nome di Castiglione) con conseguente disponibilità di posti in più negli assessorati, e a quel punto occorrerà vedere come si schiereranno i finiani.
Insomma, mercoledì il rimpastino, poi tutti ad aspettare il voto sulla fiducia a Berlusconi per dare il via alle "grandi manovre".