Il Senatùr: se la fiducia avrà voti risicati si va alle elezioni
ROMA. Gianfranco Fini mette in riga i suoi e conferma: la linea è quella di Bastia Umbra, Futuro e Libertà il 14 voterà la sfiducia al governo. «Ad oggi voteremo contro, l'astensione non è una soluzione», spiega il presidente della Camera, durante l'ufficio politico di Fli. Quanto alla spaccatura tra falchi e colombe (Moffa, Menia, Polidori e Paglia vorrebbero astenersi), Fabio Granata è netto: chi non vota la sfiducia è fuori dal partito.
Maggioranza sempre più in fibrillazione. Anche ieri il Governo è stato battuto due volte a Montecitorio su due emendamenti presentati da Fli, identici a quelli presentati da Api e Pd. Persino il prudentissimo Gianni Letta si sbilancia. «Sono rappresentante pro tempore del Governo: non so quanto lungo o breve, non si sa mai», dice. A lui Berlusconi ha affidato ancora il compito di mediare, cercando i margini di una tregua con Fini e Pier Ferdinando Casini.
Ma i finiani accelerano. Abbiamo avanzato richieste su una nuova agenda economica e su una nuova legge elettorale. Non sono arrivate risposte dunque non confermeremo la fiducia a Berlusconi, la nostra linea deve essere quella della fermezza, avrebbe detto Fini rivolto ai suoi. «Non ci saranno astensioni sotto banco», assicurano da Fli. E gli indecisi? «Una volta assunta una decisione del gruppo non è pensabile che qualcuno si possa astenere perchè se il governo ottenesse la fiducia si darebbe spazio a illazioni su accordi sottobanco che noi non intendiamo tollerare», avverte Granata. Il vicepresidente dell'Antimafia non convince il deputato di Fli, Enzo Raisi. «Assicura che voteremo contro il governo? Ha il dono degli indovini. Certo che esiste la possibilità che ci asteniamo, dipende da quello che dirà Berlusconi da qui al 14».
Chi invece è certo che Berlusconi otterrà la fiducia è Umberto Bossi. «Il 14 i finiani voteranno a favore: o c'è la fiducia o c'è il voto», ribadisce il senatur. E se il Quirinale, si opponesse ad elezioni anticipate? «Tutto dipende dalle reazioni della gente...», replica.
La linea della Lega resta quella delle elezioni anticipate. «Noi leghisti siamo persone semplici, per noi ci sono i governi e basta, senza aggettivi», conferma Roberto Maroni. «I governi sono eletti dal Parlamento alla fine di un processo democratico con un'elezione quasi diretta del premier», aggiunge il ministro dell'Interno. Quanto all'ipotesi di un governo senza Lega e Pdl Maroni avverte: nella storia repubblicana non ci sono mai stati esecutivi di minoranza. «E se i precedenti hanno qualche senso...».