IL BILANCIO comunale e il Piano di governo del territorio sono i due pilastri di qualsiasi amministrazione, a maggior ragione se le elezioni si avvicinano e l'amministrazione in questione ha pochi successi (e magari non pochi disastri) da presentare ai cittadini. La giunta milanese di Letizia Moratti è esattamente in queste condizioni: dovrà farsi approvare in pochissimi mesi da un Consiglio comunale sempre più disinteressato e litigioso i due provvedimenti cardine dell'anno, forse dell'intera legislatura. Prima il bilancio, poi il Pgt. Occupiamoci del primo, e non solo per ragioni cronologiche. Il Comune, per far quadrare i conti del 2011 deve trovare circa 240 milioni, cioè la cifra corrispondente alle minori entrate previste, tra tagli e mancati trasferimenti. Potrebbe farlo aumentando le tariffe o introducendo l'addizionale Irpef, come già fanno altri Comuni.
SAREBBE la via più semplicee diretta, ma impopolare. Perché la Moratti, come il suo principale azionista, si fa vanto di «non metter le mani nelle tasche dei cittadini».E poi perché nessun amministratore a caccia della riconferma si presenterebbe al voto dopo aver caricato altri oneri sulle spalle degli elettori. Dunque, la giunta di Palazzo Marino ha cercato altre fonti da cui approvvigionarsi. Il grosso delle entrate sarà assicurato dalla cessione di quote azionarie delle partecipate: il 33% della Sea, e fin qui nessun problema (salvo il fatto che il progetto di collocamento in Borsa dovrà fare i conti con le condizioni dei mercati azionari); e il 18% della Serravalle. Anche qui, non è un grosso problema, salvo il fatto che le partecipazioni di minoranza valgono poco e salvo il fatto che per un'amministrazione che vuole gestire i flussi del traffico sarebbe bene mantenere un piede nella società che controlla le tangenziali. Dunque, il Comune si garantisce la sopravvivenza vendendo pezzi del patrimonio, come una famiglia vende i gioielli di casa quando non c'è altra possibilità per tirare avanti. Ma i tempi sono gravi per tutti,e si capisce. Quello che si capisce meno è come mai Letizia Moratti sia l'unico amministratore locale di tutto il Paese che, di fronte ai tagli brutali del governo, non abbia neppure alzato un sopracciglio. È tutto il resto, però, che inquieta. Perché, mentre la giunta non riesce a farsi approvare l'assestamento del bilancio 2010, incagliato sulle obiezioni dei revisori dei conti sulle incertezze di alcune entrate date disinvoltamente per certe, il sindaco e il suo assessore al Bilancio tornano a calcolare tra le poste attive nei conti 2011 entrate che, ad essere generosi, si possono definire virtuali: come i proventi di un condono edilizio del passato e un recupero di evasione tributaria tutto da dimostrare. Il che si aggiunge al monte delle multe: qualcuno è disposto a scommettere che, nell'anno delle elezioni, la polizia locale martellerà gli indisciplinati della strada e della sosta per incassare almeno i 154 milioni del 2010? Poi c'è il capitolo dividendi, ed è un altro tasto dolente. Passino gli 83 milioni della cedola A2A messi in preventivo. Ma sui 50 milioni che il Comune chiede all'Atm si sfiora il grottesco. L'Atm, come tutte le aziende del trasporto pubblico locale, raggiunge il pareggio esclusivamente grazie ai contributi pubblici, essendo insufficienti abbonamenti, biglietti e altri ricavi a coprire le spese di funzionamento dell'azienda. Per giunta il prossimo anno, grazie ai tagli del governo, all'Atm verrà meno una cifra intorno ai 40 milioni di euro. Com'è possibile che l'Atm sborsi anche 50 milioni di dividendi al suo azionista? È un caso paradossale. Gli enti pubblici finanziano l'Atm per farla funzionare, è un anno difficilissimo, l'Atm ha in corso un piano di investimenti massiccio, a più riprese sbandierato dal management e dal sindaco come antidoto all'inefficienza e al degrado di mezzi e infrastrutture: eppure il Comune allunga le mani nella cassa dell'Atm. E se anche i 50 milioni in questione fossero prelevati dalle riserve, come sostiene Atm, la questione non cambierebbe: il patrimonio dell'azienda ne sarebbe comunque impoverito. Anche ammesso - ma non concesso, visto ciò che sta avvenendo già in questi mesi - che la gestione di metropolitane, tram e autobus non subisca contraccolpi, certamente sarà penalizzato il programma di investimenti. Dunque il Comune non aumenta il prezzo del biglietto Atm, perché farlo alla vigilia del voto sarebbe impopolare, ma sottrae risorse all'azienda: alla fine, sarà sempre la città a pagare. In conclusione. Il bilancio preelettorale della Moratti è un mix di vendite forzate, entrate virtuali e magheggi da prestigiatore. E questa è solo la cornice, perché non è azzardato pensare che il grosso della spesa sarà concentrato nella prima parte dell'anno, quando la Giunta avrà tutto l'interesse (elettorale) a ripulire la città, mettere toppe qua e là, mandare in porto lavori mai fatti per inefficienza o a causa della burocrazia o della mancanza di fondi. Dal che si deduce facilmente che chiunque vinca le elezioni si troverà in mano una situazione drammatica: nel secondo semestre i nodi verranno al pettine. E saranno dolori veri.