PESCARA. Sindaci perplessi e imprenditori entusiasti. Sono le due facce dell'accoglienza riservata allo studio promosso da Carlo Costantini, il capogruppo dell'Idv in Regione, che ha realizzato un progetto immaginando la nascita di una nuova città: la fusione tra Pescara, Montesilvano e Spoltore. Un'operazione nata sotto il segno dei tagli alla politica ma che gli stessi politici accolgono timidamente.
Per il sindaco di Pescara Luigi Albore Mascia, la proposta del consigliere Carlo Costantini è «demagogica», perché il politico «sale in cattedra e annuncia un provvedimento clamoroso con il pretesto di garantire l'abbattimento dei costi della politica». Un no secco arriva da Pasquale Cordoma, sindaco di Montesilvano, mentre Franco Ranghelli, sindaco di Spoltore, trova la proposta «interessante». Sono i tre sindaci che, attualmente e se il progetto andasse in porto, sarebbero risucchiati dalla fusione, dovrebbero cedere alla nascita di un unico Comune. Perché il progetto, che è stato presentato sabato mattina anche da Roberto Mascarucci, docente di Architettura a Pescara, e dall'economista Nicola Mattoscio, anche presidente della fondazione PescarAbruzzo, affronta alcuni dati come popolazione, superficie, nuovo numero degli abitanti e si sofferma sui risparmi, soprattutto sui costi della politica, e sulle nuove risorse che attrarrebbe l'unione dei comuni. I dati parlano di una nuova città che avrebbe una superficie di oltre 93 chilometri, quasi 200 mila abitanti e con oltre 20 mila imprese. Un'area che sfiorerebbe quella di Bari e supererebbe quella di Ancona. Ma ai sindaci di Pescara e Montesilvano l'idea non piace, mentre il primo cittadino di Spoltore è più ottimista: tra le tre città Spoltore è, inoltre, quella che ha la superficie più grande, 36,45 chilometri per metro quadrato contro i 34 di Pescara (Montesilvano ha una superficie di 23,4).
«NO ALL'ANNESSIONE» «Il tempo non si ferma, bisogna andare incontro alla modernità», dice Ranghelli, accogliendo il progetto di fusione. Ma aggiunge subito: «Spoltore è gelosa del suo territorio, ha una sua forte tradizione, esprime una cultura precisa a cui non rinuncerebbe: va bene il confronto, ma sia chiaro che Spoltore non sarà annessa».
Le tradizioni, la memoria di ciascuna città da conservare: elementi che il progetto del capogruppo dell'Idv ha preso in considerazione e che pone in apertura allo studio. La storia di Pescara, divisa tra Pescara e Castellamare, quella di Montesilvano e il suo fiorente terziario e di Spoltore che ha fatto parte del Comune di Pescara prima di ritornare autonoma nel 1947. «Storie che si possono sovrapporre fino a diventare un'unica entità territoriale e socio economica, abbracciate in un grande e omogeneo agglomerato urbano», è ricordato nel progetto.