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Pescara, 14/04/2026
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Data: 30/11/2010
Testata giornalistica: Il Centro
«Vieni via con me» racconta le storie della Casa dello studente. Saviano fa rivivere in Tv i 37 secondi di buio e terrore

L'AQUILA. Trentasette secondi di buio accompagnati da un rumore sordo di sottofondo e l'Italia rivive la scossa del 6 aprile 2009, attraverso la diretta televisiva di RaiTre, nell'atto conclusivo del programma «Vieni via con me», condotto da Fabio Fazio e Roberto Saviano. In apertura, lo scrittore partenopeo rievoca quella maledetta notte attraverso la narrazione della storia delle 8 vittime della Casa dello studente che definisce una «bomba ad orologeria», e quella di Osmai Madi, l'operaio macedone diventato un eroe dopo aver salvato 11 persone a Poggio Picenze. «Le storie dei terremoti sono le storie di tutti».
E la narrazione di Saviano parte da lontano, ma tira in ballo un abruzzese, Benedetto Croce, e il suo racconto del sisma del 1883, in cui perse tutti i suoi familiari mentre si trovava in vacanza a Casamicciola, sull'isola di Ischia.
«Perché il terremoto», ricorda lo scrittore, «non riguarda solo le vittime, ma soprattutto chi sopravvive.
E' una tragedia di tutti» e soprattutto, a trent'anni dal sisma che colpì l'Irpinia, «sembra sempre di vedere la stessa tragedia, sembra di vedere le stesse cose, di sentire la stessa disperazione, di vedere le tangenti, la ricostruzione, le cose che non funzionano».
L'autore di Gomorra constata amareggiato che «l'Italia è un Paese di terremoti, eppure ogni volta che accade un terremoto sembra il primo, ogni volta abbiamo la sensazione di essere impreparati».
Stringendo il campo sull'Aquila, Saviano mette in fila i numeri della tragedia: 309 vittime, oltre 1.550 feriti, più di 65 mila sfollati, 23 mila case distrutte in cinque province; ricorda la magnitudo del sisma, parlando di 5.8 della scala Richter, mentre qualcuno su Facebook storce il naso.
Chiama per nome, uno per uno, tutti i ragazzi della Casa dello studente, cercando di ricostruire le ultime ore di vita, i loro amori, le loro passioni, i loro sogni, le loro paure per quelle scosse che non li facevano dormire. Quei ragazzi, «si definiscono vittime del terremoto. Ma forse non è così, c'è qualcosa in più: secondo le perizie della procura quel palazzo era una bomba a orologeria, era fatto male. Dunque non sono vittime solo del terremoto, ma anche e soprattutto del cemento, della cattiva costruzione».
Lo scrittore cede dunque parola e microfono a Liliana Centofanti, sorella di Davide, uno dei ragazzi della Casa dello studente, che legge l'elenco delle presunte anomalie nella costruzione dell'edificio.
«La Procura», incalza Saviano, «dice che c'erano errori in fase di progettazione ed esecuzione dei lavori e nell'ala crollata mancava un pilastro: le concause sono lì che urlano in questa perizia».
Le parole si fanno dure verso la fine dell'intervento. «La Casa dello studente», spiega, «è il simbolo della condotta criminale che si è avuta per anni, quando si costruisce non rispettando le regole, si specula, solo per guadagnare o per avere consenso politico». Parole che rimbalzano, quasi in diretta, sui social network, insieme alla notizia della morte del regista Mario Monicelli.
Ma questa è anche la sera del nobel Dario Fo, della giornalista Milena Gabanelli, del procuratore antimafia Piero Grasso e di don Luigi Ciotti. Storie che tengono insieme l'Italia.

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