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Data: 02/12/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Maggioranza in bilico, la Camera chiude E Casini: mozione di sfiducia dell'Udc

Sui sindaci sceriffo il Fli costringe la maggioranza alla marcia indietro

ROMA - La Camera chiude fino al 13 dicembre. Oggi ci sarà il voto conclusivo sul decreto sicurezza, poi si riprenderà con l'esame della mozione di sfiducia. Anzi, delle mozioni di sfiducia, visto che accanto a quella firmata da Pd e Idv, ieri l'Udc ha deciso di presentarne un'altra. I centristi da soli non raggiungono la quota minima di 63 deputati ma sul documento potrebbero confluire le firme di Fli, Mpa, Api. Segnali indubbiamente minacciosi per il governo. Del resto, sono stati proprio Pdl e Lega a chiedere la sospensione dei lavori di Montecitorio per evitare altri sgambetti parlamentari. Ormai non c'è provvedimento che passi in aula senza essere colpito da siluri, lanciati dal gruppo Fli con l'aiuto di tutte le opposizioni. Ieri è finito nel mirino anche il decreto sicurezza, in uno degli articoli più cari al ministro Maroni e alla Lega: l'aumento dei poteri ai sindaci "sceriffo". Fli, Udc, Pd e Idv hanno chiesto la soppressione della norma e, per evitare la completa debacle, il governo è stato costretto ad una riformulazione dell'articolo con sostanziale marcia indietro. Il potere torna ai prefetti e il sindaco può solo avanzare richieste.
La marcia di avvicinamento al d-day, il 14 febbraio (alla Camera la votazione comincerà tra le 12 e le 12.30), procede così in un crescendo di tensione. Chissà se la sosta forzata raffredderà il clima. Questo certamente è lo scopo. E il gruppo Fli, a dire il vero, non ha protestato ieri quando si è trovato di fronte alla richiesta Pdl-Lega. Anche i finiani, a questo punto, preferiscono arrivare al chiarimento finale. Hanno protestato invece Pd, Idv e Udc. Nel calendario abrogato c'erano la mozione di sfiducia al ministro Bondi, la mozione sul fisco (primo firmatario Bersani), la legge sulla piccola imprenditorialità (proposta Pdl ma su cui si era realizzata una larga convergenza). Dario Franceschini ha proposto in extremis di fare almeno una discussione (senza voto) sul prossimo vertice Ecofin. Ma la maggioranza ha detto no: in queste condizioni il Parlamento è un luogo troppo pericoloso.
Del resto, la stessa vicenda dell'art. 8 del decreto sicurezza è risultato ben chiara al governo sin da ieri mattina, quando il Fli ha deciso di aggiungere un proprio emendamento soppressivo a quelli già presentati da Pd, Idv e Udc. Poi in aula Maroni ha colto un piccolo spiraglio offertogli dalla "colomba" Silvano Moffa: «Proviamo a riscrivere insieme il testo». I super poteri ai sindaci in tema di ordine pubblico sono svaniti e l'autorità è tornata al prefetto, che valuterà in autonomia le ordinanze comunali. La marcia indietro insomma ha un effetto molto simile alla completa sospensione (tanto che l'opposizione ha votato a favore del nuovo testo). Ma almeno governo e maggioranza hanno evitato la sconfitta anche formale.
L'esito del negoziato sul decreto sicurezza potrebbe far pensare che ora si aprirà una trattativa anche sul governo fra Berlusconi e Fini. Il fatto di ieri sera comunque è il mandato unanime del gruppo Udc a Pier Ferdinando Casini di presentare «nei modi e nei tempi» che riterrà opportuni una seconda mozione di sfiducia. Probabilmente ne verrà fuori un documento che metterà insieme l'intero Terzo Polo, compreso il Fli. Bersani ha salutato con soddisfazione l'annuncio. Forse così si riducono gli spazi di una trattativa prima della crisi. Ma dopo la crisi il negoziato politico sarebbe destinato comunque a riaprirsi. Casini ha detto: «Se Berlusconi si dimettesse prima del voto di sfiducia, sarebbe un gesto che apprezzerei molto». Secondo qualcuno, il Cavaliere potrebbe dimettersi dopo il voto di fiducia al Senato, prima della sfiducia alla Camera. I segnali di Berlusconi però non sono univoci.

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