Sulla statua di Sallustio uno striscione «Macerie di democrazia»
L'AQUILA. Pala e secchio li aveva indosso dalle domeniche delle carriole. Da ieri, però, sulla statua di Sallustio, al centro di piazza Palazzo, sventola anche uno striscione bianco con scritto «Macerie di democrazia».
La voce degli studenti aquilani si aggiunge al coro della mobilitazione nazionale, con occupazioni, cortei e sit-in che varcano i confini anche della zona rossa. Per la prima volta dopo circa 15 anni, le facoltà di Lettere e filosofia, Scienze e ingegneria sono, da ieri, in occupazione, mentre le lezioni sono state interrotte a Medicina, Biotecnologie, Psicologia e Scienze della formazione. Una protesta che coinvolge studenti, docenti, ricercatori e presidi di facoltà.
ASSEMBLEE.
«Questa assemblea decide all'unanimità di occupare la facoltà di Scienze, resteremo in mobilitazione permanente in attesa delle decisioni da Roma sul Ddl Gelmini». Megafono alla mano, un rappresentante degli studenti annuncia così la decisione di occupare il polo di Coppito. La facoltà di Scienze è la prima ad avere l'iniziativa, catalizzando l'attenzione degli studenti della zona. Tra questi, anche gli iscritti a Medicina, i quali però, in un primo momento non hanno voluto interrompere di netto le lezioni, per non creare problemi ai tirocini in atto all'ospedale. «Il destino di questa università», spiega ai ragazzi la ricercatrice Annalisa Monaco, «va in parallelo con il destino di questa città colpita dal terremoto».
IL CORTEO.
A metà mattinata, piazza Duomo diventa il punto di riferimento della mobilitazione. Bandiere rosse dell'Udu sbucano da tutte le vie agibili colorando parte del corso. Radunati tutti i partecipanti, non più di 300, si decide di varcare i confini della zona rossa. A rimuovere le transenne ci ha già pensato il vento.
Il corteo attraversa via Cavour, via Sallustio, e la stretta via Patini - percorsa in gran fretta per la presenza di macerie e possibili pericoli - per raggiungere piazza Regina Margherita e quindi palazzo Camponeschi, vecchia sede della facoltà seriamente lesionata dopo il terremoto. Davanti all'ingresso del vecchio magistero, già convento dei Gesuiti, gli studenti espongono lo stesso striscione «Contro la riforma salviamo l'Univaq» che la scorsa settimana capeggiava sul tetto della sede provvisoria nel polo industriale di Bazzano. Alcuni, tra i più temerari, entrano nel cortile, sfidando il rischio di entrare in una struttura pericolante per salire al piano superiore dell'edificio e appendere anche altri striscioni con scritto «L'Aquila, monumento studentesco al Ddl» e «Università pericolante». La polizia lascia fare e si limita ad annotare e fare riprese. Parte così una lezione all'aperto densa di testimonianze tra cui quella del pro-rettore, Giusi Pitari, del ricercatore, Antonello Ciccozzi, e del preside della facoltà, Giannino Di Tommaso.
«Il sistema universitario italiano», spiega, «che per secoli ha costituito un vanto per la nostra nazione, sta diventando la cenerentola degli altri paesi». A lui fa eco Aldo Lepidi, ex preside di Scienze. «Il centro storico», spiegano i manifestanti, «è la nostra torre di Pisa, il nostro Colosseo».
OCCUPAZIONI.
Nel pomeriggio anche Ingegneria e la stessa facoltà di Lettere decidono di occupare, allestendo degli spazi per la notte. La prima è ospitata provvisoriamente nei locali ex Optimes, nell'area industriale di Pile. Da lì partono cortei, con conseguenti rallentamenti al traffico cittadino. Ma niente incidenti.
IL RETTORE.
Solidarietà è stata espressa dal rettore, Ferdinando di Orio, ai manifestanti.
«Il danno questa riforma», spiega, «lo crea alle nuove generazioni, ai giovani che hanno diritto a far sentire la loro voce, e io li appoggio. Sono assolutamente contrario a questo ddl Gelmini, è noto a tutti, e mi auguro che domani non sarà approvato. Le motivazioni della protesta degli studenti sono più che condivisibili».
OCCUPATA LA NORMALE. Didattica sospesa per due giorni anche alla Normale di Pisa, occupata da ieri. Il direttore, Fabio Beltram, dopo un breve colloquio con gli studenti che hanno occupato la sede della Scuola, ha concesso due giorni per oggi e domani.