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Pescara, 14/04/2026
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Data: 30/11/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Del Turco e gli altri: tutti a processo il 15 aprile. E' Pescara la sede del giudizio: il Gup Zaccagnini ha rigettato la richiesta di incompetenza territoriale

PESCARA - Tutti a processo, e a Pescara, il prossimo 15 aprile. Lo scandalo sanità ha segnato ieri un punto fermo. Il giudice Angelo Zaccagnini, dopo otto ore di camera di consiglio e dopo aver letto per 55 minuti il provvedimento finale, ha deciso che tutti gli indagati di Sanitopoli, oggi imputati, dovranno essere giudicati da un tribunale collegiale, rigettando la parte più delicata dell'intero procedimento: e cioè la competenza territoriale. Per il giudice non ci sono dubbi, è Pescara.
Una decisione che taglia di netto tutte le polemiche che hanno caratterizzato questa difficile e delicata inchiesta e soprattutto cancella con un sol colpo il processo mediatico-politico che, diversi mesi fa, aveva annunciato il flop dell'inchiesta e l'assoluzione del principale protagonista della vicenda, l'ex governatore Ottaviano Del Turco, per il quale politici a lui vicini avevano sottoscritto interrogazioni pur senza conoscere nulla della montagna di documenti che lo accusavano. Ieri i magistrati del pool, il procuratore Nicola Trifuoggi e i due sostituti Giampiero Di Florio e Giuseppe Bellelli, hanno ascoltato con attenzione la lettura delle 21 pagine del provvedimento da parte del Gup Zaccagnini che, lo si può affermare senza possibilità di essere smentiti, ha letteralmente blindato la sua decisione.
Con l'ex presidente della Regione vanno a giudizio tutti: e cioè l'imprenditore Vincenzo Angelini, Pierluigi Cosenza, Luigi Conga (l'unico presente ieri in aula e che al mattino aveva anche fatto una dichiarazione spontanea che forse poteva risparmiarsi, elogiando la Procura pescarese e dichiarandosi innocente), Vito Domenici, Walter Russo, Antonio Boschetti (all'epoca assessore regionale), Luciano Di Odoardo, Marco Penna, Angelo Bucciarelli, Domenica Pacifico, Silvio Cirone, Giacomo Obletter, Gianluca Zelli, Bernardo Mazzocca (ex assessore alla Sanità), Lamberto Quarta (segretario della presidenza di Del Turco), Camillo Cesarone (ex capogruppo del Pd), Francesco Di Stanislao (ex direttore dell'Agenzia sanitaria regionale) Mario Romano, Sabatino Aracu (parlamentare del Pdl), Gianfranco Martini, Sandro Pasquali, Mario Tortora, Giampiero Di Cesare, Paolo Gribaudo, Fabio De Concilio e la casa di cura Villa Pini quale persona giuridica. Le uniche eccezioni riguardano l'ex assessore regionale alla Sanità del governo Pace, Vito Domenici, che per quanto riguarda soltanto il reato di concussione verrà processato a Sulmona, ma per le altre contestazioni rimarrà a Pescara, così come Gianfranco Martini che per il reato di falso verrà processato a Chieti.
Una conclusione non certo scontata, vista la battaglia legale di questi ultimi quattro mesi di udienze preliminari fatte, molto spesso, a colpi di interviste fuori dell'aula di tribunale, più che di fatti nel merito della vicenda giudiziaria vera e propria. Dal punto di vista professionale si tratta di un indubbio riconoscimento per i tre magistrati e per i due colonnelli della Guardia di Finanza (Maurizio Favia e Mauro Odorisio) che hanno condotto le indagini complesse e articolate. Un'inchiesta che ha retto, nel corso di queste udienze preliminari, a numerose decisioni dei Tribunali del Riesame e anche della Cassazione, che comunque non ha mai detto nulla di contrario sulla competenza territoriale, vero punto di forza della difesa e soprattutto di quella di Del Turco. Ed è stato appunto questo aspetto che il Gup Zaccagnini ha voluto blindare, sposando, in un certo senso, la tesi dell'accusa, espressa più di una volta. E cioè che il processo doveva restare a Pescara in quanto non è mai stato individuato con certezza il luogo della prima dazione. Ed allora, a guidare, in questo senso, è il luogo della prima promessa e cioè quella storica piazza Garibaldi, a Pescara, che tanto ricorderanno i protagonisti di questa tangentopoli da 15 milioni di euro, quelli che avrebbe tirato fuori Angelini in favore dei politici di destra e di sinistra. E il primo incontro, tra Angelini e il "mediatore" Cesarone, avvenne davanti al bar Caprice, il più citato in questo processo, nell'ottobre del 2005 e poi nel febbraio-marzo del 2006. E il Gup ha riportato anche le dichiarazioni di Angelini: «Mi disse chiaramente (riferendosi a Cesarone; ndr) che non avevo capito niente e che era inutile che andassi da Del Turco a parlare soltanto, che Del Turco si era incazzato e che risultavano essere dei viaggi inutili, perchè solo loro potevano proteggermi, ma in cambio di questa protezione volevano somme di denaro».
«Va a tal punto affermato -scrive il Gup Zaccagnini- che la costrizione o l'induzione alla promessa e la promessa che ne consegue, costituiscono indubbiamente quella parte dell'azione o dell'omissione penalmente rilevante ed idonea di per sè ad integrare il delitto contestato, come afferma la costante giurisprudenza di legittimità».
Il giudice Zaccagnini ha anche ammesso i riti alternativi chiesti da cinque indagati. Riti abbreviati (fissati al 10 gennaio prossimo) per l'ex governatore Giovanni Pace e per l'ex vice presidente della Fira, Vincenzo Trozzi e per l'avvocato romano Pietro Anello. Il patteggiamento a tre anni e quattro mesi chiesto per Masciarelli con l'unificazione dell'inchiesta sulla Fira verrà deciso in seguito proprio nell'ambito di quest'ultimo procedimento così come verrà fissata la data per il patteggiamento di Giordano Cerigioni.

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