In piazza Montecitorio protestano insieme costruttori e operai
ROMA. Con il sì della Commissione Bilancio del Senato, atteso per oggi, si conclude senza sorprese, cioè senza nessuna modifica, la prima parte dell'esame di Palazzo Madama della manovra economica. Il calendario dell'aula è già fissato da giorni: il voto finale si dovrebbe tenere al massimo entro l'8 dicembre mattina, giorno dell'Immacolata. A meno che la maggioranza non cerchi di forzare la mano per approvare la riforma dell'Università prima del voto sulla sfiducia al Governo del 14 dicembre. In quel caso il Pd minaccia infatti di far saltare anche l'accordo sulla legge di stabilità.
Ieri mattina, davanti alla Camera, sono intanto scesi in piazza insieme, per una inedita manifestazione, costruttori e operai edili per protestare contro l'assenza di iniziative per frenare la crisi dell'edilizia che è già costata 250 mila posti di lavoro.
Nell'incontro con il ministro dell'Economia Giulio Tremonti (e con i ministri Calderoli, Fitto e Bossi), le Regioni hanno invece avanzato due proposte: che una quota dell'accisa sulla vendita dei carburanti vada a finanziare il trasporto pubblico locale e che i tagli sui trasferimenti siano revocati.
L'accisa alle Regioni sulla vendita dei carburanti era stata garantita già nel 2007 e sarebbe dovuta divenire operativa nel 2011 ma un emendamento nella manovra di luglio l'ha di fatto cancellata. Per quanto riguarda invece la "sterilizzazione" dei tagli, Errani ha spiegato che «la manovra di luglio prevede tagli di 4 miliardi e mezzo sui trasferimenti che abbiamo chiesto di annullare in quanto esiste già una riduzione del Patto di stabilità interno di 4 miliardi». Come andrà a finire ancora non è chiaro perchè «il governo non ha dato risposte ma si è riservato di valutare», hanno sottolineato le Regioni, secondo le quali si tratta comunque di modifiche a costo zero per lo Stato. Se una risposta positiva non dovesse arrivare entro il 9 dicembre, quando è stata convocata la Conferenza Unificata, le Regioni minacciano però di esprimere parere negativo sul decreto di attuazione del federalismo che riforma la fiscalità regionale.
«Da gennaio, se le cose non cambiano, centinaia di migliaia di pendolari saranno a piedi perchè le Regioni, per il taglio ai trasferimenti, hanno zero in bilancio per assicurare i servizi. Sarà il caos», ha sostenuto il governatore della Basilicata, Vito de Filippo. E al governo non basterà certo dire che questo o quel sindaco, questo o quel governatore è cattivo e inellegibile perché non sa far quadrare i conti.